Fed Horses : Sinner (EP)
Autoprodotto
Data di uscita: 17.01.2018
Produzione: Jure Mihevc & Marko Jakopanec
Durata dell’EP: circa 22.00 min
Genere: indie rock / pop / folk
Compra l’album!
La band di Logatec Fed Horses ha pubblicato lo scorso gennaio l’EP in studio «Sinner». Va bene, sono passati quasi un anno e mezzo dall’uscita, ma anche RockLine deve dire qualcosina sui Fed Horses. Parliamo di una band che già con l’EP d’esordio ha portato sulla scena slovena, e anche internazionale (le canzoni dell’EP sono cantate in inglese), una nuova storia: quella di un’entità nuova, rifinita, tutta sua, di visione e concetto musicale. «Internazionale» potremmo tranquillamente toglierlo, se non fosse che l’EP “Sinner” suona davvero «internazionale», e non solo per la brillante metrica dell’inglese nell’esecuzione vocale, ma anche per la vibrazione e la produzione delle cinque composizioni. Il che significa che i Fed Horses hanno nelle viscere musicali, già dal punto di partenza della carriera, qualcosa di davvero speciale. Fresco, diverso. Insomma, un asso nella manica tutto loro, segreto e fuori dal comune.
I Fed Horses sono rocker indie pop che, con grande impegno e un coinvolgimento a pieno sangue in tutto ciò che fanno, sono riusciti in pratica a prendere due piccioni con una fava, anzi di più. Hanno sviluppato una propria identità e un proprio carattere musicale e, con un senso interiorizzato per una musicalità contagiosa fin dal primo ascolto, si sono guadagnati le simpatie delle onde radio. «Sinner» si presenta con una produzione raffinata, dove i tasselli del quadro sonoro convivono in un equilibrio affascinante e fanno da cornice alla voce di Urša Mihevc, rifinita, sensuale, incantevole, sempre struggente, che li rende costantemente magnetici e attualissimi. Semplicemente perché sono allo stesso tempo molto «di casa» e portano con sé quel pizzico di unicità che stuzzica ancora di più l’ascoltatore e lo spinge a mettersi a scavare più a fondo nella band.
L’EP «Sinner», già in quanto esordio, cioè pietra angolare e documento di studio fondamentale, ha regalato ai Fed Horses esattamente ciò che la maggior parte delle band cerca invano anche per anni con le proprie uscite. Tutti e cinque i brani sono infatti passati attraverso un lungo processo di auto-evoluzione e di cesello estetico, e riflettono la grande perfezione sonora e compositiva a cui la band punta e che negli anni di attività è cresciuta in modo del tutto naturale e senza pretese. Semplicemente. Li contraddistinguono una grande compatibilità di scrittura tra strofa e ritornello, una dinamica continua e un gran flusso. E poi una variazione di atmosfere accattivante, che le composizioni riescono a mantenere anche nelle modulazioni curate (dentro i passaggi mid-eight). A questo aggiungi una produzione raffinata, tavolozze sonore organiche e un intreccio di veli sonori che, attraverso campi di malinconia, apre panorami di struggimento e persino di misticismo, cosa non proprio di tutti i giorni per le band rock slovene.
L’uso dell’acustica, che sostiene il suono compatto della band, viene rafforzato e approfondito anche dalle tastiere, che spesso riempiono lo spazio con un suono «Hammond». La chitarra si muove con abilità nell’arte dei trucchi del minimalismo, secondo il motto «meno è meglio». Il tutto sa risvegliare parecchio interesse nell’estetica alter pop e indie rock britannica più commerciale, quella che tanto tempo fa ha commesso il suo peccato originale con i trucchi di «distorsione sonora» degli U2. La chitarra può essere anche effettata (sostenuta da effetti come il sustainer «frusciante»), cosa che approfondisce a piacere i contrasti e rafforza le atmosfere. Impossibile non citare l’ottima ritmica. Linee di basso dinamiche, incisive, onnipresenti e musicalmente contagiose, e anche una base di batteria sempre attiva. L’opener Sinner parla nel ritmo di una cinetica da ballo e non sorprende che, con tutta la sua musicalità contagiosa, giri spesso sulle frequenze delle radio. Come detto, con i Fed Horses tutto è al posto giusto.
Nello stile si sentono elementi folk. Con l’integrazione del violino, ma anche con strutture ritmiche e ornamenti di chitarra, i Fed Horses innestano nel proprio linguaggio indie pop rock elementi di Americana e country. Ma molto probabilmente è successo in modo del tutto naturale e spontaneo, lungo l’evoluzione del suono e dello stile. Nel senso che viene da chiedersi se Americana e country abbiano mai davvero ispirato i membri della band. Questa spezia di genere in più non funziona come se i membri fossero entusiasti del genere in questione: l’integrazione di questi elementi deve essere avvenuta del tutto naturalmente, cioè attraverso vari trucchi di affiatamento, provati in sala prove, e la band, nel suo solco di partenza indie pop rock, ha percepito questi trucchi come molto compatibili e li ha interiorizzati. Li ha incastrati con abilità nelle composizioni. Col tempo questi trucchi country, pur sembrando innocenti, sono diventati un elemento di contrasto fin troppo importante nell’estetica sonora e stilistica della band.
Ciò che impreziosisce le composizioni è dunque questo minimalismo estetico e sensibile nella loro costruzione. Un mucchio di dettagli messi insieme con finezza. I tasselli sono in ogni istante al posto giusto e dialogano tra loro con straordinaria complementarità e sensibilità. Tutta questa contagiosità marchiata a fuoco però non esisterebbe senza il fascino magico della voce contagiosa di Urša Mihevc. Una voce dal carattere forte, immersa in una creazione appassionata di emozioni, che è di base compatta e molto rifinita. Parla in modo contagioso e spalanca alla band le porte delle frequenze radiofoniche. Con la sua sensualità interiorizzata e la sua dedizione, la voce dà vita senza fatica al messaggio della poesia stessa della band. È questo il succo: così la musica del gruppo tocca anche gli angolini più nascosti dell’anima di chi ascolta.
L’EP «Sinner» in una sola parola? Ti trascina. Con il carattere che mostra questo EP, i Fed Horses sono assolutamente sulla strada giusta: non solo continueranno a sviluppare e arricchire a pieno sangue la propria personalità inconfondibile, nella scia del loro perfezionismo, ma diventeranno una delle band rock (alter/indie) slovene più riconoscibili, cosa che le frequenze radiofoniche di casa nostra già captano «alla grande».
Jardier, The Margins, Seven Days In May, ovviamente i Fed Horses e qualcun altro. Ognuno per la sua strada, caricato della beatitudine alternative rock del proprio dossier, ma allo stesso tempo band che possono riunire sotto lo stesso tetto la grande massa degli appassionati sloveni di groove alter/indie rock musicalmente contagioso, in cui è stato abilmente «infilato» un elemento pop ben riconoscibile. Questo paragrafo è la prova di quanto noi sloveni sappiamo essere davvero forti (perspicaci) nelle ventate fresche di idee e di produzione dell’alternative rock di oggi.
autore: Aleš Podbrežnik
voto: 9.0 / 10
Tracklist:
1. Sinner
2. Toy
3. Love Tree
4. Father’s House
5. Leaving
Formazione:
Urša Mihevc – voce
Rok Škrlj – basso
Timi Eler – batteria
Jure Mihevc – chitarra
Musicisti ospiti:
Mitja Kavčič – Hammond (brani n. 1, 2 e 4), piano elettrico nel brano n. 5, sintetizzatori nei brani n. 1 e 5.
Danijel Bogataj – violino ed effetti (brano n. 5)
Marko Jakopanec – programmazione aggiuntiva