Face The Music

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Electric Light Orchestra
Etichetta: Legacy Recordings
Uscita: 1975
Voto: 4.5/5

Con “Face The Music”, quinto album dei leggendari art rocker britannici Electric Light Orchestra, il loro capo, chitarrista, cantante, produttore e autore della maggior parte della musica, Jeff Lynne, ha firmato un altro capolavoro, una fusione raffinata di potenza rock classica, sensibilità pop rock e sinfonismo fluttuante di splendidi arrangiamenti orchestrali. Il tutto impacchettato in quella tipica produzione sfavillante che era senza dubbio avanti rispetto ai tempi. Il disco è stato il successivo, riuscitissimo passo logico nell’evoluzione della band, e allo stesso tempo ha portato anche un bel successo commerciale, soprattutto dall’altra parte dell’Atlantico, mentre in patria continuavano a passare inosservati. “Face The Music” ha sfornato ben due singoli hit degli ELO, “Evil Woman” e “Strange Magic”, che ancora oggi sono tra i più grandi successi della musica popolare degli anni ’70, ma si fa notare anche per altri brani, in mezzo ai quali non c’è un solo momento debole.

“Face The Music” è un album importante anche perché ci compare per la prima volta la formazione classica degli ELO, quella che ha creato i loro più grandi successi e che l’anno dopo l’uscita di questo disco ha raggiunto un clamoroso successo mondiale. Mike de Albuquerque e Mike Edwards, “congedati”, sono stati sostituiti rispettivamente al basso e al violoncello da Kelly Groucutt e Melvyn Gale. Su “Face The Music” gli ELO hanno in buona parte portato avanti la ricetta musicale vincente impostata nel disco precedente, il capolavoro concettuale “Elodorado : A Symphony” (1974), solo che qui hanno mostrato una sensibilità melodica ancora più spiccata e la capacità di Lynne di scrivere grandi hit da radio. L’album è (nella tradizione ELO) musicalmente ben bilanciato e offre abbastanza roba buona sia ai buongustai del prog rock sia agli amanti del rock melodico/pop rock, quelli che preferiscono ritmi più leggeri. Nemmeno la magniloquenza dei singoli arrangiamenti manca, e da questo punto di vista si può considerare uno dei dischi chiave che hanno portato alla nascita del concetto/nuovo genere dell’arena rock. Con “Face The Music” la band ha inoltre mostrato un senso dell’umorismo nero raro in musica, con la copertina e il retro dell’album decisamente insoliti. Se il fronte mostra una sedia elettrica, sul retro si vedono i membri della formazione che premono la faccia contro il vetro e osservano un’esecuzione con espressioni tese. Tutti tranne il tastierista Richard Tandy, fermamente contrario alla pena di morte, che ha preferito girarsi dall’altra parte.

L’album è, come detto, estremamente vario e non c’è un solo momento debole. L’iniziale delizia strumentale prog rock “Fire Down Under” è una specie di satira sui sedicenti moralisti americani che avevano accusato gli ELO di aver nascosto in una canzone del disco precedente un messaggio subliminale “scandaloso”. Per questo, all’inizio del brano hanno registrato apposta un messaggio parlato che si riesce a decifrare facendo girare il pezzo al contrario. Ci si sente il batterista Bev Bevan dire “The Music Is reversible but time is not. Turn back. Turn back. Turn back. Turn back”. Un altro bell’esempio di humour nero inglese. Il brano si apre con un’introduzione inquietante, quasi d’avanguardia, con il messaggio subliminale di cui sopra, il martellare ripetitivo di un unico tasto del pianoforte, suoni di archi, strani effetti di ogni genere e, più avanti, anche un coro gospel. A un certo punto arriva un ottimo passaggio con l’irruzione di possenti arrangiamenti orchestrali di tastiere e archi e un riff di chitarra incisivo di Lynne, che contribuisce a creare un’altissima sinfonicità. Mentre Lynne scatena drammatici riff di chitarra, i suoni dei due violoncelli e del violino si intrecciano in modo drammatico. L’atmosfera del pezzo tocca l’apice con un assolo di chitarra “piangente” e maestosi cori sullo sfondo.

“Waterfall”, di impronta ballad, è un brano molto più pacato e raffinato, con tante belle parti orchestrali di archi e tastiere, sostenute da possenti stacchi di batteria. Questo ottimo pezzo mostra chiaramente quanto la voce melodica e stratificata di Lynne fosse evidentemente progredita fino a quel periodo, soprattutto nelle tessiture alte, tecnicamente più impegnative, che prima di solito evitava. Segue il fenomenale singolo/ultra hit “Evil Woman”, il loro primo successo mondiale e uno dei brani più amati nella storia della band. Dopo una breve introduzione orchestrale classicheggiante irrompe la voce drammatica di Lynne, che poi, sui suoni del pianoforte, scivola in un ritmo saltellante con eleganti passaggi di chitarra e archi. Con il suo approccio vocale leggero, a volte già un filo sarcastico, Lynne spinge ancora più in alto la carica sexy generale di questo splendido pezzo. Il suo fascino principale sta soprattutto nel riff saltellante e nel ritornello ultra melodico, dove più avanti entrano anche le armonie vocali femminili di accompagnamento, ornate in modo erotico. Negli abbellimenti ritmici si colgono già alcune finezze disco, di cui avrebbero fatto largo uso più avanti nella carriera. Senza dubbio una delle cose migliori della storia della band, un evergreen radiofonico e uno dei miei brani preferiti degli ELO. Fa quasi fatica a crederci, quando Lynne dice che è stato il pezzo più veloce che abbia mai scritto in carriera e che in origine doveva essere uno dei riempitivi meno importanti del disco.

“Nightrider” ha un’introduzione drammatica “alla Beatles” con voce malinconica e semplici passaggi di tastiera, poi passa a una sezione energica con possenti attacchi d’archi e un canto variabile che ogni tanto raggiunge anche tessiture insolitamente alte. Anche questo è un brano splendido, con ritornello melodico, ritmo saltellante e un ottimo equilibrio tra grandiosità sinfonica e grinta rock. Il finale è completamente orchestrale e classicheggiante. “Poker”, dal ritmo carico, è un altro esperimento interessante al confine tra prog e heavy rock, con tantissimi riff di chitarra incisivi e drammatici passaggi di tastiera di Tandy. È speciale soprattutto perché come voce solista non c’è Lynne, ma il nuovo arrivato, il bassista Kelly Groucutt, che se l’è cavata benissimo. Il pezzo è un meraviglioso mix di stili musicali diversi, dall’heavy rock al rock sinfonico al pop rock, e soprattutto mostra bene le capacità tecniche dei singoli strumentisti, che si alternano in drammatici inserti strumentali, che si tratti di fiati, riff spiritosi o affilate epopee soliste di tastiere.

L’esoterico classico “Strange Magic”, secondo grande singolo hit del disco, ha in apertura un arrangiamento orchestrale di rara bellezza, poi passa a una sezione tranquilla di chitarra acustica, pianoforte e voce malinconica. Nel meraviglioso ritornello melodico, dove si mescolano drammatiche armonie vocali e sognanti passaggi d’archi, si sente davvero quella straordinaria magia orchestrale degli ELO che unisce con sensibilità accessibilità melodica e perfezione tecnica. Questo classico irripetibile ha un’abilità contrastante: con il suo ritornello trasognato porta l’ascoltatore senza sforzo nel mondo dei sogni, ma allo stesso tempo ha una componente marcatamente energica che lo tiene sempre “sveglio”. Segue la satira cowboy “Down Home Town”, il momento scherzoso del disco e senza dubbio uno degli esperimenti più strani nella storia della band, visto che oltre alla solita combinazione di arrangiamenti orchestrali ed energici passaggi di chitarra contiene anche elementi burleschi di country e dixieland. Qui Lynne, accompagnato dalla chitarra acustica, canta apposta in modo esageratamente “da cowboy”, con accento del Sud. Per il ritornello finale entrano anche le armonie vocali femminili di accompagnamento, che rendono l’atmosfera da cowboy ancora più marcata. Nonostante si appoggi per la maggior parte al country nel suono di archi e chitarra (o forse proprio per questo), l’esperimento scherzoso riesce bene ed è perfino divertente. La conclusiva “One Summer Dream”, capolavoro symphonic rock dal tono mistico da ballad, è invece una delle opere più profonde della loro storia, dove si avverte di nuovo l’influenza dei loro eterni modelli, i Beatles. Maestose cortine orchestrali di archi e tastiere (tra cui meravigliosi passaggi di mellotron) scorrono attraverso il canto di Lynne. In questa composizione magica è sempre presente un’incredibile atmosfera di nostalgia, soprattutto quando entrano le armonie vocali femminili di accompagnamento e il mellotron diventa l’elemento dominante tra i sognanti arrangiamenti orchestrali.

“Face The Music” è un altro capolavoro degli ELO e un degno successore di “Eldorado”, che era “condannato” a un grande successo sul mercato musicale americano mentre in patria passava completamente inosservato. Le cose sono cambiate in un attimo già con l’album successivo, “A New World Record” (1976), quando è comparsa per la prima volta la loro celebre astronave, ovvero disco volante, con cui alla fine hanno conquistato il mondo intero e sono diventati una delle band di maggior successo della seconda metà dei ’70. Il successo travolgente del disco successivo, di cui si parlerà più a lungo in un’altra recensione, ha contribuito anche a far conoscere meglio “Face The Music”, uno dei pochi album in cui possono godersela senza pregiudizi sia gli eterni cacciatori di abilità tecnica, i buongustai del prog, sia gli amanti dei suoni da radio, ovviamente quelli che non offendono l’intelligenza di chi ascolta. Dopo l’uscita di “Face The Music” gli ELO erano già una delle formazioni rock più “calde” dell’epoca e bastava ancora un piccolo dettaglio per conquistare il mondo.

Formazione

Jeff Lynne – voce, chitarra, tastiere
Bev Bevan – batteria, percussioni, introduzione parlata (al contrario), voce di accompagnamento
Richard Tandy – tastiere
Kelly Groucutt – basso, voce di accompagnamento
Mik Kaminski – violino
Hugh McDowell – violoncello
Melvyn Gale – violoncello

CANTANTI OSPITI:
Ellie Greenwich – voce di accompagnamento
Susan Collins – voce di accompagnamento
Nancy O’Neill – voce di accompagnamento
Margaret Raymond – voce di accompagnamento

Produzione

Jeff Lynne

Tracklist

1. Fire on High (5:30)
2. Waterfall (4:27)
3. Evil Woman (4:19)
4. Nightrider (4:23)
5. Poker (3:31)
6. Strange Magic (4:29)
7. Down Home Town (3:54)
8. One Summer Dream (5:47)

Durata dell’album: 36:20

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