Fairport Convention

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Fairport Convention
Etichetta: Polydor Records
Uscita: 1968
Durata: 37:46
Voto: 3.5/5

Il dibattito su quale sia stata, o sia ancora, la migliore band folk rock britannica di tutti i tempi non vedrà mai un epilogo, eppure praticamente tutti gli ascoltatori concordano su quale sia la più importante del genere: i Fairport Convention. Leggendari pionieri del folk rock britannico, prima acustico e poi elettrico, che si sono guadagnati un posto per sempre nella storia della musica con evergreen come »Crazy Man Michael«, »Matty Groves«, »Sir Patrick Spens«, »Meet On the Ledge«, »Fotheringay«, »Farewell Farewell«, »Walk Awhile, »Rosie« e via dicendo, hanno mosso i primi passi nel 1966, quando nel cuore del nord di Londra si sono incontrati il bassista Ashley Hutchings e il chitarrista Simon Nicol (oggi unico membro originale della band), che suonavano insieme negli Ethnic Shuffle Orchestra. Facevano le prove in una casa che la gente del posto chiamava ‘Fairport’, ed è proprio da lì che è nata l’idea per il nome del loro nuovo gruppo.

Nella formazione originale dei Fairport Convention hanno poi tirato dentro anche il chitarrista Richard Thompson e Shaun Frater alla batteria. Già dopo il loro primo concerto, in una chiesa, c’è stato il primo dei tanti cambi di formazione che li accompagneranno praticamente per tutta la carriera. Il batterista originale Frater è stato sostituito dopo l’esibizione da Martin Lamble (1949-1969), che si era presentato ai membri della band direttamente dal pubblico, offrendosi come nuovo batterista perché, a suo dire, sapeva fare il lavoro meglio di Frater. E ha dimostrato che non si sbagliava, diventando il loro batterista fino alla tragica morte nel 1969. Poi si è unita a loro la cantante Judy Dyble, che gli ha permesso di sviluppare fin dai primi passi un sound etereo e riconoscibile. La formazione originale dei Fairport Convention è stata completata, su impulso dell’allora manager e produttore Joe Boyd, che gli aveva ottenuto il contratto con la celebre etichetta Polydor, dal cantante Ian McDonald (poi noto come Iain Matthews, per non confonderlo con l’ex King Crimson e Foreigner, polistrumentista a fiato e tastiere con lo stesso nome).

Il loro omonimo debutto era per molti versi lo specchio dell’epoca in cui è nato e ha poco a che vedere con i loro capolavori folk rock successivi, dai colori anglosassoni e celtici, perché pescava l’ispirazione soprattutto dalle opere dei musicisti folk e folk rock americani degli anni Sessanta, con in testa Bob Dylan, Joni Mitchell e i The Byrds. Per il nome e per l’uso di voci femminili e maschili, in tanti pensavano che fossero una band americana, una specie di eredi sulle orme dei Jefferson Airplane, il che era piuttosto buffo. È stato l’unico album dei Fairport Convention con Judy Dyble come voce principale: dopo l’uscita ha preso la strada della carriera solista, dopo aver provato per un breve periodo la fortuna nella burlesca formazione proto prog rock Giles, Giles & Fripp, da cui si sarebbero sviluppati i grandi King Crimson. Il suo posto l’ha preso la leggendaria Sandy Denny (1947-1978), che negli anni successivi, con la sua voce inconfondibile e il suo carisma, ha cancellato del tutto il ricordo della Dyble, nonostante quest’ultima fosse una cantante di enorme talento, con la strana abitudine, durante i concerti, di lavorare a maglia calze nei momenti in cui non era davanti al microfono.

L’album si apre con una cover del musicista americano Emitt Wiser, »Time Will Show the Wiser«, un semplice standard rock’n’roll con una melodia pastorale essenziale sulla chitarra acustica di Nicol e belle armonie vocali a due voci, dove la parte principale la canta Matthews. Richard Thompson, con i suoi riff decisi di chitarra elettrica, fa capire che in futuro bisognerà fare i conti con lui, tra i grandi talenti della chitarra. »I Don’t Know Where I Stand«, che in originale è di Joni Mitchell, è una bella ballata folk con la voce eterea della Dyble, dove si sentono bene anche le eleganti linee di basso di Hutchings e i passaggi spiritosi sui piatti di Lamble. Anche se l’originale è opera di un’autrice americana, ai Fairport Convention riesce già in questa fase iniziale della carriera di aggiungere un po’ di charme pastorale inglese, qualcosa che negli anni a venire non faranno che accentuare.

»If (Stomp)« è un pezzo originale in cui si sentono tanto l’influenza del folk americano quanto quella dei Beatles. I ruoli chiave li giocano l’uso raffinato degli accordi acustici di Thompson e la voce inglese quasi proverbialmente tradizionale di Matthews. »Decameron« è un’altra piacevole ballata folk, adagiata sul melos della chitarra acustica, che grazie al canto ipnotico di Matthews e al delicato accompagnamento della sua compagna di band sfiora la ninna nanna. »Jack O’Diamonds« in originale, almeno per quanto riguarda il testo, appartiene a Bob Dylan. Alla base c’è un brano folk tradizionale della zona del Texas, che racconta di sfide tra giocatori di carte. Oltre a un’interpretazione di gusto di una classica melodia folk, qui i membri della band sperimentano parecchio con voci acute e con l’insolito soffiare in una brocca al posto del flauto.

Il breve strumentale »Portfolio« è un pezzo originale con una proposta di accordi jazzati al pianoforte, curato dalla Dyble, e con i suoni secchi del mandolino. »Chelsea Morning« è una riuscita interpretazione di un classico folk, scritto in origine da Joni Mitchell e reso popolare da Judy Collins. Qui voce femminile e maschile si completano alla perfezione sopra una vivace melodia acustica, creando un’atmosfera un po’ psichedelica. »Sun Shade« è un altro piacevole pezzo folk, con una delicata successione di accordi di chitarra  e un’atmosfera spiccatamente romantica e nostalgica, con un pathos celtico che domina. Il complesso esperimento »The Lobster«, con i suoi quasi cinque minuti il pezzo più lungo del disco, nell’introduzione contiene improvvisazioni psichedeliche su chitarre, basso e percussioni, che poi lasciano spazio a un motivo drammatico con una breve vocalizzazione di Matthews. Qui si potrebbe parlare tranquillamente anche di proto prog rock.

»It’s Alright Ma It’s Only a Witchcraft« è un brano scherzoso con un testo burlesco, in cui, grazie ai riff di chitarra maliziosi di Thompson, si avvertono perfino influenze blues rock, cosa che non capita proprio spesso quando si parla di questa band. Il ritornello melodico è di nuovo costruito bene, nell’interazione tra voce maschile e femminile. »One Sure Thing«, sotto la bacchetta della voce malinconica della Dyble e di una melodia struggente di chitarra acustica, è un’altra interpretazione riuscita, resa british, di uno standard folk rock americano, eseguito in origine da Harvey Brooks e Jim Glover. »M1 Breakdown« è un breve strumentale folk di chiusura, con suoni di mandolino da festa e un ritmo scatenato.

Il debutto dei Fairport Convention era una raccolta variopinta di standard folk e folk rock più o meno riusciti, con pochissimi pezzi originali, ma tutte le reinterpretazioni degli originali americani erano come minimo solide, mentre i primi segnali che stava nascendo il gruppo chiave del folk rock britannico si sentivano già. La voglia di scoprire nuovi orizzonti covava già allora in talenti strumentali come Hutchings, Thompson, Nicol e Lamble, e per il grande salto nel pantheon dei giganti del rock mancavano solo pochi passi. Il primo è stato l’arrivo di Sandy Denny, che con il suo approccio vocale etereo e ammaliante si è portata dietro una bella dose di carburante.

Formazione

Judy Dyble – voce, autoarpa elettrica e acustica, pianoforte
Ian MacDonald (Iain Matthews) – voce, scacciapensieri
Richard Thompson – chitarra elettrica e acustica, mandolino, cori
Simon Nicol – chitarra elettrica, chitarra acustica, cori
Ashley Hutchings – basso, contrabbasso
Martin Lamble – percussioni, violino

MUSICISTA OSPITE:
Claire Lowther – violoncello

Produzione

Joe Boyd e Tod Lloyd

Tracklist

1. Time Will Show the Wiser
2. I Don’t Know Where I Stand
3. If (Stomp)
4. Decameron
5. Jack O’Diamonds
6. Portfolio
7. Chelsea Morning
8. Sun Shade
9. The Lobster
10. It’s Alright Ma, It’s Only Witchcraft
11. One Sure Thing
12. M1 Breakdown

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