Electric Light Orchestra Part Two
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Electric Light Orchestra Part II
Etichetta: Zomba Records
Uscita: 1990
Durata: 42:03
Voto: 3.5/5
Electric Light Orchestra senza Jeff Lynne? Una mossa a dir poco audace, per non dire provocatoria, che nella prima metà degli anni Novanta ha preso vita in modo sorprendentemente riuscito sotto il nome di compromesso ELO Part II. Le radici di questa insolita continuità con altri mezzi risalgono al periodo successivo alla fine del tour ELO seguito all’album sotto la media “Balance of Power” (1986), quando Jeff Lynne, alfa e omega della band come chitarrista, cantante, autore e produttore, decise che il leggendario gruppo aveva ormai passato la data di scadenza e si lanciò in una nuova avventura col supergruppo Traveling Wilburys, che oltre a lui comprendeva George Harrison, Bob Dylan, Roy Orbison e Tom Petty. Per molti versi non gli si poteva dare torto: in quel periodo gli ELO erano un collettivo praticamente esausto, solo una pallida ombra dei fasti di un tempo, con una cronica carenza di idee fresche e un suono sintetico onnipresente.
Il batterista Bev Bevan, oltre a Lynne l’unico membro originale della band, non condivideva le sue sensazioni e voleva convincerlo a tutti i costi a dare al gruppo una nuova possibilità tornando alle radici sonore. Lynne non ne voleva nemmeno sentir parlare di rimettere in moto i reattori dell’astronave ELO ormai in avaria, e Bevan decise di ricostruire tutto da capo. Dopo una breve scaramuccia in tribunale sull’uso legittimo del nome, lui e Lynne trovarono un compromesso e la storia degli ELO poté proseguire a patto di usare l’aggiunta Part II.
Con l’album omonimo Bevan ha cercato di riportare la band al sound classico degli ELO, con ampi arrangiamenti orchestrali a cui Lynne aveva rinunciato del tutto nella seconda metà degli Ottanta. A questo scopo ha chiamato a collaborare Louis Clark, storico direttore d’orchestra e arrangiatore degli ELO. Dei vecchi compagni di avventura si sono uniti a lui il bassista Kelly Groucutt e il violinista Mik Kaminski. Facce completamente nuove sono invece il tastierista Eric Troyer e i chitarristi Peter Haycock e Neil Lockwood. Questi ultimi tre si sono spartiti anche le parti vocali. Il primo candidato di Bevan come cantante era in realtà John Payne, che però alla fine ha preferito unirsi agli Asia, con cui per un po’ ha suonato una cover del classico ELO “Showdown”.
Su “ELO Part Two” a Bevan in diversi punti è riuscito ad avvicinarsi a quel classico stile ELO dei Settanta, con un uso abbondante di eleganti arrangiamenti d’archi, melodie multi-armoniche incantevoli e possenti armonie vocali. Altrove, dove gli arrangiamenti orchestrali sono meno marcati, il disco è più vicino all’AOR degli Ottanta. Di inni rock melodici compatti e potenziali hit qui ce ne sono a palate. “ELO Part Two” avrebbe probabilmente avuto molto più successo commerciale se fosse uscito due o tre anni prima, quando questo genere di musica era all’apice della popolarità. Comunque la rigiri, questo lavoro è meglio di tutti gli album degli ELO degli anni Ottanta. L’unico difetto sta nella produzione, che non raggiunge la tipica perfezione di Lynne, visto che in certi punti il basso salta fuori in primo piano un po’ troppo.
Il ritorno alla tradizione ELO si sente già nell’opener “Hello”, dove, tra una melodia sognante ma saltellante e armonie vocali eteree, dopo tanto tempo si omaggiano di nuovo i grandi modelli, i Beatles. Con l’ottimo pop rocker “Honest Men”, che contiene tutti gli ingredienti necessari di un classico hit ELO, mettono a segno il primo picco del disco. Contribuisce molto anche l’ex violinista degli ELO Mik Kaminski, ospite, che intreccia una bella dose di fascino d’archi negli arrangiamenti orchestrali ammalianti. La melodia centrale e il ritornello a più voci scorrono splendidamente attraverso l’orchestrazione, mentre la voce “beatlesiana” di Troyer per timbro ricorda addirittura un po’ Lynne. E ha pure la stessa estensione. “Every Night”, invece, con i riff di chitarra in evidenza, è più vicina a un inno rock melodico, in certi punti perfino all’hair metal, che al tipico art pop rock degli ELO.
Curioso: dopo ogni incursione nelle maniere sonore americane arriva un pezzo ipnotico nello stile di “Once Upon a Time”, in cui si coglie una bella dose di fascino orchestrale ELO e di possenti armonie vocali. In “Heartbreaker” si rifugiano di nuovo nel sound americano di rock melodico e hard rock. Gli arrangiamenti d’archi si intrecciano bene con il ritornello monello, ma nonostante questo qui suonano più vicini a dei Bon Jovi che ai classici ELO. Un esempio di incrocio ben riuscito tra tradizione ELO e maniere sonore degli Ottanta è “Thousand Eyes”, un eccellente inno AOR in cui le voci romantiche sono adagiate alla perfezione su succosi arrangiamenti d’archi e una melodia pomposa. Anche “For the Love of a Woman” è un pezzo ipnotico che cattura con successo lo spirito d’antan degli ELO, tanto che ci si potrebbe immaginare tranquillamente anche il contributo vocale e strumentale di Lynne.
“Kiss Me Red” è una cover dei Cheap Trick abbastanza inutile e un trasparente tentativo di suonare appetibili per le radio americane. Ciononostante riescono a imprimerle un marchio sonoro del tutto personale. “Heart of Hearts”, in cui si trovano perfino alcuni punti di contatto con i Toto, è un eccellente standard AOR con tanti succosi fraseggi di chitarra e un ritornello possente. Ovviamente rinforzato a dovere dall’immancabile retroterra orchestrale. La conclusiva “Easy Street” è invece un altro compromesso solido per conquistare i fan di lunga data degli ELO e allo stesso tempo suonare affini alle band AOR americane degli Ottanta, e poteva andare decisamente peggio.
«ELO Part Two», nonostante l’assenza di un membro chiave degli ELO, è un lavoro sorprendentemente riuscito, che unisce con successo alcuni elementi della classica tradizione ELO dei Settanta al rock melodico degli Ottanta. Sono convinto che alcuni di questi pezzi oggi piacerebbero anche a Lynne, che dopo il tramonto degli ELO Part II ha comunque deciso di far rivivere gli ELO “veri”. Certo, il disco è tutta un’altra storia rispetto a quello che avrebbe fatto Lynne se avesse deciso di collaborare, ma lo stesso valeva per i Pink Floyd senza Roger Waters, a cui nessuno può negare un bel numero di ottimi pezzi pur senza il loro compositore e paroliere chiave. L’intento di Bevan di far rivivere il sound classico degli ELO è riuscito solo in parte; altrove il disco suona più vicino alle maniere AOR americane, che piaceranno a tutti quelli che venerano band come Foreigner, Survivor o REO Speedwagoon. Con una produzione migliore sarebbe stato perfino un lavoro eccellente, così invece è “solo” un notevole documento sonoro, che conferma che portare avanti gli ELO con altri mezzi è valsa decisamente la pena.
Formazione
Bev Bevan – batteria, voce di accompagnamento
Kelly Groucutt – basso
Mik Kaminski – violino
Phil Bates – chitarra, voce
Neil Lockwood – chitarra, voce
Eric Troyer – tastiere, voce
Produzione
Jeff Glixman
Tracklist
1. Hello
2. Honest Men
3. Every Night
4. Once Upon A Time
5. Heartbreaker
6. Thousand Eyes
7. For The Love Of A Woman
8. Kiss Me Red
9. Heart Of Hearts
10. Easy Street