Gli Helstar hanno conquistato la Slovenia, e la Slovenia ha conquistato gli Helstar! (2009)

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Autore: Rok Klemše

Luogo: Piano bar, Kranj
Data dell’intervista: 01.06.2009

Gli Helstar, che arrivano da Houston (Texas), sono senza dubbio uno dei nomi più grossi del power metal americano, anzi dell’heavy/speed metal in generale. Fondata nel 1982, la band tra il ’84 e il ’89, dall’esordio Burning Star fino all’album Nosferatu, ha messo in fila quattro classici immortali del metal; poi, dopo il disco Multiples of Black del 1995, accolto così così, due anni dopo si è sciolta. Nel generale trend di ritorni di gruppi più o meno leggendari degli anni Ottanta, però, dal 2000 il nome Helstar è tornato a farsi sentire, grazie al leggendario cantante James Rivera. In occasione del ventesimo anniversario dell’uscita di Remnants of War la band si è finalmente riformata per davvero, con la formazione James Rivera (voce), Larry Barragan (chitarra), Rob Trevino (chitarra), Jerry Abarca (basso) e Russell DeLeon (batteria). Con questa line-up hanno registrato l’ottimo album del “come-back” The King of Hell, che hanno presentato anche nel concerto all’Izbruhov Bazen di Kranj. E credeteci, è stato uno dei migliori concerti mai visti su un palco sloveno! Gli Helstar, rinati e carichissimi, sono rimasti entusiasti della Slovenia e sono rimasti qui da noi anche il giorno dopo, e in una soleggiata domenica pomeriggio a Kranj il registratore ha cominciato a girare…

RockLine: Stavolta avete suonato per la prima volta in Slovenia come Helstar, mentre tu, James, eri già stato da noi due anni fa con i Vicious Rumors.
James: Sì, esatto.

RockLine: Come vi sentite oggi, a concerto archiviato?
James: Uff, alla grande! Senza dubbio è stato il miglior concerto di questo tour finora. La gente in Slovenia è davvero dentro fino al collo alla scena metal.

RockLine: Partiamo con un po’ di storia della band. Vi siete messi insieme intorno al ’82, poi vi siete sciolti verso il 2000.
James: In realtà ci siamo sciolti definitivamente già nel ’97, e verso il 2000 ho iniziato a suonare con persone diverse e piano piano a riportare in vita il nome Helstar.

RockLine: Ma perché vi siete sciolti proprio poco dopo l’uscita di Multiples of Black?
James: Semplice: all’epoca non era il momento giusto per il metal. Soprattutto negli USA la scena era stata completamente invasa dal grunge.

RockLine: Con queste reunion parziali hai ricominciato a rimettere in piedi il nome della band, ma quando avete deciso di riformarvi sul serio?
James: Quando si avvicinava il ventesimo anniversario di Remnants of War. Un nostro amico di San Antonio, che conduce un programma radio, ci ha convinti che sarebbe stato davvero figo tornare sul palco, soprattutto con l’anniversario dell’album alle porte. Abbiamo detto di sì, ma al massimo per un concerto, poi vedremo come va. Poi sono arrivati altri concerti e altri ancora, e a un certo punto i ragazzi hanno cominciato a scrivere questi riff nuovi e folli, ed eccoci qua (risate).

RockLine: Voi Helstar avete avuto una storia piuttosto movimentata: oggi, a quasi vent’anni dalla nascita, come guardate a tutta la scena power/heavy/speed metal americana?
James: Erano davvero bei tempi. È buffo, perché il concerto di ieri me li ha ricordati. Mi sembra che, per qualche strano motivo, da voi quei tempi siano ancora vivi. Il concerto aveva un’atmosfera completamente “old-school”, e la cosa più incredibile è che ho visto una sola persona anziana, tutti gli altri erano giovani. Le ragazze sono bellissime, e fa strano crederci quando ti dicono, parlando, che vanno ancora alle superiori! Ma che diavolo! (risate)

RockLine: Avete appena pubblicato il nuovo disco, The King of Hell, che sta ricevendo praticamente solo recensioni positive ed è stato accolto benissimo anche dai fan. In cosa è stata diversa la registrazione di questo album rispetto ai vecchi?
James: Completamente diversa. Per cambiare, il disco l’abbiamo scritto come band, tutti insieme. Una volta Larry o Jerry scrivevano un pezzo intero, testi compresi. Si faceva così, oppure Larry scriveva tutta la musica e io il testo. Stavolta invece abbiamo messo insieme tutte le parti insieme.

RockLine: L’anno scorso avete pubblicato la compilation Sins of Past, in cui, un po’ alla Testament con First Strike Still Deadly, avete rifatto qualche classico. Come avete scelto quali pezzi reincidere?
James: Ovviamente prima di tutto quelli più popolari, ma anche quelli che secondo noi si sposavano con la direzione della scaletta che stiamo prendendo adesso. Avevamo già qualche pezzo nuovo e, riascoltando i vecchi, abbiamo scartato quelli che suonavano troppo “eighties”. Quelli che abbiamo scelto li abbiamo registrati più cupi e più heavy, così da farli suonare come se fossero stati incisi nello stesso periodo. Quando poco dopo è uscito The King of Hell, anche quei pezzi suonavano come parte dello stesso processo di registrazione. Un sacco di gente si è lamentata perché abbiamo reinciso dei classici, ma non l’abbiamo fatto per noia o per soldi, ma perché avevamo davanti un disegno complessivo. Sins of Past è stato un passo verso King of Hell.

RockLine: Un passo logico verso il nuovo disco, quindi?
James: Sì, esatto.

RockLine: Qual è la storia dietro The Garden of Temptation, il pezzo più lungo che abbiate mai registrato?
James: Lo spiega meglio Larry.
Larry: The Garden of Temptation? Hai visto il film La Passione di Cristo? All’inizio, quando Gesù è nel giardino e prega, nel film hanno infilato il Diavolo che lo prende in giro. Nella Bibbia non succede, ma nel film mi è sembrata una cosa assurda, così ho preso l’idea e l’ho ampliata. Parla del Diavolo che gioca con Gesù e cerca di ingannarlo per farlo passare dalla sua parte.
James: Sì, a nessuno importa quanto hai sofferto su quella croce, vieni con me, andiamo a far festa, a donne, a metal (risate).
Larry: Ho semplicemente seguito questa storia e l’ho sviluppata in qualcosa di più grande. Come dice un verso del pezzo: “Your father’s words have all been lies, take my hand you’ll never die”. Il senso è tutto lì, e l’interpretazione di James è pazzesca!

RockLine: In effetti tutto l’album è estremamente oscuro, con qualche testo davvero “malato” alla The Plague Called Man…
Larry: Il testo di quel pezzo l’ho scritto pensando al fatto che stiamo compiendo un genocidio contro noi stessi.
James: L’uomo è il peggior nemico dell’uomo, penserà sempre alla guerra e all’odio.
Larry: Le donne creano e gli uomini distruggono (risate).

RockLine: Come mai con Nosferatu avete deciso di registrare un concept album su Dracula?
James: In realtà l’idea è stata di Larry, ma quando me l’ha proposta ha mandato fuori di testa anche me. Dracula mi è sempre piaciuto, ma non ne sapevo mai granché, finché non ho visto un bel po’ di film e letto qualche libro. Non sono proprio un gran lettore, il che è piuttosto grave per uno che scrive testi, ma durante la registrazione di questo album ho letto più libri che in tutte le superiori. Ho letto ogni libro che mi è capitato tra le mani e ho studiato ogni minimo dettaglio, e se ci pensi abbiamo di fatto creato un nostro film. È strano che all’epoca non fosse il momento del gothic e di roba simile. Se lo facessimo oggi probabilmente non esisterebbero band come i Cradle of Filth (risate). Gliel’avremmo rovinato, perché avrebbero dovuto dire che quella band, gli Helstar, aveva già consumato il tema dei vampiri (risate).

RockLine: Dopo lo scioglimento degli Helstar hai suonato in tantissime altre band, dai Distant Thunder ai Destiny’s End, ai Seven Witches e altre. Come guardi oggi a quello che hai fatto in quei gruppi?
James: Tutto accade per una ragione. Oggi è inutile chiedersi perché sia successa una cosa: non è comparso nessun segno nel cielo o roba del genere (risate). Doveva succedere così, perché le cose arrivassero al punto in cui siamo oggi. Se la guardo da un punto di vista professionale, direi che sono capitate delle occasioni, e io dall’industria musicale non sono mai uscito. Con i Destiny’s End siamo arrivati sulla scena quando il metal negli USA era completamente morto da due anni interi. Mi serviva qualcosa di simile agli Helstar e i Destiny’s End erano una macchina perfetta, simile agli Helstar ma allo stesso tempo diversa. E così per me è ricominciato tutto da capo.

RockLine: Ora ti stai riunendo anche con i Seven Witches.
James: Sì, siamo di nuovo insieme, stiamo lavorando a un album e progettando un tour. Tra gli Helstar, i Seven Witches e la mia tribute band cerco di pagare le bollette con la musica. Sono un maledetto scansafatiche, non voglio un lavoro (risate). Ma se guardi tutta la storia, con tutta la merda che abbiamo dovuto attraversare, questo è un lavoro. Anzi, lavoro più che se stessi a casa a non fare niente.

RockLine: Suoni anche in una tribute band in cui fate cover dei Black Sabbath e dei Judas Priest.
James: Sì, il nome della band è Sabbath Judas Sabbath. Ho quattro band, perché gli USA sono così grandi che posso semplicemente volare in una città e lì c’è già una band ad aspettarmi. Il mio obiettivo è metterne in piedi una anche in Europa.

RockLine: È per questo che avete rifatto il classico dei Judas Priest Beyond the Realms of Death su Multiples of Black?
James: No, all’epoca non suonavo ancora in una tribute band, abbiamo semplicemente scelto un pezzo che piace tantissimo a tutti noi.

RockLine: Che ne pensi delle tante reunion di band sciolte degli ultimi tempi? Credi che sia vero amore per la musica e lealtà verso i fan, o solo un modo per rivivere la gloria passata e fare soldi?
James: Alcuni lo fanno e basta, ma già dalla musica si sente che non c’è niente di vero. Altri lo fanno come noi, quando succede qualcosa di magico che ha un senso. Noi non avevamo pianificato di rimetterci insieme per fare un po’ di soldi, è semplicemente successo. E credimi, non è che guadagniamo granché (risate). Alcuni i soldi li avevano in passato e ne vogliono ancora di più, ma in realtà distruggono soltanto quello che hanno costruito. Se il nuovo disco fa schifo, è meglio che si sciolgano di nuovo e non si riuniscano mai più.
Larry: Quando registravamo The King of Hell ci chiedevamo se sarebbe piaciuto o no. A molti piace, ma non chiederlo a me, perché sono di parte (risate).
James: Eravamo un po’ scettici, ma quando l’album è uscito le prime recensioni erano già molto positive e penso che ormai non abbiamo più niente da temere. Sicuramente è un ottimo inizio per la reunion di una band.

RockLine: Durante la registrazione del nuovo album c’era molta pressione, visto che nella vostra discografia ci sono dei classici del metal indiscutibili e senza tempo?
James: No, per niente! Questa registrazione è stata, almeno per me, la più divertente e rilassata. Semmai, prima c’era una pressione enorme. Io ho sempre odiato registrare e non vedevo l’ora di finire, ma stavolta mi sono davvero goduto tutto. Soprattutto la costruzione del disco in sé, perché prima non c’era.
Larry: Stavolta la maggior parte dei pezzi li abbiamo scritti insieme, mentre prima Jerry scriveva i testi, le parti di basso, le parti di chitarra, le armonie, le voci… Adesso io scrivo un riff, lo mando a Rob che lo inserisce nel pezzo, James fa le linee vocali e così tutti quanti partecipiamo alla scrittura dei pezzi.

RockLine: Domanda scontata per chiudere. Che futuro hanno gli Helstar?
James: Solo in salita (risate). Resteremo insieme, senza dubbio. Anche se siamo diversi, in fondo restiamo ottimi amici. Mi sembra che siamo ancora più matti e divertenti di vent’anni fa.
Larry: Quando la band si è sciolta, tra noi non c’è mai stato rancore. Era solo business. Ed è quello che mi ha distrutto. Quando ho lasciato gli Helstar non volevo più suonare nemmeno la chitarra. L’ho messa sotto il letto e per anni non ho suonato una nota. Quando mi sono sposato sono entrato in una band messicana per guadagnare i soldi per il matrimonio. Ho guadagnato quello che mi serviva e la chitarra è tornata sotto il letto. Quando è morto mio nonno, che mi ha cresciuto, mi è tornata la voglia di suonare, e con Rob abbiamo messo su una band piccola. Con James non parlavamo nemmeno di rimetterci insieme perché era molto impegnato. Quando è arrivato il ventesimo anniversario di Remnants of War si è riaperta un’occasione, e la prima volta che abbiamo suonato di nuovo insieme è stato come se non ci fossimo mai fermati.
James: Quella prima prova è stata il segnale definitivo. Non ci rendevamo nemmeno bene conto di cosa stesse succedendo…
Larry: Stava succedendo davvero (risate).
Larry: Dopo il primo concerto abbiamo ricevuto un sacco di offerte… Per i festival Play It Loud, Keep it True, Rock Hard.
James: Era evidente che dovevamo andare avanti. Penso che come musicisti siamo al nostro apice in questo momento. Dal vivo e su disco.
Larry: È buffo, perché l’energia ci esce da tutti i pori. Penseresti che succedesse quando eravamo giovani, e invece ancora di più adesso che siamo dei vecchi bacucchi (risate).

RockLine: Ok, grazie per l’intervista, è stato un vero piacere!
James: Grazie a te, anche per noi è stato un onore e un piacere suonare in Slovenia. E siamo ancora qui, vedi quanto ci piace (risate).

Foto: Robi Lipej

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