GodiBodi festival 2019: il primo giorno!
Artisti in scena: Jernej Zoran & Ministrstvo Resnice / Fed Horses
Location: Lubiana / Ljubljanski grad / Slovenia
Data: mercoledì, 29.05.2019
L’anno gira e rieccoci con un nuovo GodiBodi festival. Il secondo anno di fila al castello di Lubiana. Il primo giorno è stato tinto di rock molto più di quanto uno oserebbe sperare, vista la linea della cooperativa musicale Celinka. Vero che lo stimato capo di Celinka, Janez Dovč, in apertura aveva annunciato una serata all’insegna del pop e del folk, ma l’entrata in scena di una Telecaster a tutto volume, sostenuta da una chitarra ritmica aggiuntiva, sotto la regia di Jernej Zoran e del suo Ministrstvo Resnice, guidato dalla cantante Nina Radkovič, ha impresso al festival un marchio rock bello solido. Jernej con la sua squadra ha presentato l’album appena uscito »Stik«, con cui conserva una carica incredibile quanto a composizioni convincenti e continua a sfornare ottimi dischi in studio uno dopo l’altro. Il tipo non si prosciuga mai di idee. Per Jernej è affascinante la scoperta di saper piazzare in radio un pezzo scritto secondo l’estetica rock e pop classica degli anni Ottanta, ma dosato con una tale musicalità da far presa alla grande, in radio. Sempre. E questa ispirazione altamente creativa del musicista e artista della Bassa Carniola non lo lascia mai a piedi.
Jernej Zoran con la sua squadra ha preparato una specie di scaletta «best of», ha servito anche due strumentali e qualche momento artisticamente rielaborato dai tempi della carriera in cui suonava nei Društvo mrtvih pesnikov. Nina Radkovič ha conquistato con la sua eleganza vocale e con un’enorme partecipazione agli arrangiamenti dei brani, sia quelli che sugli album di Zoran cantano le sue predecessore, sia ovviamente quelli attuali, cioè dall’album »Stik«. Zoran ha sempre saputo circondarsi di ottime cantanti e anche con Nina ha fatto centro in pieno. La band ha mostrato qualche fragilità esecutiva soprattutto quando a Marko Verbič è saltata una corda, e poi anche più tardi, quando la situazione l’aveva ormai sistemata, ma la sua Telecaster proprio non voleva saperne di accordarsi a un livello soddisfacente. »Razpad sistema« ripresa da capo dall’inizio la dice lunga sul fatto che il gruppo negli ultimi sei mesi non ha suonato granché, visto che Zoran si è concentrato sulla registrazione del nuovo lavoro in studio, che per qualità continua a mantenere la carica d’idee, la perspicacia e l’integrità artistica di Zoran. Però proprio sul finale Jernej ha «sfasciato tutto» con un assolo d’uscita allungato nella conclusiva Poljubi me, dimostrando ancora una volta di essere uno dei più straordinari difensori sloveni della bibbia e dei postulati della teoria delle sei corde, allenati nel ramo del rock classico (leggi: «blues meets David Gilmour»).
I Fed Horses sono un gruppo che ultimamente suona davvero tanto. Sono richiestissimi. Ovunque. Diventano sempre più popolari, e lo dimostra anche la frequente rotazione della loro musica sulle principali radio di casa nostra. Che suonino molto lo ha dimostrato anche l’esibizione del gruppo nel primo giorno dell’edizione di quest’anno del festival di musica d’autore contemporanea ed etnica GodiBodi. Il concerto è stato adornato dall’inizio alla fine da un’affiatamento incredibile e da una chimica costante, marcata e onnipresente, fatta di legami saldi tra i mattoni del suono, con in testa la voce marcata, sensuale e vissuta di Urša Mihevc. Anche il suono era messo su benissimo, e la band, oltre a cinque brani dall’EP »Sinner«, ha suonato anche pezzi nuovi, come l’iniziale Sprememba e naturalmente Ti ne poznaš konjev, con cui si sono candidati a EMI e hanno corso per un posto all’Eurovision. Davvero uno show a cui non c’è proprio nulla da rimproverare. Quello che abbiamo potuto toccare con mano è una maturazione artistica notevole della squadra, che con la propria auto-evoluzione ha già superato artisticamente l’EP uscito l’anno scorso, ed è evidente anche che si sta spostando verso la creazione di brani d’autore in lingua slovena. Concentrazione costante, concisione, focus solido del sestetto. Jure sulla sinistra, circondato dagli effetti, maestro di un minimalismo chitarristico delizioso ma di «rumori» incisivi, ornamenti, effettistica e ispessimento del muro sonoro, ha dato prova continua di una finezza straordinaria. Anche nei momenti in cui ha imbracciato la chitarra acustica e ancora la pedal steel (Ti ne poznaš konjev). Tutto fila. Gli intrecci con il violino di Daniel Bogataj (che si occupava anche della chitarra ritmica aggiuntiva), poi il sostegno dei suoni del piano elettrico e dell’Hammond del tastierista Mitja Kavčič. Il basso onnipresente e incisivo di Rok Škrlj, piazzato sul palco quasi invisibile sullo sfondo, ma con un suono che parlava con una presenza incredibile e un contrasto marcato, con cui colorava il carattere dei brani e si incastrava alla perfezione con il pilastro ritmico, il nuovo batterista Jure Maček. Quest’ultimo con la sua prova dietro le pelli ha dimostrato di essersi calato in un attimo nella visione musicale del gruppo. Come ciliegina sulla torta la band ha eseguito anche una cover di Voda, che nell’originale appartiene ai Dan D. A modo suo l’ha trasformata (per la solenne introduzione ci ha pensato anche Jure con il suo “calderone” di batteria), e a rapire l’attenzione ancora e ancora è stato lo straordinario canto dell’affascinante Urša Mihevc, che con la sua vocalità rifinita, piena di sensualità, di flessibilità, carica di passioni (anche di una dolce, graziosa nostalgia), ha incantato più volte il pubblico.
Il primo giorno dell’edizione di quest’anno del GodiBodi si è così chiuso in un lampo. Ne seguono altri tre. Ognuno è una storia a sé! Ognuno è un racconto di quanto possiamo essere sloveni perspicaci, incisivi e freschi di idee quando creiamo la nostra musica d’autore.
testo: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik








































