Live at the Royal Albert Hall
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Emerson, Lake & Palmer
Etichetta: Sanctuary Records
Uscita: 1993
Durata: 70:22
Voto: 3/5
Il leggendario tastierista Keith Emerson è rimasto per quasi venticinque anni ‘persona non grata’ alla prestigiosa Royal Albert Hall di Londra, da quando nel 1968, ancora come membro dei The Nice, aveva dato fuoco a una bandiera americana in segno di protesta contro la guerra in Vietnam (in realtà non era una bandiera vera, ma solo una replica). Fino all’inattesa reunion delle leggende del progressive rock Emerson, Lake & Palmer nel 1991, le porte della Royal Albert Hall gli sono rimaste sbarrate, cosa che comunque non gli toglieva il sonno più di tanto. Un po’ di sollievo però l’ha provato, quando dopo ventiquattro anni gli animi si sono finalmente calmati e gli ELP, nell’ottobre 1992, hanno potuto salire senza ostacoli sul palco della celebre sala. Il loro concerto alla Royal Albert Hall è stato il primo davanti al pubblico di casa, quello inglese, dopo diciotto anni. Il frutto di questa serata per molti versi importante è stato l’album dal vivo »Live At The Royal Albert Hall«, che ha immortalato in modo splendido l’ultima fase della carriera musicale del leggendario trio.
Durante il concerto Emerson, su consiglio del management, ha dovuto ovviamente ‘tirare il freno’: addio ai coltelli piantati tra i tasti degli organi Hammond, ai salti e alle sdraiate sotto il resto del parco tastiere e al rogo della (replica della) bandiera, ma il maestro delle tastiere è comunque stato di ottimo umore per tutta la serata. Lake se l’è cavata dignitosamente con i suoi compiti di cantante, chitarrista e bassista, anche se la sua voce era già percettibilmente appannata, il che per quello che era stato uno dei migliori cantanti del prog rock è stato quasi un dramma, visto che non si è più avvicinato al suo livello di un tempo. Palmer quella sera non ha avuto molte occasioni per i suoi grandiosi assoli di batteria, ma ha eseguito tutti i pezzi con il solito alto livello. La scaletta era studiata e ben scelta, con brani da quasi tutti i capitoli della storia degli ELP (tra i dischi in studio hanno ‘dimenticato’ solo »Trilogy«, 1972), anche se ha lasciato un retrogusto un po’ amaro il fatto che le versioni dei due migliori lavori della loro carriera siano state accorciate di parecchio.
Il distopico superepic »Karn Evil 9«, con cui hanno aperto il concerto, è stato ridotto alla sola parte introduttiva di due minuti con il celebre verso »Welcome Back My Friends to the Show That Never Ends«. Hanno tagliato per più della metà anche il superepic post-apocalittico »Tarkus«, che di sicuro non è stata la mossa più saggia e ha fatto incazzare parecchi fan di lunga data. Tra i pezzi più lunghi se la sono cavata meglio »Pirates« e »Fanfare For The Common Man«, suonati per intero. Dentro »Fanfare For The Common Man« hanno infilato, già che c’erano, anche »America« di Bernstein, il brano durante il quale nel 1968 Keith aveva bruciato la replica della bandiera americana, e »Blue Rondo A La Turk« di Brubeck, che ha chiuso il concerto in modo estremamente positivo, pomposo e trionfale, cioè nella più pura tradizione ELP. Sorprendentemente bene è venuto il catalizzatore di energia »Knife Edge«, mentre dall’allora attuale album in studio »Black Moon« (1992) hanno scelto i tre pezzi migliori, cioè »Paper Blood«, »Romeo & Juliet« di Prokofiev e la title track. Anche le due ballate classiche di Lake, »Still…You Turn Me On« e soprattutto »Lucky Man«, sono state suonate con uno slancio e un cuore speciali e hanno regalato un bel contrasto rispetto al predominio, per il resto, degli arrangiamenti sinfonici epico-pomposi, mentre Emerson con »Creole Dance« si è concesso un breve assolo di pianoforte.
»Live At The Royal Albert Hall« è un onesto album dal vivo e uno dei pochi momenti positivi della reunion relativamente breve del leggendario trio, durata purtroppo solo sette anni, perché con il tempo i dissidi tra loro sono diventati troppo grandi. Negli anni successivi le sale sono diventate sempre più piccole, e non dev’essere stata una bella sensazione per gli ‘eroi musicali degli anni Settanta’; Palmer ha cominciato ad avere problemi ai nervi della mano destra (poi si è ripreso), Emerson lottava sempre più con stress e depressione (cosa che nel 2016 per lui è finita in tragedia), mentre Lake non ha trovato il modo di riportare la voce al suo invidiabile livello di un tempo. Dopo il disastroso album in studio »In The Hot Seat« (1994) e concerti di qualità altalenante, era già chiaro che il leggendario trio, in questo ‘secondo tentativo’, non sarebbe rimasto insieme a lungo. Eppure il concerto d’addio all’High Voltage festival nel 2010 ha lasciato una bella impressione e ha chiuso la storia degli ELP in modo positivo.
Questa recensione è dedicata alla memoria di Keith Emerson (1944-2016).
Formazione
Keith Emerson – tastiere
Greg Lake – voce, chitarra, basso
Carl Palmer – batteria, percussioni
Produzione
Emerson, Lake & Palmer
Tracklist
1. Karn Evil 9 (1st Impression – Part 2) (1:45)
2. Tarkus (Medley): (9:33)
a) Eruption {Emerson}
b) Stones Of Years {Emerson/Lake}
c) Iconoclast {Emerson}
3. Knife Edge (5:27)
4. Paper Blood (4:10)
5. Romeo & Juliet {Prokofiev, arranged by Emerson} (3:41)
6. Creole Dance {Emerson, based on Alberto Ginastera’s Suite de Danzes Cirallas} (3:17)
7. Still… You Turn Me On {Lake} (3:18)
8. Lucky Man (4:38)
9. Black Moon (6:32)
10. Pirates (13:23)
11. Finale (Medley): (14:41)
a) Fanfare For The Common Man {Aaron Copland, arranged by Emerson}
b) America {Leonard Berstein, arranged by Emerson}
c) Rondo {Brubeck}