Una serata di momenti estatici con Tides From Nebula, thisquietarmy e Caspian (2012)
Luogo: Channel Zero / Lubiana / Slovenia
Data del concerto: 03.11.2012
Numero di spettatori: 200
Prezzo del biglietto: 15 €
2012 è evidentemente il vero anno del post-rock in Slovenia. Perché? Perché quest’anno abbiamo ospitato (o stiamo per ospitare) esattamente quello che ha dato il via al post-rock e quello che oggi conta di più nel genere. Il pubblico sloveno di musica alternativa ha chiaramente risposto alla grande all’impennata di popolarità del post-rock nella sfera alter, e questo ha reso possibile organizzare da noi concerti del genere. Finora quest’anno abbiamo visto giganti del genere come Sigur Rós (report del concerto QUI), Crippled Black Pheonix e God Is An Astronaut (report QUI), ma anche creatori più giovani (e più piccoli) della scena di oggi, come Kerretta, Sleepmakeswaves e Maybeshewill, più una sfilza di band più locali (per esempio i croati Man Zero e gli italiani Aldrin). Un raccolto incredibilmente ricco di band che contano davvero sulla scena post-rock. Ma ancora più del fatto che queste band abbiano suonato da noi, conta che la gente sia venuta davvero. Che a tutti interessi davvero questa musica. Che una qualità a cui non si può rinunciare abbia trovato il suo pubblico da noi. E mi aspetto lo stesso per i prossimi concerti simili in Slovenia. Perché non è finita sabato 3 novembre con il fantastico trio Tides From Nebula, thisquietarmy e Caspian: l’anno post-rock sloveno 2012 non è ancora chiuso. Il 14 novembre arrivano al Kino Šiška vere leggende del genere, i Godspeed You! Black Emperor (insieme ai Dirty Three; anteprima QUI), mentre il 20 novembre hai la possibilità di vedere i Junius all’Orto bar (anteprima QUI). Ma quello che conta adesso è il trio di cui sopra. Un trio che ha riempito il Channel Zero di entusiasti della musica e li ha portati all’estasi, alla meditazione, ai baci appassionati, ai tentativi di levitazione e a qualche sbadiglio occasionale. Tutto nel contesto giusto e al momento giusto, che a tratti non esisteva nemmeno.
Già prima dell’inizio davanti al Channel 0 c’era così tanta gente che non potevo crederci. C’era davvero un gran fermento per l’evento. Mi è toccato fare la fila. Ok, magari esagero un po’ con l’entusiasmo per l’affluenza. Però insomma. Voglio sottolineare che la gente conosceva chiaramente le band (che erano già state da noi; all’ingresso ci hanno persino dato il codice per scaricare un live album di thisquietarmy registrato l’anno scorso a Lubiana, una figata!). Già ai Tides From Nebula sapevano cosa suonava la band, chiedevano questo e altri pezzi, alzavano i pugni ai brani annunciati che il pubblico adora. La band polacca non ha ricevuto altro che pugni alzati. Oltre agli applausi. Gli astrali post-rocker del resto non si meritavano altro. Sono stati ottimi, l’esecuzione era perfetta, la pittura sonora studiata e precisa. In generale, la maggior parte delle band post-rock funziona al meglio nelle situazioni live. Su disco vanno bene, una delle varianti ormai quasi clichè di oggi, mentre dal vivo è tutta un’altra storia: dai sensuali dipinti sonori di nebulose ultraterrene alle esplosioni da spaccare il cervello. Questo te lo garantisce praticamente ogni band post-rock. È musica che dal vivo spacca, in un modo o nell’altro. E i Tides From Nebula non sono stati da meno: spaccanti, esplosivi e sensuali; il pubblico viveva le prime estasi e un mucchio di coppiette (un’altra sorpresa) i primi lunghi baci. Già il nome della band dice che vengono da un background astrale, che puntano su quell’atmosfera cosmica e su tutti quei suoni che ti fanno disegnare davanti agli occhi gli anelli di Saturno, Curiosity su Marte e Armstrong sulla Luna. Il quartetto è stato un ottimo atto d’apertura per la serata, con un ricco tappeto sonoro costruito dai mille pedali (delay e non solo) dei chitarristi Adam Waleszyński e Maciej Karbowski. Quella notte a quei pedalboard impressionanti ha fatto concorrenza (e probabilmente ha anche vinto, anche se non è così importante) un solo musicista: il successore della band d’apertura, un canadese che si nasconde dietro lo pseudonimo thisquietarmy, Eric Quach.
Il pedalboard di Eric è infatti enorme. Cosa ovvia, visto che si tratta di una one-man band sperimentale. Non ci si può aspettare altro. Drum machine, un milione di looper, delay, reverberi, distorsioni… e qualche amplificatore. Naturalmente tra questi non poteva mancare il mitico Sunn O))). Per alcuni thisquietarmy è stato una pausa dalla musica più coerente, più melodica e più accessibile dei predecessori, mentre per altri l’astrattezza di Quach è stata una fuga ancora più grande dalla realtà terrena rispetto alla musica dei Tides From Nebula. Poco meno di un’ora filata, senza interruzioni, da un inizio cupo, triste e lento a… una fine cupa, triste e lenta. Le visual sfocate dietro a Eric, sempre accovacciato, confermavano la musica drone che questo chitarrista distaccato dal mondo tesseva sul palco, un palco che non sembrava far parte del Channel Zero. Forse per le prime file a bocca aperta, forse per la mancanza delle coppiette, uscite a fumare. Qualcuno di noi era sul palco con lui, fuori dal club insieme a lui. Thisquietarmy forse non c’entrava con il concept della serata post-rock, visto che il suo drone doom lento, mescolato a elementi di black metal e fuzz shoegaze, è a miglia (anzi anni luce) di distanza dalla musica dei predecessori. Forse non nell’esperienza in sé, ma di sicuro nella forma. Eppure come cuscinetto tra due band almeno un minimo simili ha funzionato alla grande: chi ne aveva voglia si è portato altrove i suoi baci e le orecchie cariche, mentre gli altri hanno avuto la loro pausa in un altro senso. In ogni caso è stata un’esperienza diversa dai Tides From Nebula sotto ogni aspetto, e quindi un ottimo cuscinetto e apripista per l’headliner della serata: i Caspian.
I Caspian hanno pubblicato da poco un nuovo album, intitolato Waking Season. Ci »risveglia« con la title track, e così la band ci ha »risvegliati« da thisquietarmy (nel bene o nel male) anche al suo ingresso sul palco. »Waking Season« però non è solo un titolo: è l’introduzione ideale e un assaggio delle atmosfere sonore della band. Come i Tides From Nebula, anche i Caspian hanno uno show fantastico: energico, pieno, studiato. Sanno costruire l’atmosfera, sanno farti stare in punta di piedi, e poi mandano tutto all’aria con i ritornelli a volume alto. Il loro post-rock però non punta allo spazio; la loro musica poggia su fondamenta diverse. Secondo me ogni tanto flirta anche con il math rock, quindi è, se mi passi l’espressione, progettata meglio dal punto di vista matematico e si affida più alle linee di chitarra che alla musica dei Tides From Nebula. In generale mi sembra che la musica dei Caspian si basi meno sugli effetti, anche se i pedalboard dei tre chitarristi erano belli carichi. Tecnicismi a parte, in entrambe le band c’era un’energia inconcepibile, resa fenomenale dall’alternarsi delle dinamiche negli arrangiamenti. In un certo senso i Caspian hanno evocato le stesse sensazioni dei Tides From Nebula, in modo simile, anche se la loro musica è comunque diversa, per tessitura e per esecuzione. La band ha fatto onore al nome di headliner di questa serata post-rock per due terzi; posso dire con certezza che a nessuno è dispiaciuto essere venuto al concerto.
In fin dei conti queste sono band da concerto. Soprattutto Tides From Nebula e Caspian: la loro musica è tangibile, ma solo per un attimo, e l’attimo conta soprattutto dal vivo, non su disco. La maggior parte del post-rock è (purtroppo?) così: un’esperienza dal vivo, al concerto, se non ci perdiamo nella sua tipicità e (di conseguenza) mediocrità. Per questo è stata una serata fatta di momenti, energia e istanti che esistono solo grazie alla musica.
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