Strawbs

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Strawbs
Etichetta: A&M Records / Interscope
Uscita: 1969
Durata: 38:04
Voto: 3/5

I pionieri britannici del prog folk rock The Strawbs ne hanno fatta di strada dagli umili inizi del 1964,  quando nacquero come oscura band bluegrass chiamata Strawberry Hill Boys, cosa che oggi fa quasi fatica a credersi. Nonostante le premesse modeste, già a metà anni sessanta, grazie al carismatico chitarrista e cantante Dave Cousins, la figura più riconoscibile e costante di questo leggendario gruppo, iniziarono a scrivere materiale proprio e a sorprendere con il loro talento nel mescolare il rock con gli arrangiamenti folk tradizionali.

La prima formazione degli Strawbs comprendeva anche la leggendaria cantante Sandy Denny (1947-1978), che li lasciò prima della registrazione del loro omonimo esordio per unirsi ai Fairport Convention. Il ruolo di voce principale passò così a Cousins, che si è sempre distinto per un approccio vocale unico, una delle chiavi della loro riconoscibilità. Dopo aver tentato senza successo di pubblicare per il mercato danese una raccolta di brani incisi ancora insieme alla tragicamente scomparsa Denny (che comunque uscirono sotto forma di assaggio con »Strawberry Musical Sampler No. 1«, 1969), gli Strawbs ebbero la fortuna che di loro venisse a sapere Gus Dudgeon (1942-2002), uno dei produttori più stimati degli anni settanta (famoso soprattutto per la lunga collaborazione con Elton John), senza il quale il loro esordio omonimo avrebbe sicuramente suonato parecchio diverso, e non in senso positivo.

Nella loro fase originale gli Strawbs puntavano esclusivamente sugli strumenti acustici, mentre di un vero batterista non c’era ancora né l’ombra né l’eco. Ron Chesterman suonava il contrabbasso al posto del basso elettrico, mentre Cousins e Tony Hooper giuravano sul suono pastorale della chitarra acustica. Come musicisti ospiti li aiutarono il leggendario John Paul Jones (Led Zeppelin) al basso, Nicky Hopkins al pianoforte (quest’ultimo ha suonato con una marea di nomi leggendari della musica), mentre l’attore scozzese Richard Wilson si occupò della narrazione. Un gruppo di musicisti arabi senza nome ha partecipato anche al brano »Tell Me What You See In Me«.

Nonostante qualche errore da principianti e una certa ingenuità qua e là, l’esordio degli Strawbs si presenta con una serie di deliziosi arrangiamenti acustici, un uso fantasioso degli strumenti tradizionali e una fusione fluida di melodie folk, sinfonico e sfumature ritmiche salate di rock. In questo non furono certo i primi: in quel periodo i pionieri del folk rock Fairport Convention e Pentangle avevano già creato alcune delle loro opere migliori. Ciò nonostante, Cousins e la sua combriccola dimostravano fin da subito la capacità di creare atmosfere pittoresche e varie, per lo più eteree.

Già nell’apertura »The Man Who Called Himself Jesus«, uscita anche come singolo, che si apre con la narrazione dell’attore scozzese di cui sopra e che è segnata da una malandrina melodia acustica guidata da un ritornello solenne, l’ascoltatore coglie il talento di Cousins nel raccontare ‘storie’ tese. Il testo parla di uno strambo di paese convinto di essere Gesù, che è diventato non solo un tema lirico amatissimo dagli Strawbs, ma anche una pratica abituale degli zoticoni della politica slovena. »That Which Once Was One« è una bella ballata pastorale con un romantico arrangiamento rinascimentale ‘alla Tudor’, che riporta l’ascoltatore a tempi lontani di cavalieri e dame di corte. »All The Little Ladies« è un brano semplice, quasi infantile, con una melodia sbarazzina di chitarra acustica, e il testo non potrebbe essere più tipicamente inglese.

»Pieces Of 79 And 15«, un po’ psichedelica ma non per questo meno pastorale, ha Hooper nel ruolo di voce principale e una bella sequenza di arrangiamenti acustici con cui costruiscono piano piano un’atmosfera eterea. »Tell Me What You See In Me« è intrisa di percussioni orientali e, di conseguenza, di scale ritmiche pentatoniche, per la regia dei già citati musicisti arabi anonimi: ne esce una creatura degli Strawbs relativamente atipica, in cui l’ambiente anglosassone e celtico resta perlopiù sullo sfondo a vantaggio di un profumo di Medio Oriente. »Oh How She Changed«, il primo singolo della loro carriera, è un lamento celtico contemplativo con nostalgici arrangiamenti sinfonici e percussioni efficaci sotto la regia di Hooper. Quest’ultimo si cimenta qui di nuovo come voce principale e contribuisce non poco al melodramma generale.

»Or Am I Dreaming?«, uno dei risultati migliori del disco, è un piacevole brano pastorale con arrangiamenti acustico-sinfonici eterei e un’atmosfera sognante. »Where Is This Dream Of Your Youth?« è una sorta di seguito concettuale del pezzo precedente, con armonie vocali corali, melodie di chitarra acustica e ritmi complessi di percussioni, mentre dentro si avverte persino un leggero pulsare jazz grazie a un pianoforte da ‘bar’. »Poor Jimmy Wilson« ha di nuovo un’atmosfera marcatamente pastorale-medievale grazie ad arrangiamenti acustici semplici, mentre Cousins racconta la storia di uno sfortunato ex compagno di scuola.

Segue una suite in due parti, »Where Am I?« e »I’ll Show You Where To Sleep«. La prima parte è una ballata delicata nel territorio vocale di Hooper, mentre la seconda, sotto la guida vocale di Cousins, è una fusione riuscita di folk e psichedelia. La conclusiva »The Battle«, un’epopea folk rock di oltre sei minuti con un testo interessante su una battaglia medievale tra un arcivescovo e un re, offre un bel assaggio dei futuri esperimenti, più ambiziosi, degli Strawbs. L’intensità ritmica qui, con l’aiuto di articolati arrangiamenti pastorali, è ancora più marcata che nella maggior parte del disco, mentre Cousins sfodera ancora una volta la sua capacità vocale di narratore teatrale di vecchie leggende.

L’esordio degli Strawbs fu un inizio più che solido per la lunga e fortunata carriera di questi eterni innovatori del prog folk rock, ma era ancora piuttosto lontano dalla profondità e dalla raffinatezza dei loro lavori migliori, quelli arrivati quando alla fine scoprirono la magia di chitarra elettrica e batteria e entrarono nella ‘serie A’ della fusione riuscita tra rock, folk e sinfonico. Già con l’arrivo del leggendario Tony Visconti come produttore prima dell’inizio delle registrazioni del disco successivo, la loro evoluzione musicale nei anni seguenti, fino a metà anni settanta, andò gradualmente solo in salita.

Formazione

Dave Cousins – voce, cori, chitarraTony Hooper – voce, cori, chitarra
Ron Chesterman – contrabbasso

MUSICISTI OSPITI:
John Paul Jones – basso
Nicky Hopkins – pianoforte
Richard Wilson – voce recitante
Un gruppo di musicisti arabi partecipa al brano “Tell Me What You See in Me”

Produzione

Gus Dudgeon

Tracklist

1. The Man Who Called Himself Jesus
2. That Which Once Was Mine
3. All the Little Ladies
4. Pieces of 79 and 15
5. Tell Me What You See in Me
6. Oh How She Changed
7. Or am I Dreaming?
8. Where is this Dream of Your Youth?
9. Poor Jimmy Wilson
10. Where am I? / I’ll Show You Where to Sleep
11. The Battle

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