Gong: Acid Motherhood
Data di uscita: 30.03.2004
Etichetta: Mister E
Produzione: Orlando Allen e Zubin Henner
Durata: 47:52
Genere: progressive rock / space rock
Voto: 9/10
Per l’undicesimo progetto in studio dei leggendari progsters internazionali Gong, »Acid Motherhood« del 2004, l’eccentrico musicista australiano Daevid Allen ha smantellato del tutto la precedente formazione, quella che aveva registrato l’album prima, »Zero to Infinity« (2000), e ha pescato i nuovi membri unendo i Gong ad alcuni componenti degli University of Errors e degli psichedelici giapponesi Acid Mothers Temple. Da qui il titolo dell’album, che vanta la copertina più grottesca della storia dei Gong, con Allen raffigurato con il corpo di una donna incinta nuda. Questo musicista, che da giovane aveva provato la maggior parte delle sostanze in circolazione, con l’età è diventato sempre più svitato ed eccentrico, e la cosa si sente benissimo anche nella musica dei nuovi Gong.
La grande particolarità di »Acid Motherhood« è la presenza di tre chitarre, affidate a Daevid, Kawabata Makoto e Josh Pollock, e la totale assenza di strumenti a fiato, una prima assoluta nella storia dei Gong. Alla batteria debutta Orlando, il figlio di Allen, che sarebbe tornato anche su »I See You« (2014). Dei membri storici dei Gong, a parte Daevid, su »Acid Motherhood« non c’è nemmeno l’ombra: solo la compagna di Allen, Gilli Smyth, compare come ospite nel brano »Supercotton«.
Già l’apertura, il breve strumentale avanguardistico-psichedelico »Ocean of Molasses«, annuncia che si tratterà di uno dei traguardi più strani dei Gong nella loro variegata storia, mentre il già citato »Supercotton« è carico di monologhi nevrotici di Allen, improvvisazioni chitarristiche folli, suoni dissonanti e un caos psichedelico-avanguardistico totale. Evidentemente, dopo il predecessore »Zero to Infinity«, relativamente pacato, melodico e orientato alla meditazione, con »Acid Motherhood« Daevid ha voluto far rivivere le radici dei Gong, molto più avanguardiste e dissonanti, e nella maggior parte dei brani gli è riuscito piuttosto bene. A regalare una svolta ambient inaspettata ci pensa »Olde Fooles Game«, decisamente più meditativo e sottile, con qualche percussione esotica e le tipiche texture di sintetizzatore da space rock firmate dal tastierista Cotton Casino.
Lo strano ibrido strumentale tra space rock e prog metal intitolato »Zeroina«, che richiama la versione femminile dell’antieroe dei Gong Zero the Hero, è un incrocio senza compromessi tra psichedelia e brutalità. La mitologia dei Gong è ancora presente nella maggior parte dei testi di »Acid Motherhood«, anche se stavolta senza concept e senza i soliti ‘vecchi amici’ psichedelici. »Brainwash Me« è un altro esperimento space rock piuttosto comico, con i borbottii vocali mezzi folli di Allen, fischi, tantissimi suoni dissonanti e variazioni chitarristiche sparpagliate.
»Monstah!« è un altro strumentale caotico e cupo, condito di ritmiche psichedelico-avanguardistiche. »Bazuki Logix«, un pezzo space rock decisamente più sottile, vede Kawabata Makoto al bouzouki e tante onde eteree di sintetizzatore. »Waving« è un’altra creatura bellissima e ambient, dall’impronta acustica, che offre uno splendido contrasto con la natura caotica della maggior parte dei brani del disco. L’ep di quasi 14 minuti »Makedoten« rappresenta il culmine sperimentale di »Acid Motherhood« ed è la prova lampante che i Gong, anche in età avanzata, avevano ancora voglia di avventure improvvisative imprevedibili: stavolta tutti e tre i chitarristi, con Allen in testa, si ‘scatenano’ di brutto. L’esperimento superpsichedelico conclusivo, »Switchless In Molasses«, si descrive al meglio come uno spaccato del normale stato mentale di Daevid quando comincia a rimuginare troppo sulle ingiustizie ecologiche e sociali di questo mondo.
»Acid Motherhood«, frutto della fusione di tre band diverse ma affini sotto la guida genialmente eccentrica di Allen, è stato un esperimento del tutto a sé nella lunga e vibrante storia dei Gong. Con questo disco i Gong, nella loro formazione ‘meno classica’ di sempre, sono tornati alle radici avanguardistico-psichedeliche, facendo felici tutti i fan della versione più eccentrica e sperimentale di Allen. Allen era così entusiasta della collaborazione con gli Acid Mothers Temple che ha portato la fusione delle due band, sotto il nome Acid Mothers Gong, in un’ampia tournée. Sembrava che i Gong classici fossero ormai roba del passato, ma Allen non sarebbe Allen se, poco prima di registrare l’album successivo, »2032« (2009), non avesse di nuovo rivoltato tutto ‘come un calzino’ e rimesso in piedi quasi l’intera formazione classica dei Gong, a eccezione del compianto leggendario batterista Pierre Moerlen.
Autore della recensione: Peter Podbrežnik
Tracklist:
1. Ocean Of Molasses (0:32)
2. Supercotton (8:36)
3. Olde Fooles Game (2:08)
4. Zeroina (2:56)
5. Brainwash Me (3:58)
6. Monstah! (2:31)
7. Bible Study (0:30)
8. Bazuki Logix (4:15)
9. Waving (4:05)
10. Makototen (13:36)
11. Schwitless In Molasses (4:35)
Gong:
Daevid Allen – chitarra, voce
Josh Pollock – chitarra
Kawabata Makoto – chitarra, bouzouki
Cotton Casino – sintetizzatore, voci di accompagnamento
Dharmawan Bradbridge – basso
Orlando Allen – batteria
Musicisti ospiti:
Gilli Smith – voce (2)
Kurt Schwitters – voci di accompagnamento (11)
Greg Sheenan – batteria (3), percussioni (6)