Elevators

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Artista: Elevators
Etichetta: Celinka
Uscita: year
Durata: 55:21
Voto: 4.5/5

Il jazz rock fusion sloveno è sempre stato potente e convincente. Da tempo immemore. Una band slovena che pesca nel rock non suonava così briosa, ottimista, positiva, per non dire proprio svitata, da un sacco di tempo: con gli Elevators invece è così. Vero, il loro secondo disco è uscito nel 2008 e la copia di »Elevators« come recensione non è esattamente fresca di giornata –  ma meglio adesso, ora che in redazione a RockLine siamo riusciti a metterci le mani sopra, che mai. Quest’anno, il 2012, è uscito anche il live »Izštekani«. E a quello probabilmente ci arriveremo di nuovo tra una quattro anni abbondanti.

Gli Elevators sono, diciamolo, una specie di superband per gli standard sloveni, formata da quattro musicisti di altissimo livello. Il tastierista Davor Klarič, che molti di voi conoscono dagli Šank Rock, il bassista dei Siddharta Jani Hace, Sergej Ranđelovič (troppe collaborazioni per elencarle tutte) alla batteria e il suo collega dei Jararaja, nuovo arrivo in formazione, il chitarrista Robi Pikl (sui palchi con Manouche, Magnifico, Neisha, Jadranka Juras, Drago Ivanuša, Janez Dovč e in studio con Jan Plestenjak, Andrej Šifrer, Nina Badrič,..). L’album »Elevators« presenta i nuovi Elevators in una versione ancora più alta della multiformità e del genio musicale che non smettono di sfidare. La dinamite non manca e le idee, nei sette anni dall’esordio »Elevator Music«, si sono accumulate a palate.

Nonostante dieci anni di attività, gli album degli Elevators arrivano col contagocce. All’inizio sembrava andare diversamente: il debutto »Elevator Music« è uscito subito, nel 2001, e poi abbiamo aspettato ben (troppi) sette anni per il successore. Con il primo disco la band aveva dimostrato che la sua musica ha un enorme potenziale di crescita. Del resto – gli ospiti Primož Grašič e Rok Golob non sono roba che ti capita sotto mano per caso.

»Elevators« è un debutto potenziato di parecchi gradini, e da questo punto di vista è un bene che l’abbiamo aspettato sette anni. Già solo l’arrivo di Robi Pikl alla chitarra regala alla band un trampolino di lancio per tuffarsi in una nuova trasformazione del proprio artismo. Nel sano sviluppo di una formazione art rock, di solito sono i chitarristi a far salire o scendere tutto. Pikl è la tipica storia del salto espressivo degli Elevators a un nuovo livello qualitativo, importante quasi quanto quello degli Yes quando nel 1970 si unì a loro Steve Howe. Quando una band sta insieme per divertirsi e per mettere in fila liberamente le idee che le vengono, senza l’ansia di rincorrere le mode o di sbavare dietro al successo commerciale, l’arrivo di un talento così acuto, versatile e geniale come Robi Pikl è una reazione del tutto logica e naturale.

Il cuore musicale dell’improvvisazione strumentale e dello sviluppo delle frasi di base – i motivi – mantiene un primato assoluto sull’integrazione occasionale delle voci. Il primo pezzo, »Bob Miller«, è una vera prelibatezza jazz rock fusion con una vena progressiva, e quando attacca il primo assolo Klarič, diventa chiaro che un ambiente musicale come quello che il brano sviluppa farebbe felice anche un Derek Sherinian in cerca di idee per il suo disco solista. L’aspetto sfaccettato della band emerge poi con il »funky retro seventies disko jazz prepognjenka«  Prva Pomoč, dove il gruppo risolve la situazione alla grande a livello vocale e propone un candidato a singolo da hit. Pikl si presenta alla voce, gli altri lo armonizzano da maestri nei cori. In melodie così non è difficile immaginarsi la voce inconfondibile di Janez Bončina Benč dei tempi d’oro del »mainstream« sloveno (anni Settanta, Ottanta). Anzi. Quando ascolterete »Prva Pomoč«, i Da Phenomena li supererete all’istante e comincerete a rovistare tra le antiche creazioni funk e fusion, da Stevie Wonder a Herbie Hancock e via dicendo… »Orao javi se« (titolo per tutti gli amanti della Jugoslovanska eskadrilja) consolida la piattaforma jazz rock fusion tracciata nell’apertura del disco. »Hišni ljubimec« amoreggia con simpatia con melodie e ritmi latini, e se nel prosieguo del disco ci fosse stato Harry Belafonte da Ajdovščina, avrebbe composto nello stile di »Skuoči, skuoči« – una burlesque geniale, che scoppia di lucidità. A insaporire questo simpaticissimo strudel degli Elevators ci pensa anche Janez Dovč alla fisarmonica. Più avanti c’è un brillante jazz rock fusion fuori dal comune come »Mladi metri«, che avrebbe potuto tranquillamente stare in apertura, mentre la band, qui come prima della fine con »White Apple Jam« e »A Freaky«, non fa che approfondire la nota dell’imprevedibile, perfino spontaneo susseguirsi di eventi in questo disco ad alta dinamica. Il pezzo di chiusura, »Čedo ljubavi«, porta al microfono Tomislav Jovanovič – Tokac dei »Dan D«, che con la sua voce sognante e sentita aggiunge all’incisione funkoide dell’accompagnamento musicale un’aria da chanson che placa il disco sul finale. Una combinazione azzeccata! La voce di Tokac in un contesto del genere si comporta in modo parecchio diverso da come siamo abituati a sentirla nella musica dei Dan D. E ci sono ancora un sacco di piccolezze che stuzzicano e fanno venire l’acquolina durante l’ascolto, e questo disco non vi lascerà respirare nemmeno per una frazione di secondo. »UFO Race« simula con un effetto speciale un linguaggio robotico! Il suono usato per farlo magari arriva perfino da un wah-wah per basso, cosa che forse un giorno Jani Hace confermerà o smentirà, quando concederà un’intervista a RockLine.

E un’altra cosa è certa! Gli Elevators sono sinonimo di qualità, e hanno piazzato l’asticella espressiva altissima. La domanda è quale band riuscirà a raggiungerla o superarla. Parliamo di una band che ha tutto. Carisma art compiuto, un nucleo interpretativo eccezionale, una stravaganza provocante. Tutto ciò che toccano emana una sensazione di perfezione e di perfezionismo rigorosamente tracciato. Semplice. C’è così tanta strada fatta e così tanta esperienza, con i talenti musicali del quartetto che si irradiano senza un briciolo di pudore, che gli Elevators evidentemente non possono sbagliare il colpo. In più la condizione di base è soddisfatta. La chimica di lavoro tra i ragazzi è eccezionale, il che significa che nella squadra ci sono le persone giuste al posto giusto.  

A febbraio 2012 gli Elevators hanno pubblicato il nuovo singolo »V aorto«. Hanno richiamato l’attenzione sulla loro presenza con un concerto speciale – come opening act dei Keane, quando durante la loro esibizione si è fatta vedere sul palco la compagnia di giro del mainstream sloveno (a fine ottobre di quest’anno alla Hala Tivoli). Speriamo che tirino fuori il prima possibile un nuovo album in studio. Da quello che dimostra »Elevators«, ci possiamo aspettare ancora più geniale stuzzicamento, con cui vi nutrirete a lungo tutti voi appassionati di musica dalle orecchie particolarmente schizzinose e viziate, che per sé pretendono solo il meglio. Per gli standard sloveni gli Elevators sono il definitivo picco dell’artismo musicale, e Glenn Hughes li porterebbe volentieri in tour mondiale come band di supporto. Deve solo scoprire che esistono.

Formazione

Davor Klarič – tastiere, voce
Sergej Ranđelović – RunJoe – batteria, voce
Robi Pikl – chitarra, voce
Jani Hace – basso, voce

MUSICISTI OSPITI:
Tomislav Jovanović – Tokac (Dan D) – voce nel brano n. 12
Blaž Celarec (Brina, Fake orchestra, Caminoigra,…) – percussioni nei brani 2, 4, 6, 7, 8
Janez Dovč (Jararaja) – fisarmonica nel brano n. 5

Produzione

Elevators

Tracklist

1. Bob Miller
2. Prva pomoč
3. Orao javi se (Oj, sokole)
4. Hišni ljubimec
5. Skuoči, skuoči
6. I.E.
7. Smiles
8. Mladi metri
9. UFO Race
10. White Apple Jam
11. A Freaky
12. Čedo ljubavi

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