Gotthard – la lezione svizzera di hard rock a Graz! (2007)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Graz / Orpheum Teater / Austria
Data del concerto: 07.10.2007
Spettatori: 400
Prezzo del biglietto: 27.00€
Dal sei ottobre è finalmente scattato il via anche per gli amanti dell’hard rock genuino: i Gotthard, prima donna svizzera del genere, sono partiti per un nuovo tour europeo per presentare il loro ultimo lavoro in studio, ancora una volta un bel mucchio maestoso di micce hard rock melodiche, curate con garbo e raffinatezza, che trovi nell’album “Domino Effect” (recensione RockLine QUI). Il nostro solito “party place”, l’Orpheum di Graz, seconda data di fila del gruppo in questo tour, sta ancora in piedi, ancora stracolmo di eventi di ogni sorta e, per fortuna, mantiene anche la tradizione per cui questa simpatica sala non viene saltata nei tour né dai nomi più caldi e leggendari, né dagli assalitori del rock più oscuri e sconosciuti. Nel programma dell’Orpheum c’è sempre qualcosa per tutti. Persino per gli amanti dell’hard rock melodico, non ci crederete, quanti siamo ancora a sgambettare allegri
Alle otto di sera la sala lasciava già intuire che sarebbe stato caldo, caldo, caldo… Un 500 persone hanno accolto i nuovi giovani promettenti, gli svizzeri Redeem, connazionali dei Gotthard. Questi ultimi, proprio per questo, gli hanno dato l’occasione di portare il proprio nome in giro per il mondo. I Redeem non hanno affascinato per niente. Una variazione sul riciclo moderno dei concetti stramasticati degli anni Settanta a cui attingono oggi gruppi come Wolfmother o The Answer, con una voce parecchio piagnucolosa. Un trio d’assalto che si appoggia ai vecchi schemi dell’hard rock anni Settanta, con svolte blues. Assoli ridotti a uno sgrullare annoiato di tritono, fatto di pull off con tre dita atrofizzate, e il già citato latrato piagnucoloso del ragazzo che nel frattempo cantava. Ovviamente costui non si è dimenticato di qualche cosiddetto trucchetto emo da quattro soldi e si è tirato un po’ di nero attorno agli occhi, roba che nel rock portò il buon vecchio Marc Bolan dei T. Rex, tanti anni fa. Quaranta minuti di festa con i ragazzi si sono tirati parecchio per le lunghe, perché non si percepiva niente di mai visto o sentito. Il gruppo sa suonare, questo sì, ha la sicurezza sul palco che serve, l’affiatamento che serve, ma mancava quel fascino, quell’attrattiva. Okay, alle ragazze non dubito che i ragazzi sembrassero attraenti, ma se guardiamo solo al loro messaggio musicale, di certo non è che sia chissà quanto incantevole. In compenso hanno servito un suono da palco regolato molto bene. Beh, dai, ce la faranno, no? Aspettiamo che scorra ancora un po’ d’acqua della Sava e del Danubio. E un upgrade dell’abbigliamento di scena è assolutamente obbligatorio. Ragazzi! Sembrate degli schiavi scappati dalle piantagioni di cotone della Carolina del Sud.
Alle 21.20 è esploso tutto sul serio. Attraverso il palco saturo di nebbia, in un blu scuro che cambiava riflessi, è salito per primo della squadra Gotthard, come si conviene, il chitarrista principale Leo Leoni. Un attimo dopo tutti gli altri, e la sala è letteralmente esplosa quando sul palco è apparsa anche la prima ruota motrice del gruppo. Il cantante Steve Lee. Master Of Illusion, primo pezzo dell’album “Domino Effect” (2007)! Apertura come da copione. All’inizio i Gotthard hanno un po’ inseguito il suono per i primi tre pezzi. Soprattutto c’era da calmare una linea di basso troppo rumorosa e da alzare la voce di Steve, che si sentiva peggio nell’impasto sonoro.
In sala si accalcava una bella marea di gente. Decisamente tra 700 e 800 teste, anzi dico piuttosto un buon 700. Qualche ragazza in prima fila conosceva alla perfezione le strofe e seguiva e divorava con gli occhi, senza un attimo di tregua, ovviamente nessun altro che Steve. D’altronde il tipo è la figura più magnetica del gruppo. A dirla tutta mi ripeto, ogni volta che lo descrivo, ma non se ne può prescindere. Ha un carisma fuori dal comune, è un attore da palco rifinito che sa piazzare ogni gesto scenico al momento giusto nel posto giusto. Se ci aggiungi il carattere superiore della sua voce melodica, gutturale ma carica di voltaggio esplosivo, che non nasconde un pizzico di David Coverdale (Whitesnake), un pizzico di Bon Jovi e un pizzico di Steven Tyler (Aerosmith), capisci subito di essere nel posto giusto. L’energia che ti afferra è diabolicamente seducente! 5 pezzi da Domino Effect, e altri 5 da “Lipservice” (2005), a conferma dell’enorme successo di quel disco, con un’esecuzione di altissimo livello di brani che fanno pulsare il bacino in modo indisciplinato e che si sono già piantati saldamente nel cuore dei fan. I Wonder, All We Are, Dream On, la chiusura della parte regolare con Anytime Anywhere e soprattutto l’immancabile e obbligatoria Lift U Up hanno dimostrato una dopo l’altra quanto sia amato “Lipservice” dal pubblico.
I Gotthard hanno letteralmente ammazzato sul palco, con un alto livello di maturità musicale conquistata negli anni, in termini di crescita del gruppo come unità. Vero, gran parte dello show è avvolta in un gioco recitato, in routine da palco, ma i ragazzi non nascondono l’atteggiamento positivo, l’eccezionale senso dell’umorismo, la malizia birichina con cui si punzecchiano di continuo sul palco; e quello che conta di più è l’incredibile chimica che il gruppo sviluppa sui legami di una solida amicizia e di una lunga perseveranza nel music business, che dal vivo funziona in modo così altero nell’esecuzione del materiale. Dall’uscita del debutto “Gotthard” sono passati, guarda caso, esattamente 15 anni. E i ragazzi sono cresciuti un sacco. Oggi i Gotthard brillano in pieno splendore grazie a un affiatamento granitico della squadra, che sul palco può essere generata, costruita e sviluppata in un attimo e piazzata trionfalmente al pubblico sotto forma di hard rock dolcemente inebriante. Il magistrale incitamento di Steve durante il concerto trova sempre una risposta chiara e rumorosa dal pubblico. L’uomo rompe il ghiaccio e basta, col suo carisma. Ogni volta che i ragazzi chiedono la partecipazione, l’energia del pubblico, questa torna indietro. In Domino Effect tutte le mani dell’Orpheum svolazzavano in aria. Dalla prima fila fino alla porta in fondo, dal lato opposto al palco. Anche gli austriaci, proverbialmente sempre compassati, sanno quindi infiammarsi per bene, e per farlo non servono solo wurstel, birra fatta in casa e fisarmonica. In effetti, ha contribuito anche il fatto che Steve Lee si rivolgesse a noi in tedesco. Durante l’ora e tre quarti di show ci siamo ovviamente scatenati sui classici obbligatori del repertorio d’acciaio del gruppo: Mountain Mama, Firedance, Top Of The World, il particolarmente obbligatorio Hush (cover di Joe South), con l’accento sulla rispolverata del terzo album in studio “G.” (1996): Sister Moon, One Life One Soul e Let It Be, mentre Make My Day è stata sostituita in scaletta, rispetto al tour precedente, dal brano In The Name.
Quanto siano forti i Gotthard sul piano compositivo, quanto siano raffinati, sensibili e splendidi autori, lo dimostrano e lo confermano ogni volta le loro ballad. Il gruppo è così convincente in questo che può permettersi di eseguire il primo bis con la nuovissima ballad Falling, con sul palco a far compagnia a Steve Lee soltanto il fedele tastierista “session” della band, Nicolo Fragile. Qui Steve mostra tutte le sue virtù di morbidezza sensuale e canto sottile, e la sala esplode di nuovo con un altro pezzo sognante, Heaven, dove si fonde con il gruppo ancora una volta in un ritornello melodico e cantabile. I Gotthard hanno chiuso il primo bis in modo a dir poco bombastico. Con il brano di “boogie drive” erogeno, licenzioso e scandaloso Lift U Up, che la folla aspettava in realtà impaziente da tutta la sera. Ha alzato la pressione in sala a un livello tale che alla fine le assi del pavimento tremavano pericolosamente sotto i piedi, perché la gente saltava davvero con entusiasmo marziale e ha quasi ridotto il pavimento in segatura mentre chiamava il gruppo a tornare sul palco. I Gotthard si sono fatti rivedere ancora una volta. Non c’era nemmeno bisogno di indovinare che sarebbe toccato alla cover di Bob Dylan The Mighty Quinn, che in un attimo ha ricostruito identico il solido ponte di intenso flusso di energia tra popolo e gruppo, praticamente una replica della scena di Lift U Up. Una combinazione eccezionale di botta rock compatta e intensità, unita a un’ultra melodicità in veste di esecuzione rodata, che catapulta il pubblico direttamente fuori dalle scarpe fino al soffitto della sala!
Il concerto dei Gotthard è stato un vero cerotto su tutte le ferite di chi ha fame di buon hard rock. Un obbligo, come dico io. Dopo i miseri disastri delle reunion di Motley Crue e Dokken, con Coverdale a cui si vede la voce che cala, con i Bon Jovi altrettanto pallida ombra di sé stessi, o la solita rarità di visite di questo genere di gruppi “qui vicino”, dalle nostre parti, Graz è in questo caso tappa obbligata per un’invasione di amanti della musica. Assolutamente, ogni volta che è annunciato un live dei Gotthard! Ovviamente è successo per la prima volta che non incontrassi nessuno dei soliti habitué dei concerti della scena rock commerciale sloveni, così come è successo per la prima volta che sono rimasto completamente solo nella zona riservata ai fotografi durante i primi tre pezzi sotto il palco, cosa che mi ha dato una sensazione di essere un po’ sperduto. Ma tutto questo è stato spazzato via dall’eccezionale, indimenticabile ritmo di quella domenica sera, portato a Graz da un gruppo unico come i Gotthard, che in questo momento è all’apice della propria direzione espressivo-artistica, in termini di creatività in studio, e che i ragazzi confermano con enorme successo con la magnificazione e la capitalizzazione di live hard rock di altissimo livello, compatti, travolgenti e curatissimi. Un’esperienza indimenticabile, che spacca da cima a fondo!
Setlist
REDEEM:
1. Dreams You’ve Lost
2. Two Points Of View
3. Splendid
4. Behind The
5. Drowning
6. Gravity
7. The Riddle
8. Black Monkey
9. Alive
10. Lost
GOTTHARD:
1. Master Of Illusion
2. Gone To Far
3. Top Of The World
4. The Call
5. Hush
6. Sister Moon
7. Make My Day
8. I Wonder
9. One Life One Soul
10. Let It Be
11. Domino Effect
12. All We Are
13. Dream On
14. Firedance
15. Mountain Mama
16. Anytime Anywhere
—bis I.—
17. Falling
18. Heaven
19. Lift U Up
—bis II.—
20. Mighty Quinn
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