Frames

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Autore: Sandi Sadar Šoba

Artista: Oceansize
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2007

Dove può spingersi, in un’epoca così gremita e satura della logica inventiva della progressione e del moto perpetuo, la riconcettualizzazione dei confini musicali? Nell’oceano di suoni e immagini è difficile arricchire l’immaginario senza che l’aggiunta suoni kitsch, superflua e corrotta al punto che il filo rosso di questi sconfinamenti nel progressivo finisce per somigliare a un esperimento di laboratorio e a stento riesce a respirare a pieni polmoni. Dilemmi simili possono tormentare chiunque si avvicini al fare musica dal punto di vista della contemplazione logica e dimentichi l’intuitività primordiale, quella che ancora oggi, dopo più di mezzo secolo di sviluppo inerte dai primi dolori del parto, tiene acceso nel corpo del rock, con energia giovanile e slancio, il fuoco dell’evoluzione. Di questa evoluzione musicale fanno senza dubbio parte anche i ragazzi di Manchester – i progsters di nuova etichetta Oceansize, che alla serie dei due lavori sulla lunga distanza fin qui pubblicati, l’esordio Effloresce ed Everyone Into Position, hanno aggiunto un terzo disco dal titolo eloquente – Frames, ovvero, in italiano, “cornici”. E dov’è l’inventiva in un incrocio di DNA tra influenze come Pink Floyd, Mogwai e My Bloody Valentine? Nel fatto che, senza zavorre addosso, fluttuano sopra le nebbie del Mar Caspio del proprio subconscio e suonano ugualmente veristi sia nella fase di quiete e di acustica delicata, sia in quella delle implosioni di un istante che somiglia alla nascita di una supernova. Non si fa a meno della poetica del germogliare, e la parte del leone dell’intensità tendenziosa è frutto della chimica interpersonale, mentre a legare in una massa coesa di unità la meccanica profonda dei frammenti dell’itinerario musicale ci pensano i messaggi avvolti negli strati occulti dell’escursione vocale del frontman riservato, il cantante Mike Vennart. La fusione delle influenze sotto cui sono cresciuti musicalmente Mike Vennart, chitarrista, cantante e principale autore dei testi, il chitarrista e cantante Steve Durose, il terzo chitarrista e rapsodo delle tastiere Gambler, che intreccia immagini sonore in un’unica fiaba, il bassista e secondo tastierista Steve Hodson e il batterista Mark Heron si può definire senza fatica come purismo concettualizzato di un ritmo e di una melodia tutti loro, già sentiti nella sostanza, ma per niente stantii.

Su questo principio si muove anche il nuovo disco Frames, che, come i due predecessori, rilancia la scenografia sonora del mondo post-Radiohead, in cui hanno infilato le loro dita d’acciaio anche Tool, Porcupine Tree, A Perfect Circle e decine di sperimentatori musicali, grazie ai quali l’alternativa è diventata mainstream e la progressione lo stato naturale dello spirito artistico. L’album si apre con la ripetizione cristallina di un riff minimalista a quattro note. ‘Commemorative____T-Shirt’ è un insieme ordinato di convivenza simultanea tra melodia e ritmo, che pesca la propria energia nell’accumulo di cluster sonori. La prima impressione è che ricordi A Perfect Circle e tu stia solo aspettando il momento in cui dalle casse si alzerà la voce di Maynard. Invece, dopo più di tre minuti, entra la voce meditativa di Vennart, che non si lascia disturbare nel suo volo in orbita sopra le pianure di ironia celata e intellettualismo. Tra le sinapsi del tuo cervello infiacchito. Lo sfogo del bagaglio emotivo è controllato e in crescendo, in modo tale che il ritornello è solo il proseguimento del flusso di pensieri della strofa. I sogni sono un tutt’uno che si aggancia ai momenti precedenti. Conta solo lo stato del divenire, non da dove sei partito. In questa incursione elementare verso l’infinito gli Oceansize hanno rimosso tempo e spazio. Creano il loro mondo e il loro tempo, vasti come un oceano, sotto il quale ribollono eruttori magmatici di lava, vulcani di una passione coperta e nascosta. È un gioco con le orecchie e con la mente, e nel momento della resa sei già agganciato alla catena del flusso infinito di pensieri. L’ascoltatore diventa parte della scenografia e del gioco messo in scena dagli artisti, creatori del proprio mondo immaginario. Basta chiudere gli occhi e aprire le orecchie. Anche se non sai dove porti la strada, non ti preoccupi, perché dimentichi pure il punto d’ingresso. ‘Unfamiliar’ è una fusione conglomerata che prosegue come un filo infinito. L’inizio è solo una continuazione. Niente slogan. Un insieme ininterrotto di freddezza cristallina e di calore incandescente del confortante “Non preoccuparti. Lascia le preoccupazioni alle spalle…”. ‘Trail Of Fire’ è il passo logico in una serie di scissioni epocali della mente, dell’intuitività e del passaggio in uno stato di semiveglia tra il sonno e la veglia. Il ritmo ipnotico dei martelletti del pianoforte che battono sulle corde e l’allargarsi dell’insieme con batteria, voci e l’accendersi graduale di fili di seta evocano immagini frattali di fiamme blu, verdi, gialle e rosse, che covano sotto strati di sensualità trattenuta. Il gioco della natura e il controllo dell’incontrollato. ‘Savant’ si insinua nell’insieme come un’ombra, che però non offusca la visione. È un’evoluzione nei contenuti e un passo avanti rispetto agli orizzonti spalancati della genesi in crescendo. Un meraviglioso intreccio di strumentali parte con un crescendo d’organo del catartico. Hai mai avuto un’erezione mentale? Gli Oceansize sono maestri nell’infilare immagini clichè che superano la caducità. ‘Only Twin’, in stile Porcupine, non acceca con falsi travestimenti da penne altrui. L’essere sbocciato è astrale e ha i contorni sfumati, ma possiede una bellezza elementare e il magnetismo dell’autenticità. Lo scorrere del tempo fa parte di questa esistenza, e stavolta gli dèi hanno deciso di versare una lacrima di fatica su una pozza di vita quasi prosciugata, versandovi nuova acqua di epica polifonia. Su questo principio si muove anche ‘An Old Friend Of Christies’, la parte rustica del disco. Acustica e organo evocano una dimensione sacrale nel tempio della quiete spirituale. Come se scivolassi in uno stato di leggera postapocalisse, dominato dai Red Sparowes. Un taglio caotico di brutalità spezza il filo rosso delle immagini assopite e fa emergere il lato infernale del mare in tempesta. ‘Sleeping Dogs And Dead Lions’ è un momento di pessimismo rigoglioso. Le eruzioni magmatiche si sono fatte strada fino in superficie e hanno avvolto il paesaggio onirico nella cenere della follia. Perché il penultimo atto abbia senso e non rovini l’insieme, ci pensa l’ultimo atto. Il minimalismo è l’opzione a cui ricorrono gli Oceansize. ‘The Frame’ è un porto sicuro che chiude il tutto con la ripetizione di un motivo intessuto in tutti gli strati dell’album. Dopo una corsa selvaggia nell’ignoto approdi sulla riva di un mondo nuovo. Può anche portarti a riva la corrente, e se non si tratta di inventare un mondo nuovo, gli Oceansize almeno ti hanno riempito in modo complementare e messo il puntino sulla i a questa loro escursione musicale. Ulisse è arrivato a Itaca. L’epopea ha avuto il suo degno atto conclusivo, e gli ascoltatori che hanno affrontato questa sfida alla concentrazione a mente aperta possono solo chiedersi, con curiosità, dove potrebbero spingersi nel prossimo viaggio nel semicosciente.

Senza dubbio, nel caso del fenomeno Oceansize si tratta di un intreccio di visione che si crea di momento in momento. La costellazione planetaria di Frames è solo il terzo momento della febbre creativa del quintetto di Manchester, che senza dubbio merita di fregiarsi del nome Oceansize. Sono cresciuti oltre la vita e hanno superato la prova del tempo. Non hanno inventato l’acqua calda, ma anche stavolta è un esperimento riuscito e un altro gioiello da dieci in pagella nella serie di pietre preziose e semipreziose della musica rock progressiva contemporanea. Abbastanza convincente da meritarsi nuovi ascolti anche in futuro, mentre i ragazzi, dopo una simile soddisfazione orchestrale e di contenuti, si meritano ben più di una standing ovation.

Formazione

Mike Vennart – chitarra, voce principale
Steve Durose – chitarra, cori
Gambler – chitarra, tastiere
Steve Hodson – basso, tastiere
Mark Heron – batteria

Produzione

Chris Sheldon

Tracklist

1. Commemorative…T-Shirt
2. Unfamiliar
3. Trail Of Fire
4. Savant
5. Only Twin
6. An Old Friend Of The Christies
7. Sleeping Dogs And Dead Lions
8. The Frame

DURATA DELL’ALBUM: 65:58

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