Festa Shutdown a Postumia (2012)

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Postumia (`Pastwjna`) / Kanelca bar / Slovenia
Data del concerto: 07.07.2012
Presenze: 100
Prezzo del biglietto: 0,00 €

Non proprio Shot Down in Flames, come direbbero i nostri vecchi e cari pre-bubble-glamster The Sweet, ma «solo» Shutdown! Vecchie conoscenze, no? Parliamo di una delle band più attive della nuova ondata heavy rock, che da qualche anno, soprattutto grazie a loro, si sta pian piano prendendo anche il territorio sloveno. Gli Shutdown sono una band interessante. A vederli, mescolano l’immaginario di gruppi come  Guns N’ Roses e dell’»eighties era«  Ozzy Osbourne. E, ovviamente, ogni tanto la loro musica non lo nasconde affatto. Di influenze di sfacciate formazioni rock come i vecchi mascalzoni Guns’ N Roses e di band heavy metal di scuola classica e old school, nella musica degli Shutdown ce n’è insomma a palate.

L’Epic Center è il classico «rifugio» degli Shutdown a Postumia. Ricordiamo che, in gara contro altre 27 band, gli Shutdown si sono piazzati al primo posto all’Epic RockLine contest, guadagnandosi la registrazione gratuita del disco di debutto! Era già l’ormai lontano 2009. Ma siccome le cose, proprio quando sono al loro meglio, vanno sempre storte e in discesa, almeno in Slovenia è prassi, sappiamo tutti che quella fu una vittoria finita in un aborto, e i ragazzi hanno dovuto ingoiare il rospo, stringere i denti e farsene una ragione: nei panni di un appassionato di metal o di un rocker di oggi, per raggiungere il tuo obiettivo puoi contare solo su te stesso e su nessun altro. Prima di tutto solo su te stesso.

Così è dovuta passare ancora un po’ d’acqua sotto i ponti perché la faccenda maturasse e perché quest’anno gli Shutdown partorissero finalmente, e con successo, il loro debutto in studio, intitolato » Heavy As Metal & Hot As Hell«. Nonostante l’album sia uscito ufficialmente già da un po’, i ragazzi hanno organizzato una festa per celebrare l’uscita del disco nei primi giorni di luglio. Il Kanelca bar si trova proprio accanto al locale Amabasada Jugoslavija, cioè l’ex Rock Bar Postojna, dove nel maggio 2010, al concerto finale, gli Shutdown hanno battuto la concorrenza di 27 band, e dove a febbraio di quest’anno hanno scaldato il pubblico a una festa analoga dei Requiem, che a febbraio hanno pubblicato il loro nuovo album in studio da solisti.

Gli Shutdown sono una formazione di caratteri contagiosi e simpatici, che ti entrano subito sotto pelle appena ci prendi contatto. Positività del Litorale. Diciamo pure di Nova Gorica. Sono gran lavoratori e suonano un sacco. Per questo hanno già alle spalle una base fedele di fan e sostenitori che li spinge senza sosta ai concerti. Meritatissimo. Anche quest’anno, ad esempio, gli Shutdown suonano in due imponenti eventi festivalieri della Slovenia. Al più grande festival metal sloveno, il Metal Camp 2012, e ancora prima all’appuntamento tradizionale di ogni anno della fratellanza metal slovena, cioè nella cornice decisamente più intima del festival Metal Mania Open Air, che si tiene in mezzo a Komen, sul Carso. Ancora una volta, più che meritato.

Il palco improvvisato, montato praticamente alla stessa altezza del pubblico, con due «lampadine» a fare da riflettori, alle 21.00 ha accolto per prima la prima band di supporto. Il gruppo si chiama Gringo. Ha intrattenuto i presenti soprattutto con un’esecuzione dignitosa di cover di evergreen di classiche band rock, dai Led Zeppelin ai Free, ecc… almeno così dicono gli altri. Purtroppo però non posso raccontarvi di più, perché la squadra di RockLine è arrivata sul posto proprio durante il soundcheck degli heavy rocker new wave di Lubiana, i Tomcat. Anche loro non stanno certo con le mani in mano e, nel poco tempo da cui esistono, hanno messo a segno parecchi concerti importanti. Tra questi vale la pena contare il ruolo di spalla ai leggendari shock metaller Lizzy Borden nel novembre dell’anno scorso a Lubiana, o ai L.A. Guns al club Sputnik a marzo di quest’anno, sempre a Lubiana. I Tomcat sono una band che migliora di continuo. Di recente la formazione è «cresciuta» da quintetto a quartetto. Ha scoperto che la chitarra di Rok le basta e le avanza. Dietro le pelli è saltato su, già a gennaio 2012, il nuovo batterista Žiga Ravšelj, mentre non è più una novità che nella seconda metà dello scorso anno Rok abbia mollato il microfono per concentrarsi meglio sulla chitarra, e al suo posto sia arrivato il giovane Denis. I Tomcat mantengono quel carattere di grinta a pieno regime. È innegabile, a guardarli. Denis ha ampliato la sua estensione vocale soprattutto nelle note alte e altissime, dove ha sparato un paio di «scream» estremamente convincenti, il che significa che il ragazzo cresce di continuo e perfeziona il suo carisma vocale. Stavolta l’esibizione dei Tomcat è stata meno azzeccata, perché alla band sono capitati un paio di scivoloni, ma il pubblico non è rimasto indifferente. Tutt’altro.  Semplicemente, se suoni con le palle, basta questo per dare l’impressione di essere sinceri in quello che fai, e questo conta.  Si è accalcata tanta gente fra la mixer e il bordo del «palco», abbastanza da dare una bella mano a ispessire il suono, che durante l’esibizione dei Tomcat è risultato del tutto soddisfacente. Aggiungo che si nota una crescita dei caratteri nella squadra. Šujo e Rok, con il loro look sicuro e la loro sicurezza, approfondiscono quel carisma scenico della band che il gruppo sta assorbendo lentamente e inesorabilmente, il che significa che i Tomcat hanno davvero un bel potenziale per il futuro: Šujo ha il vero «nasty look», mentre Rok è dotato di una folta chioma che già a prima vista regala alla band un tocco di morbida raffinatezza glam nell’aspetto. I Tomcat stanno registrando anche il loro debutto, e la scaletta di quella sera a Postumia è stata ovviamente dedicata al materiale originale, senza che mancassero la ballad Goodbye e la birichina «storia» heavy rock Metal Mania Hangover.

La serata della maratona Shutdown, dunque: la presentazione dell’album «Heavy as metal, hot as hell» con ex membri come ospiti, e perfino uno show in parte dedicato alle reincarnazioni sul palco delle varie formazioni della carriera degli Shutdown, con gli ex membri Edi Žorž e Matevž Murovec «Murva» che si sono avvicendati sul palco. Come per i Tomcat, anche per gli Shutdown vale che il concerto non è venuto proprio benissimo. Egzi ha avuto parecchi problemi con la voce, proprio come Denis (Tomcat) prima di lui. Si è sentito soprattutto nei passaggi in cui bisogna tirar fuori la potenza dalle note medie verso quelle alte e altissime, e lì trasformarla in un crescendo melodico del ritornello. Forse la colpa è stata dell’umidità sfavorevole di una notte di luglio a Postumia, pur fresca, chi lo sa, ce l’avrà con noi il diavolo.   Nella seconda metà del concerto è salita sul palco anche Katarina, proprio lei, Katarina. Egzi la chiamava «Ketrin», quella che ad esempio era saltellata sul palco del Metal Mania Open Air l’anno scorso, quando aveva dato una mano alla voce dei Tomcat. Gli Shutdown nella seconda metà del concerto hanno presentato anche il nuovo chitarrista ritmico, quindi durante l’esibizione sono tornati a «crescere» in quintetto.  Pare che il nuovo membro abbia appena 16 anni, il che abbassa sensibilmente l’età media della squadra Shutdown.  Domen Gorjup resta un chitarrista eccellente. L’«ossessione per Randy Rhoads» non molla! Ha sviluppato uno stile chitarristico che lascia di stucco. Esecuzione brillante, e questo vale prima di tutto per gli ottimi assoli di Domen. Sul palco, ovviamente, non poteva mancare l’affidabilissimo Pejo nella sua fortezza di batterista, che ha impressionato soprattutto con lo spandex old school, ripreso dall’eredità del buon vecchio filone N.W.O.B.H.M., mentre Egzi è semplicemente Egzi. Un cantante che sa tenersi il pubblico accanto, tanto che questo gli mangia in mano dall’inizio alla fine. Il carisma non gli manca, e nemmeno la fantasia per sparare commenti divertenti fra un pezzo e l’altro. La prova più bella che l’evento, e la celebrazione dell’uscita del debutto degli Shutdown, sia riuscito in piena luce è la grinta del pubblico, che ha riempito completamente lo spazio fra la mixer e il bordo del palco, la sua partecipazione continua dal primo all’ultimo secondo del concerto, e qualche testa calda che, tutta presa dal momento, durante il concerto si arrampicava letteralmente sul palco.

Gli Shutdown sono insomma quei revivalisti dell’heavy rock che hanno colto al volo l’attualità di questo fenomeno in terra europea. Il loro debutto in studio, di fatto, traccia la «strada» della risposta slovena a questa ondata. Sinceri complimenti alla band per tutto il coraggio, la tenacia e la testardaggine. Il prossimo turno tocca ai loro colleghi e compagni di merende nel bene e nel male, i Tomcat.

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