Gods of Violence
Autore: Primož Novak
Artista: Kreator
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: year_month
Durata: 51:43
Voto: 3.5/5
Cinque anni sono un bel po’ di tempo tra un album e l’altro. Le band giovani non possono certo permetterselo, perché finirebbero subito nel dimenticatoio. Gruppi come Metallica, Slayer, Iron Maiden e Kreator, invece, hanno una tale riconoscibilità da potersi prendere una pausa più lunga dai concerti per sfornare un nuovo disco.
I Kreator sono tornati dopo il bene accolto Phantom Antichrist. Stavolta la band ha deciso di affidarsi di nuovo allo stesso produttore. Jens Bogren è ormai un nome affermato che, a giudicare dalle sue referenze, tira fuori album »sicuri come l’oro«. Con Bogren i dischi suonano potenti e chiari, e i pezzi sono per lo più messi in ordine in modo sensato, senza complicazioni inutili. Insomma, è la scelta giusta per aiutare la band a registrare un album pensato per un pubblico più ampio, e anche i Kreator non fanno eccezione.
Su Gods of Violence, dopo un’introduzione pomposa, i Kreator picchiano duro come ci si aspetta con il pezzo veloce World War Now, in cui la band conferma che non intende tradire la propria natura thrash. Il seguito è altrettanto logico con Satan Is Real, che non punta più sulla velocità ma sulla melodia e sul ritornello, mentre il tempo si calma un po’. Insomma, il classico pezzo da hit obbligato, che prova ad acchiappare già dal titolo. Solo che qui l’enfasi sul ritornello diventa un filo eccessiva, perché è più che evidente che il pubblico lo canterà a squarciagola dal vivo. Le cose si raddrizzano un po’ con la più veloce e incisiva, come si conviene al thrash metal, Totalitarian Terror. Ma si capisce subito dove si va a parare. Anche se i testi parlano di guerra, politica e cattiveria umana, i ritornelli cantabili e melodici stampati su parole così cupe sembrano quasi una parodia. Non tutto è perduto, però: la title track, con un’intro interessante, dimostra che i Kreator all’album si sono dedicati eccome. Anche la struttura è più interessante rispetto agli altri pezzi, e ovviamente il tutto è impreziosito dalla chitarra melodica di Sami Yli-Sirniö, che regala anche assoli belli e curati per tutto il disco. Convince anche Army of Storms, che per giunta piazza pure un breakdown micidiale, un ottimo tocco in più alla dinamica del brano. Il chitarrista Yli-Sirniö ha senza dubbio reso i Kreator più digeribili per chi ascolta, introducendo la sua melodia »finlandese« che ricorda lo stile del melodic death metal o del power metal. Il problema è che a volte la melodia esagera e finisce per sembrare kitsch, in stile folk metal.
Gods of Violence ha i suoi alti e bassi. Spunta anche qualche filler, e abbondano le melodie da cliché, come il pezzo Hail to the Hordes, che suona piuttosto forzato e senza vera ispirazione. Il picco del cliché i Kreator lo raggiungono con Fallen Brother, con cui rendono omaggio alle leggende della musica scomparse. Con la sua semplicità e il ritornello sing-along, il pezzo è più che ideale per i grandi concerti. I Kreator chiudono l’album con Death Becomes My Light, dove Mille Petrozza e compagnia provano un’ultima volta a convincerci che sanno creare anche qualcosa di più epico. La chiusura è sì solida, ma non regge il confronto con gli altri album.
Sull’esecuzione non c’è niente da dire. Jens Bogren ha catturato tutto in modo ottimo e sensato, un’altra prova che con lui vale la pena registrare un album. Certo, alcune cose spiccano più di altre. La voce di Petrozza suona potente e arrabbiata il giusto per i testi. Le chitarre sono senza dubbio il punto forte, mentre la sezione ritmica sembra un po’ trattenuta, ma questo non vuol dire che l’insieme non respiri.
Nel 2001 i Kreator, con l’album Violent Revolution, hanno fissato una nuova pietra miliare. Sedici anni e quattro album dopo, è più che evidente che i Kreator non si staccheranno dalla loro ideologia, in linea con gli standard moderni. In linea con tutto questo c’è anche Gods of Violence, un prodotto senza picchi, ma in cui di sicuro si sente la stabilità. Alla maggior parte del pubblico questo album andrà bene, ma i vecchi fan potrebbe lasciarli freddi.
Con Gods of Violence i Kreator dimostrano di sentirsi a proprio agio nella loro zona di comfort, come tanti veterani del metal che, dopo una fase sperimentale, hanno ritrovato la propria essenza e non intendono più staccarsene. E gli album ormai li incidono solo per non finire nel dimenticatoio.
Formazione
Mille Petrozza – voce/chitarra
Sami Yli-Sirniö – chitarra
Christian Giesler – basso
Ventor – batteria
Produzione
Jens Bogren
Tracklist
01. Apocalypticon
02. World War Now
03. Satan Is Real
04. Totalitarian Terror
05. Gods Of Violence
06. Army Of Storms
07. Hail To The Hordes
08. Lion With Eagle Wings
09. Fallen Brother
10. Side By Side
11. Death Becomes My Light