Gilby Clarke al Bluesiana, ovvero `poca musica per tanti soldi` (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Velden am Wörthersee (Carinzia) / Bluesiana Rock Cafe / Austria
Data del concerto: 14.03.2016
Numero di spettatori: 120
Prezzo del biglietto: 44,00€
Nella serie di serate interessantissime e indimenticabili al Buesiana Rock Cafe di Velden, in Carinzia, ogni tanto capita anche un concerto che, a conti fatti, è uguale se si fa o no. Uno di questi, di quelli che si dimenticano in fretta, l’ha portato nel locale Gilby Clarke, ex chitarrista dei Guns’N Roses.
Già solo l’attesa, che ha portato il tipo sul palco poco prima delle dieci di sera, faceva presagire che stavolta il pubblico sarebbe rimasto a bocca asciutta. Nella prima mezz’ora Gilby è rimasto da solo sul palco. Con la chitarra acustica, a scaldare la ristretta cerchia di una cinquantina di persone, tra cui, sotto il palco, c’erano parecchi fan dei Guns N’ Roses al limite dell’ebollizione, che aspettavano il loro momento. Il tipo ha subito bruciato un bel po’ di minuti solo per accordare come si deve la chitarra acustica. Nell’attesa del seguito elettrico, quella mezz’ora di acustico è sembrata durare un’eternità. Quanto si è trascinata la parte acustica, tanto più in fretta è volata quella elettrica, che non è durata molto più dell’acustica. Per la parte elettrica sul palco si sono uniti a Gilby i rocker italiani Stonecracker, che hanno dato una bella scossa allo svolgimento della serata.
Quella sera Gilby era sepolto nel mix sonoro dai due chitarristi degli Stonecracker, cosa che alla fine gli ha perfino fatto bene, visto che non rendeva al massimo nell’esecuzione del repertorio. Negli assoli non emergeva per niente, e più di una volta si è avvertita anche una certa indecisione nell’affiatamento della squadra, soprattutto in Surrender, che nella versione originale è dei Cheap Trick, dove uno dei due chitarristi degli Stonecracker nella prima parte del pezzo »cercava« a tentoni la giusta sequenza di accordi. Che Gilby avesse preso la serata più come una gita occasionale al bar qui vicino per farsi da bere lo dimostrava anche la sciatteria con cui suonava la chitarra, infilando un bel mucchio di errori. Un sacco di sbavature negli accordi presi male, e anche nei passaggi solisti senza anima, senza un’enfasi vera nei finali degli assoli. Insomma. La band ha suonato quattro brani d’autore di Clarke (Wasn’t Yesterday Great, Under the Gun, Cure Me or Kill Me, Tijuana Jail), ci ha aggiunto due cover dei Rolling Stones (ormai strausate, nell’era del rock) (It’s Only Rock’n’Roll, Dead Flowers), ha infilato un’esecuzione non proprio riuscita della già citata Surrender (Cheap Trick) e ha provato a tirar fuori credibilità e sicurezza della sua »figura d’artista« trascinandosi dietro i classici dei Guns N’ Roses che tutti si aspettavano, le caramelline (Knocking on Heaven’s Door, It’s So Easy in chiusura). In mezzo a tutto questo se l’è cavata meglio Monkey Chow di Slash (Gilby ha suonato per un periodo anche nella formazione di Slash).
Dopo una buona ora di show (parte acustica compresa), Gilby ha lasciato il palco con la band. Considerando che il biglietto costava 44,00€. Con quei soldi ti porti a casa il posto in piedi in parterre per il concerto di Alice Cooper a Lubiana, che suona lì il 12.06.2016! Halooo?!?!? Tra sbavature, zero pathos e figuracce. Ok. Gilby non è mai stato un cantante. Vocalmente non è riuscito a convincere, ma su quello si può anche chiudere un occhio. D’altro canto, però, è prima di tutto un chitarrista e, quanto al suonare la chitarra, avrebbe dovuto metterci un po’ più di vissuto, di emozioni vere e di passione. Da questo punto di vista il concerto è stato completamente castrato. Niente da fare. Una star è una star. Beh, lui almeno pensa di esserlo ancora. Peccato.
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