Genesis Revisited II
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Hackett, Steve
Etichetta: Inside Out Records
Uscita: 2012
Durata: 144:48
Voto: 4.5/5
Steve Hackett è incredibile. Il chitarrista leggendario, diventato famoso come membro dei giganti del progressive rock Genesis, resta un instancabile stakanovista della musica, che quasi ogni anno ci sorprende con nuove uscite di alto livello. Dopo l’entusiasmante progetto Squackett, fondato insieme al bassista degli Yes Chris Squire, e il loro splendido esordio »A Life Within a Day« (2012), a pochi mesi di distanza ha pubblicato anche »Genesis Revisited II«, seguito dell’album »Genesis Revisited« del 1996, in cui, con una schiera di ospiti di peso, aveva rimesso mano ad alcuni dei classici più amati dei Genesis. Anche stavolta ha deciso di rifare un bel po’ di vecchi cavalli di battaglia del suo periodo con la leggendaria band (dal 1971 al 1977). In »Genesis Revisited II« ha incluso però anche quattro pezzi usciti in origine sui suoi album solisti, ma pensati in principio per finire su qualche disco in studio dei già citati re del progressive rock.
Il primo disco racconta i primi anni creativi di Steve con i Genesis (dal 1971 al 1975), quando alla voce c’era l’indimenticabile e inconfondibile Peter Gabriel: l’era creativa che, per originalità artistica e profondità ambientale-lirica, ancora oggi per la maggior parte dei fan è la loro più amata, anche se non la più riuscita commercialmente, mentre la formazione di allora passa a pieno titolo per quella classica. La nuova versione di »Chamber of 32 Doors« si apre, per dare un po’ di colore, con un arrangiamento classicheggiante alla chitarra acustica, ed è strutturalmente un filo più sinfonica dell’originale. Nad Sylvan si dà un gran daffare a imitare la voce di Peter Gabriel, a cui lo avvicina un timbro piuttosto simile, cosa quanto mai importante per un’interpretazione convincente e teatrale di questo brano chiave di »The Lamb Lies Down On Broadway« (1974), capolavoro concettuale sul viaggio di Rael.
Il classico strumentale per chitarra »Horizons« stavolta Steve lo suona all’acustica come introduzione all’epico magnum opus »Supper’s Ready«, che per tantissimi fan dei Genesis è ancora oggi il vertice compositivo della band. In questo capolavoro di »Foxtrot« (1972) hanno cantato ben cinque voci diverse, Steve compreso. La misteriosa parte iniziale è affidata, con un taglio decisamente melodrammatico, a Mikael Akerfeldt (Opeth, Storm Corrosion), a cui subentrano Simon Collins (il figlio di Phil), che si dimostra fedele erede della tradizione vocale del celebre padre, e Conrad Kelly. La sezione centrale burlesca e avanguardista, Willow Farm, dove per rendere bene a voce l’intera galleria di personaggi bizzarri serve una buona dose di smorfie canore, l’ha cantata/interpretata Steve in persona, cavandosela in modo sorprendentemente azzeccato. Il finale epico lo canta nientemeno che l’ex cantante/chitarrista degli It Bites Francis Dunnery, un altro ospite di lusso, da sempre dotato di un timbro ‘alla Gabriel’.
In »The Lamia« fanno colpo soprattutto le armonie di chitarra tra il signor Hackett e Steve Rothery (Marillion), mentre Nik Kershaw, con il suo approccio vocale poetico, regala un’interpretazione sentitissima di questo evergreen amato, dal sapore rustico, di »The Lamb Lies Down On Broadway«. L’epopea vecchia Inghilterra »Dancing with the Moonlit Knight«, che a detta di Steve è in assoluto il suo classico dei Genesis preferito, ha una prestazione vocale superba firmata Francis Dunnery, che qui era davvero la scelta migliore per ricreare la magia autentica dei primi Genesis, quelli dell’era Gabriel. Quanto al tentativo di catturare l’atmosfera originale, questo classico di »Selling England By the Pound« (1973) è una delle cose meglio riuscite di tutto »Genesis Rrevisited II«. Le nuove versioni di »Fly On a Windshield«, impregnata di atmosfere orientaleggianti, e di »Broadway Melody of 1974«, indimenticabile burla del sogno americano, vedono alla voce il batterista/cantante di Hackett, Gary O’Toole.
»The Musical Box« in questa versione si apre con la melodia assonnata di un carillon, che però subito dopo si trasforma in un ‘incubo’. Al microfono torna Nad Sylvan, che ancora una volta offre un’interpretazione vocale vissutissima e una copia il più fedele possibile della grandezza originale del leggendario Peter Gabriel. Al flauto è molto presente il fratello di Steve, John Hackett, con cui collabora fin dall’infanzia. La parte finale con le triple armonie di chitarra è un bel tocco in più, che al signor Hackett, rifacendo questo evergreen, dev’essere sicuramente piaciuto un sacco. In »Can-Utility and the Coastliners«, racconto di sapore avanguardista su re Canuto e gli ‘ometti verdi’, brilla alla voce Steven Wilson (Porcupine Tree, Storm Corrosion, Blackfield, No-Man), che nel suo ruolo ‘alla Gabriel’ stavolta è quasi irriconoscibile, ma ottimo.
»Please Don’t Touch« è un classico di lunga data che ha dato il titolo al secondo album solista di Hackett ed era nato per l’album dei Genesis »Wind and Wuthering« (1977), dove avrebbe dovuto tenere compagnia a »Unquiet Slumbers« e »Wot Gorilla«. Il trio dei suoi compagni di allora (Phil Collins, Tony Banks e Mike Rutherford) però si oppose, ed è stato uno dei motivi principali che lo spinsero a camminare con le proprie gambe. Questa versione di »Please Don’t Touch« fa un uso più massiccio dell’effetto sustain sulla chitarra.
Il secondo disco, che si apre con il classico pastorale-orchestrale »Blood On the Rooftops«, in cui alla voce torna a brillare il batterista O’Toole, è dedicato al tardo periodo di Hackett con i Genesis, tra il 1976 e il 1977, quando la leggendaria band funzionò per un breve periodo come quartetto e pubblicò due album eccellenti, »A Trick of the Tail« (1976) e »Wind and Wuthering« (1977). Unica eccezione alla sequenza cronologica è il classico di »Nursery Cryme« (1971) »The Return of the Giant Hogweed«, primo caso documentato di tapping nella storia del rock, dove l’assolo di chitarra centrale lo suona il leggendario chitarrista/cantante svedese Roine Stolt (The Flower Kings, Transatlantic, ex-Kaipa, Karmakanic). John Hackett si mette di nuovo in luce con gli inserti pastorali al flauto. La guida vocale stavolta la prende il cantante/polistrumentista americano di culto Neal Morse (ex-Spock’s Beard, Transatlantic), mentre in sezione ritmica lo accompagnano il bassista Lee Pomeroy (It Bites, Three Friends) e il batterista Rob Townsend (Family). Sull’eterea ballata di »A Trick of the Tail«, »Entangled«, dove di nuovo regna un’abbondanza di mellotron, alla voce principale se la cava alla grande Jakko Jakszyck (21st Century Schizoid Band, ex-Level 42) con il suo approccio vellutato, mentre nelle armonie vocali del ritornello lo affianca con efficacia Amanda Lehmann.
»Eleventh Earl Of Mar« è suonata anch’essa sulle orme dell’originale, solo che alla voce principale c’è (di nuovo) Nad Sylvan, che non è soltanto un efficace imitatore di Peter Gabriel, ma anche di Phil Collins, e le linee di chitarra in produzione sono un pelo più in evidenza e più nitide, cosa che in fondo si potrebbe dire della maggior parte delle altre riletture dei Genesis in »Genesis Revisited II«. Sulla struggente ballata »Ripples« il signor Hackett si è concesso un esperimento rischioso, scegliendo una voce femminile, e Amanda Lehmann, nonostante il suo registro non raggiunga la profondità emotiva dell’originale nel dominio di Collins, ha svolto il suo compito in modo solido. Seguono tre brani collegati tra loro di »Wind and Wuthering«, che nell’originale formano anche la parte conclusiva di quel leggendario album. Gli strumentali nobilitati da mellotron e classicismo per chitarra acustica »Unquiet Slumbers for the Sleepers…« e »…In that Quiet Earth« sfociano nel finale epico »Afterglow«, dove nel ruolo di cantante principale brilla il leggendario bassista/cantante John Wetton (Asia, ex-Mogul Thrash, Family, King Crimson, Uriah Heep, UK, Roxy Music, Wishbone Ash, Phenomena, Wetton-Manzanera, Qango). Il signor Wetton, che aveva già partecipato a »Genesis Revisited« del 1996, come c’era da aspettarsi canta questo evergreen con un pathos eccezionale e offre così ancora una volta una risposta concreta alla domanda su come avrebbero suonato i Genesis con il suo contributo vocale. Tra gli ospiti di prestigio che compaiono in »Genesis Revisited II« va citato anche il collaboratore storico di Hackett e membro della sua band dal vivo, il bassista/cantante Nick Beggs (Kajagoogoo), che si fa notare in particolare al Chapman stick.
In coda a »Genesis Revisited II« trovi altri tre pezzi della carriera solista di Steve, che però hanno le radici nei suoi tempi con i Genesis. Il cataclismatico »A Tower Struck Down«, uscito in origine sull’esordio di Hackett »Voyage of the Acolyte« (1975), per quanto riguarda la fraseologia chitarristica tonante è suonato in modo molto più aggressivo e sconfina quasi nell’heavy metal. A dirla tutta, a parte qualche eccezione come »The Knife« (che risale addirittura a prima dell’arrivo di Steve), »The Musical Box« e »Return of the Giant Hogweed«, i Genesis non hanno mai suonato nemmeno la metà così pesanti. »Camino Royale«, standard dell’album »Higly Strung« (1982), a cui stavolta ha partecipato la fusion band ungherese Djabe, è stata suonata in una versione molto più jazzata, con ampi inserti di tromba, e suona così perfino più interessante dell’originale.
In chiusura di questa doppia raccolta di riletture dei Genesis c’è poi un’ottima versione dell’epico capolavoro »Shadow of the Hierophant«, che ha le radici nel periodo in cui nacque il classico in studio dei Genesis »Foxtrot«, ma è uscito solo sull’esordio di Hackett »Voyage of the Acolyte«. Questa versione, che non lesina sull’uso abbondante di mellotron e pedaliera del basso, è suonata a un tempo un po’ più veloce, ma riesce comunque a catturare lo spirito dei Genesis classici, che è la cosa più importante. Amanda Lehmann si è trovata alle prese con un compito durissimo, sostituire il brillante contributo vocale originale di Sally Oldfield, ma tra le ampie ondate di mellotron l’ha portato a casa in modo sorprendentemente convincente, visto che ha un timbro simile a quello della sua celebre predecessora.
»Genesis Revisited II« è una leccornia per chi segue da sempre l’eredità musicale del signor Hackett, ma soprattutto un bel tuffo nei ricordi dei suoi anni con i mitici Genesis, che con il maestro della chitarra in formazione, tra il 1971 e il 1977, vissero il loro ‘periodo d’oro’. Allo stesso tempo, questo doppio documento di classici dei Genesis rimessi a nuovo è l’ennesima prova lampante che, tra tutti gli ex membri dei Genesis, Steve è di gran lunga quello che si dà più da fare per tenere viva la loro eredità. Per questo, l’organizzazione di un’eventuale reunion dei Genesis (le possibilità, a dire il vero, sono davvero esigue) e l’ultima parola sulla scaletta dei concerti dovrebbero toccare proprio a lui, naturalmente con il sostegno reciproco di Peter, Phil, Tony e Mike.
Formazione
Steve Hackett – chitarra, voce
Roger King – tastiere
Amanda Lehmann – chitarra, voce
Jo Lehmann – cori
Christine Townsend – violino, viola
Dave Kerzner – tastiere
Dick Driver – contrabbasso
Francis Dunnery – chitarra, voce
Gary O’Toole – batteria, percussioni, voce
John Hackett – flauto
John Wetton – basso, chitarra, voce
Mikael Akerfeldt – voce
Nad Sylvan – voce
Nik Kershaw – voce
Phil Mulford – basso
Rachel Ford – violoncello
Roine Stolt – chitarra
Steve Rothery – chitarra
Nick Magnus – tastiere
Neal Morse – tastiere, voce
Jeremy Stacey – batteria
Conrad Keely – voce
Nick Beggs – basso, Chapman stick
Steven Wilson – chitarra, voce
Rob Townsend – sassofono, flauto
Jakko Jakszyk – chitarra, voce
Simon Collins (figlio di Phil Collins) – tastiere, voce
Lee Pomeroy – basso, Chapman stick
Produzione
Steve Hackett e Roger King
Tracklist
CD1:
1. The Chamber of 32 Doors
2. Horizons
3. Supper’s Ready
4. The Lamia
5. Dancing with the Moonlit Knight
6. Fly on a Windshield
7. Broadway Melody of 1974
8. The Musical Box
9. Can-Utility and the Coastliners
10. Please Don’t Touch
CD2:
1. Blood on the Rooftops
2. The Return of the Giant Hogweed
3. Entangled
4. Eleventh Earl of Mar
5. Ripples
6. Unquiet Slumbers for the Sleepers
7. In That Quiet Earth
8. Afterglow
9. A Tower Struck Down
10. Camino Royale
11. Shadow of the Hierophant