Faith
Artista: Crown Of Thorns
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2008
Durata: 47.49
Voto: 4/5
Faith è finalmente il nuovo album che aspettavamo (fin troppo) da parte degli hard rocker americani Crown Of Thorns, che qualcuno ricorderà soprattutto per l’enorme esposizione mediatica arrivata con il successo del debutto a metà anni Novanta, oltre che per i grandi tour di quel periodo con Van Halen e Bon Jovi. Senza giri di parole: questo disco prosegue la strada tracciata da “Karma” del 2002, il che vuol dire che i Crown Of Thorns tornano a coltivare l’approccio classico al rock melodico, insomma, un ritorno alle radici.
Certo, rifare il nuovo “boom” di quando uscì il debutto nel lontano 1994 è una pura utopia, i tempi sono cambiati e possiamo già dirci contenti che i ragazzi tornino a sfornare album coerenti, con brani che non ballano in qualità e che quindi non si possono liquidare come “tappabuchi” infilati tra i picchi del disco, con cui la band potrebbe (volendo) sgraffignare un po’ di minutaggio in più.
“Faith” ha tutto. Melodie enormi, il senso innato della band per la compattezza melodica e la rifinitura espressiva in bella mostra, con i picchi nei ritornelli; in cima ai pezzi torna a regnare il fenomenale vocal di Jean Beauvoir, sotto cui si stende un brillante tappeto di riff, di grande controllo e quasi distaccato nella produzione, che costruisce alla pari il suono complessivo dei singoli elementi tipici dei Crown Of Thorns. Fatto con esperienza e grande sicurezza. Beauvoir sa esattamente cosa fa in studio.
L’album si apre con una melodia seducente e curatissima fin dalla title track. È il momento più tirato del disco, di quelli che forse rimpiangerete, visto che la maggior parte dei brani sta su tempi da calmi a medi. Il momento successivo, All In My Head, con il suo grande motivo AOR, non fa che confermarlo.
La grande forza espressiva della band, però, viene fuori soprattutto nella fenomenale ballad Living In A Shadows. È il brano più lungo dell’album, pieno di svolte tematiche, carico di drammaticità, e i vari motivi sono cuciti insieme in modo che il pezzo mantenga sempre grande compattezza e un filo rosso. Con la forza del proprio sentimento, Beauvoir si avvicina in modo convincente alla grandezza di cantanti del calibro di Glenn Hughes o Stevie Wonder. È uno dei vertici di questo disco, che sul piano qualitativo supera tutto il resto. Anche la sognante The One tiene il disco su toni calmi più avanti, mettendo in mostra la sensualità del tocco AOR, anche se non in modo così struggente come Living In A Shadows.
Con Rock Ready torna lo “sprint”, anche se va detto che qui il riffing è un po’ più vivace, conserva la vitalità da studio, un pizzico di sporco e sgranato, ma resta comunque prudentemente sotto controllo in produzione. Curioso che il tempo rimanga medio e che in questo brano cresca solo il rumore, eppure l’obiettivo è centrato, perché l’atmosfera salta con efficacia, e con dinamica, a un altro livello. Believe Me è un’altra ballad, che dà la sensazione che stavolta i Crown Of Thorns soffrano davvero nel profondo dell’anima. Ancora una volta la voce di Beauvoir porta una vittoria piena, con la sua sensualità e la raffinatezza di una grande articolazione vocale, mentre il dramma viene costruito sullo sfondo soprattutto dai ricchi arrangiamenti orchestrali.
Nobody riporta nel disco un po’ più di adrenalina, con i riff di chitarra in evidenza nel pre-ritornello, mentre più avanti convince soprattutto Stay With Me, che potrebbe tranquillamente sostituire l’apertura (la title track) dell’album e vanta uno dei ritornelli AOR più efficaci di “Faith”. All I Wanna Do mantiene la vittoriosa classe del grande tocco AOR con la melodia impeccabile del ritornello. Un pezzo come Home Again potrebbe ribaltare la sensazione generale che si ha ascoltando “Faith”, se sul disco ce ne fossero di più così. Riffing in evidenza e tirato, e un grande motivo AOR nel ritornello. All Or Nothing è un altro momento in cui Beauvoir fa grandi passi attraverso un’improvvisazione sensuale e ben articolata, e il brano ancora una volta esplode (all’improvviso) a livello atmosferico, con un salto in un ritornello AOR confezionato a puntino. Una brillantezza fatta di mosse compositive furbescamente dosate per una grande melodia.
Ci tengo a sottolineare che, per via della valanga di brani da medi a calmi, la sensazione generale stavolta è quella di un album AOR più rilassato, con un forte senso dell’espressione personale, su cui non vi potrete scatenare proprio in ogni occasione. Non è nemmeno consigliato a tutti quelli che si sono appena lasciati con il partner (legati ovviamente a una relazione d’amore da manuale), perché potrebbe spingervi a tagliarvi le vene. Scherzo. L’album ha un tocco raffinato, quello che pretendiamo dall’esperienza e dal sapere di Jean Beauvoir, e in questa sensualità e raffinatezza fa un passo avanti rispetto al predecessore “Karma”. Insomma, un disco che è un esempio coerente di AOR rock di altissima qualità, tipico della missione dei Crown Of Thorns, e a cui la lunga gestazione, proprio per la perfezione raggiunta, ha solo fatto bene. Di dischi così ne vogliamo ancora, ragazzi.
Formazione
Jean Beauvoir – voce, chitarra, tastiere
Tommy Laffery – chitarra
Michael Paige – basso
Hawk Lopez – batteria
Produzione
Jean Beauvoir
Tracklist
1. Faith
2. All In My Head
3. Living In The Shadows
4. The One
5. Rock Ready
6. Believe Me
7. Nobody
8. Stay With Me
9. All I Wanna Do
10. Home Again
11. All Or Nothing