From The Cradle

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Artista: Clapton, Eric
Etichetta: Reprise Records
Uscita: 1994
Durata: 60.10
Voto: 5/5

From The Cradle è un’anomalia nel mondo della produzione musicale pop tirata a lucido, o comunque rifinita a dovere secondo i canoni sonori del suo tempo. Una vera pecora nera, sia per come è stato suonato sia per come è stata impugnata la penna della produzione. L’album mette a nudo l’essenza stessa dell’arte blues, servita nella forma più cruda possibile. Il suono grezzo del disco è figlio di un approccio diretto alla registrazione: From The Cradle è servito “sul posto”, cioè dal vivo, senza sovraincisioni e senza nascondere gli sbagli di troppo, e questo gli regala un’impronta sonora organica, anche se ruvida. Per questa occasione unica Clapton ha tirato fuori dalla naftalina una bella manciata di standard blues granitici. È una vecchia abitudine di Eric, una che tanti suoi colleghi chitarristi hanno ripreso volentieri, ma raramente con il successo e la credibilità di un grande maestro del blues chitarristico. Eric Clapton è senza dubbio il nome giusto per evocare gli spiriti del passato blues: parliamo di un musicista che, in una lunghissima carriera, si è riempito i polmoni degli aromi autentici del Mississippi e dei suoi successivi derivati di Chicago. Mentre masticate queste righe, ricordatevi che su From The Cradle vi farà venire i brividi un’atmosfera blues spaventosa e cupa, che ricorda con nonchalance come i gioielli blues dimenticati dal mondo civilizzato, in mani giuste, possano fare ancora una paura del diavolo, ben oltre 50 anni dopo la loro sfortunata nascita!

Nonostante la sorprendente assenza di pezzi di Robert Johnson, stavolta Eric Clapton si dedica a rivitalizzare un variegato assortimento di motivi ormai belli che fossilizzati, o, con un pizzico di cattiveria, veri e propri pezzi da museo, ma in ogni caso soprattutto brani che di solito non fanno parte del repertorio della stragrande maggioranza dei chitarristi che bazzicano regolarmente il blues. From The Cradle va a cercare l’ispirazione divorando i classici del blues del dopoguerra: sono creazioni di autori fioriti negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, tra cui spicca, testarda, la tradizionale “Motherless Child”, ma Clapton le restituisce tutte con una dose abbondante di audacia interpretativa, quasi fossero roba sua. L’interpretazione di Clapton è viva e piena, appassionata e profondamente emotiva, e viaggia sul piano dell’intimità pura. L’ego di Eric non sta fermo. Il suo peso si sente, per dire, nell’ottima versione di “It Hurts Me Too” di Elmore James, dove ci si imbatte, com’è ovvio, nel lamento davvero originale della slide. Suonano fresche e convincenti anche tematiche ormai parecchio consumate, come “Hoochie Coochie Man” di Dixon, “Someday After A While” di Freddie King e “Standin’ Round Crying” di Waters. Con l’ispirata esecuzione di “Third Degree” il linguaggio musicale di Clapton si fonde definitivamente con l’immagine dell’incorreggibile purista del blues. Il brano costruisce un legame saldo tra malinconia e carattere granitico su una comunicazione cruda, disadorna, in fondo piuttosto superficiale tra pianoforte e chitarra, spinta in prima linea da pura intuizione musicale. Una strada altrettanto impervia la imbocca “Driftin”, una confessione ultraterrena, cupa e piena di emozione, dove a scambiarsi i pensieri da solisti sono solo la voce di Eric e la chitarra. Un’alleanza melodica da brividi, sotto l’influsso maligno del blues tradizionale.

From The Cradle è, sotto ogni punto di vista, un documento musicale unico. È un collage 16 cover di standard blues dosato con maestria, che mostra i mille volti e le mille sfumature del bluesman tutto d’un pezzo. Dopo anni passati nelle correnti musicali popolari, con questa mossa Clapton si è rimesso in cammino per riscoprire le proprie radici musicali. Va detto che nella maggior parte dei casi una scelta del genere avrebbe subito puzzato di decisione di carriera rischiosissima, ma quando si parla di Clapton, ovviamente, il tutto viene preso come la cosa più naturale del mondo. Bisogna sempre tenere a mente che Eric Clapton è praticamente l’unico, tra i big della musica, ad avere abbastanza carattere, se vogliamo anche le palle, per misurarsi con i contenuti personali e quindi dal marchio inconfondibile del blues, oltre ovviamente al senso indispensabile per capire le basi nude e crude della retorica blues.

Formazione

Eric Clapton: voce, chitarra
Andy Fairweather Low: chitarra
Dave Bronze: basso
Chris Stainton: tastiere
Jim Keltner: batteria
Jerry Portnoy: armonica
Roddy Lorimer: tromba
Simon Clarke: sax baritono
Tim Sanders: sax tenore

Produzione

Eric Clapton & Russ Titelman

Tracklist

1. Blues Before Sunrise (Leroy Carr)
2. Third Degree (Eddie Boyd/Willie Dixon)
3. Reconsider Baby (Lowell Fulson)
4. Hoochie Coochie Man (Willie Dixon)
5. Five Long Years (Eddie Boyd)
6. I’m Tore Down (Sonny Thompson)
7. How Long Blues (Leroy Carr)
8. Goin’ Away Baby (Lane)
9. Blues Leave Me Alone (Lane)
10. Sinner’s Prayer (Lowell Fulson/Glenn)
11. Motherless Child (Traditional)
12. It Hurts Me Too (Elmore James)
13. Someday After A While (Freddie King/Sonny Thompson)
14. Standin’ Round Crying (McKinley Morganfield)
15. Driftin’ (Brown/Johnny Moore/Williams)
16. Groaning The Blues (Willie Dixon)

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