ALT

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Van Der Graaf Generator
Etichetta: Esoteric Recordings
Uscita: 2012
Voto: 4/5

»ALT« è l’ultimo progetto delle leggende del rock progressivo inglese Van Der Graaf Generator, uscito già un anno dopo il capolavoro »A Grounding in Numbers« (2011), cosa che ha spiazzato più di un fan, visto che dalla fine degli anni Settanta non erano più abituati a vedere i loro beniamini sfornare un nuovo disco in studio ogni anno. Beh, »ALT« è tutto fuorché il solito album dei Van Der Graaf Generator: è un insieme di improvvisazioni registrate tra un controllo del suono e l’altro in studio, che spesso sfiorano la Musique Concrete e faranno felici tutti gli amanti delle forme d’avanguardia. Stando alle parole del leggendario cantante, compositore, chitarrista e pianista Peter Hammill, per cui questo è il primo progetto dei VDGG senza il suo contributo vocale (cosa che prima dell’uscita ha scioccato parecchi fan), la maggior parte della musica di »ALT« è nata mentre i membri della band non erano davvero concentrati sulla forma compositiva, ovvero mentre era attiva soltanto la metà sinistra del loro cervello collettivo.

Proprio per questo l’interamente strumentale »ALT« va preso alla luce di queste parole di Hammill e non come un normale, canonico album dei VDGG: è pensato prima di tutto per i fan di lunga data, che sapranno trovarci un sacco di momenti esaltanti, dall’inizio alla fine, per quanto le improvvisazioni d’avanguardia possano sembrare ingarbugliate al primo ascolto. Col tempo diventano quasi sfacciatamente contagiose, soprattutto per come costruiscono un’atmosfera fuori dal comune. Al leggendario trio riesce più volte di creare quel particolare ambient cupo e caotico tipico dei VDGG, per il resto dominano le loro raffinatezze strumentali inconfondibili, che a molti faranno passare l’ascolto in un lampo di puro divertimento. Va detto che »ALT« non è la prima prova improvvisativa della loro storia: già nella seconda metà, cioè sul secondo disco di »Present« (2005), registrato ancora con il leggendario fiatista David Jackson in formazione, avevano piazzato una serie di improvvisazioni più o meno impegnative, insaporite di avanguardia. Rispetto a quelle, le creazioni di »ALT« sono molto più ‘libere’, meno oscure dal punto di vista ambientale e anche un po’ meno toste da ascoltare. Soprattutto si sentono più momenti intermedi di totale libertà improvvisativa individuale per ciascuno dei tre membri.

L’iniziale »Earlybird« è un esemplare perfetto di Musique Concrete, che ricorda un po’ i primi esperimenti di Frank Zappa e dei Mothers Of Invention, ma anche i Pink Floyd della loro fase avanguardistico-psichedelica di »Ummagumma« (1969). Il vivace cinguettio degli uccellini è attraversato dall’intensità crescente dei piatti suonati dal batterista Guy Evans, che, dentro una forma di improvvisazione totalmente libera, man mano aggiunge altri elementi percussivi. Seguono due improvvisazioni cortissime. »Extractus« contiene qualche riff spiritoso di Hammill alla chitarra elettrica, con i vezzi jazzistici di Evans alla batteria a fargli da sfondo. »Sackbutt« è uno stacco improvvisativo totale, in cui le scorribande sparse del batterista si intrecciano con una chitarra elettrica trattata con un effetto un po’ sguaiato, mentre sopra a tutto rimbomba lo strato di organo di Hugh Banton.

»Colossus« è invece un pezzo più lungo, dall’atmosfera marcatamente cupa e tesa, proprio quella che di solito si associa ai VDGG. Questo ambient da brividi nasce da improvvisazioni spezzettate sulle percussioni, un fragore di tamburi, effetti dissonanti di chitarra, linee di basso nervose e un suono d’organo strisciante. »Batty Loop« è una breve scorribanda percussiva di Evans, accompagnata da un’improvvisazione di chitarra nervosa. »Splendid« è segnato dal classico suono d’organo dei VDGG, tutto specifico della tecnica di Banton, mentre gli fanno compagnia i giri ramificati di Evans sul set di batteria. In »Repeat After Me« in primo piano c’è l’improvvisazione delicata e dal sapore melodico di Hammill al pianoforte: un brano ambient dolcissimo e rilassante, su cui la sua voce starebbe d’incanto. Pian piano, tra le fragili improvvisazioni di piano, entra anche Evans a lavorare di jazz sui piatti, approfondendo ancora di più l’atmosfera ipnotica.

»Elsewhere« è il contrasto ambientale perfetto: un collage improvvisativo parecchio caotico, fatto di effetti di chitarra impazziti e dissonanti, scorribande selvagge di batteria e schegge d’organo timide, che messi insieme creano un’atmosfera angosciante da incubo. »Here’s One I Made Earlier« è impregnato dei capricci improvvisativi furiosi di Hammill alla chitarra elettrica, uniti a effetti dissonanti, per un’atmosfera un po’ claustrofobica. Il jazzato »Midnite Or So«, dove regna l’ambient autentico di un bar a tarda sera, è intriso del calore delle improvvisazioni d’organo di Banton, con a fargli compagnia le combinazioni di batteria sempre entusiasmanti di Evans. »D’Accord« è di nuovo un contrasto totale rispetto al predecessore: ha l’atmosfera di una specie di horror psichedelico, frutto degli accordi di chitarra di Hammill tirati attraverso effetti dissonanti.

»Mackerel Ate Them« è una giostra improvvisativa piuttosto caotica, dove regnano effetti di chitarra folli e passaggi selvaggi sui piatti, per cui non stupisce più di tanto che il trio, in mezzo a tutto questo, abbia avuto un’associazione ambientale con le abitudini alimentari di uno sgombro vorace. »Tuesday, The Riff« è una vera e propria creatura improvvisativa dei VDGG, uscita dal peggior incubo post-apocalittico, dove il rimbombo sinistro degli organi si incrocia con riff selvaggi, sorretti da passaggi di batteria impazziti. La conclusiva »Dronus«, con i suoi oltre dieci minuti, è l’improvvisazione più lunga di »ALT« e un tuffo profondo nei labirinti ambientali oscuri della Musique Concrete, dove dominano effetti dissonanti e improvvisazioni percussive imprevedibili, che creano un’atmosfera di cupezza e angoscia assolute. Il tutto sembra la colonna sonora di un film di fantascienza post-apocalittico.

Il progetto »ALT« è lo stacco improvvisativo definitivo, pensato prima di tutto per i fan di lunga data di questo leggendario trio prog rock. Questi fan sapranno tenere conto del fatto che non si tratta di un album ‘convenzionale’ dei VDGG, ma di un progetto nato per puro divertimento, quando i signori Hammill, Banton ed Evans, mentre in studio incidevano composizioni più elaborate, hanno dedicato qualche minuto al libero flusso dell”inconscio’ del loro cervello collettivo. Per chi invece non riesce proprio a farsi andare giù l’assenza della voce carismatica di Hammill, e nell’attesa di un album ‘regolare’ dei VDGG ascolta »ALT« come si deve, cioè per godersi un bel viaggio ambient, consiglio di farsi un giro più volte anche del suo ottimo album solista più recente, »Consequences«.

Formazione

Peter Hammill – chitarra, tastiere
Hugh Banton – organo, basso, pedaliera del basso
Guy Evans – batteria

Produzione

Peter Hammill

Tracklist

1. Earlybird
2. Extractus
3. Sackbutt
4. Colossus
5. Batty Loop
6. Splendid
7. Repeat After Me
8. Elsewhere
9. Here’s one I Made Earlier
10. Midnite or So
11. D’Accord
12. Mackerel Ate Them
13. Tuesday, The Riff
14. Dronus

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