Gran finale della 4ª stagione del Postojna Blues Festival! (2008)

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Luogo: Postumia
Data del concerto: 12.06.2008
Numero di spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 30 € per entrambi i giorni

Il tempo vola e, dopo un anno di concerti da cardiopalma, siamo già al gran finale della 4ª stagione del Postojna Blues Festival. Da fine settembre 2007 sul palco della più grande rassegna slovena dedicata al blues si sono susseguite ben nove serate da favola, tutte con musicisti eccellenti che, avvolti dall’abbraccio dell’idilliaco auditorium, hanno mandato il pubblico in estasi in un modo o nell’altro. Abbiamo rivisto un sacco di facce note, per esempio l’ottimo chitarrista italiano Mike Sponzo, la leggenda del blues Sonny Rhodes o l’indistruttibile Gail Muldrow. Insomma, a Postumia per un anno intero è tremato tutto sotto ritmi blues velenosi!

Per il gran finale del festival gli organizzatori quest’anno avevano immaginato un evento all’aperto. Il tutto doveva svolgersi sulla piattaforma davanti all’ingresso della grotta di Postumia. Idea fantastica, peccato che il meteo quest’anno non abbia nemmeno lontanamente condiviso i nostri desideri. La pioggia ci ha cacciati al riparo del maniero della grotta, dove si è tenuta anche la maggior parte dei concerti del programma di quest’anno. Quel che non ci uccide ci rende più forti, ovvio, o almeno così è stato per i 150 temerari di media a sera che hanno osato assistere alla chiusura del grande evento.

 
Primo giorno, giovedì 12.6.2008

MOJO HAND

I Mojo Hand sono una band blues rock di casa nostra, il cui frontman Slaven Kalebić tiene duro nel giro fin dal 1995. Vecchie conoscenze dei palchi di Postumia, sono senza dubbio il meglio che il blues possa offrire oggi sulla scena musicale slovena. In una decina d’anni di attività i Mojo Hand sono riusciti a costruirsi uno status di culto, e questo nonostante non siano ancora riusciti a incidere un album!

Il segreto del successo dei Mojo Hand sta nelle qualità dei singoli membri, dove, oltre all’occhio sempre vigile di Slaven Kalebić, spicca nettamente la voce principale della band. Come arma più potente i Mojo Hand hanno mandato in battaglia la giovane Azra Alibegić, una ragazzona in carne e ossa con una voce da rinoceronte seriamente incavolato, a cui però si sente comunque che manca la muta! La ragazza ha un’estensione vocale eccezionale, la sua voce suona sicura sia che si tratti di soul sia di blues, ma forse è comunque un po’ troppo morbida per pezzi come Piece Of My Heart, che richiedono dall’interprete soprattutto una dose colma di testosterone. Azra ha comunque portato a casa il compito, comprensibilmente, con lode. Carica di emozioni e piena di temperamento, ha stregato il pubblico fin dal primo contatto, smontando almeno per un po’ lo stereotipo dello sloveno insensibile al ruggito a carattere rinforzato.

I Mojo Hand hanno giustificato in pieno la fama che la band porta con orgoglio da più di un decennio. Non possiamo che augurarci di rivederli presto dal vivo. Da quel che abbiamo visto, i Mojo Hand possono sicuramente misurarsi con le migliori band del genere, soprattutto con quelle straniere, ovviamente. Slaven Kalebić ha addestrato la formazione a dovere, le ha affilato con cura i sensi e di conseguenza l’ha trasformata in uno dei collettivi più spettacolari in giro per queste parti! Tanto di cappello!

Setlist dei Mojo Hand:

1.Let The Good Times Roll
2.Evil
3.Mary Had A Little Lamb
4.Raw Blues
5.Cold Shot
6.I Can Love You Like A Woman
7.Some Questions
8.Do Right Woman
9.Big Bang
10.Piece Of My Heart
11.Hey Bartender
12.Ride On
13.Sweet Sweet Baby
14.Glad I’m Dead
15.Won’t Be Long

JIM KAHR

Dopo la “devastazione” lasciata dai Mojo Hand, sul palco è salito presto Jim Kahr. Jim chi? Un musicista eccezionale, ottimo chitarrista che, sulle orme di molti predecessori, ha lasciato gli Stati Uniti per stabilirsi definitivamente in Germania. “Chicago” Jim non è uno di quegli eroi della chitarra che bombardano il pubblico profano con infinite variazioni sperimentali sui vari standard blues. La sua esibizione, pur essendo in gran parte fatta proprio di improvvisazioni, ricorda piuttosto una reazione impulsiva all’ambiente che lo circonda, il che le dona un tocco di autenticità e spontaneità. Jim si è rivelato un tipo estremamente simpatico, con una comunicazione ben rodata sia con i colleghi sia con il pubblico. Probabilmente anche grazie a una voce sorprendentemente morbida, il cui calore, accanto allo slide suonato a sangue caldo, ha un effetto particolarmente balsamico. Lo slide è senza dubbio uno dei punti di forza dei concerti di Jim Kahr. In questi ultimi a tratti si colgono forti influenze di Bo Diddley, che ammiccano volentieri alle incursioni del nostro nelle acque del soul e del jazz. Un po’ di tutto, raccolto in un mazzo musicale esplosivo, con cui Jim Kahr è stato il primo a incassare le ovazioni del pubblico scendendo dal palco.

TINO GONZALES

La temperatura nella grande sala del maniero della grotta saliva senza sosta e, quando è toccato a Tino Gonzales, il mercurio viaggiava già vicino al punto di ebollizione. Ben scaldati, abbiamo quindi aspettato con impazienza l’esibizione del tipo latino tarchiato. Questo figlio di Chicago, cresciuto tra i suoni di un’ampia gamma di influenze musicali, dal jazz al latin, dall’r & b al blues, ci ha entusiasmati con un tocco chitarristico sensuale, pieno di improvvisazioni strepitose, con cui Tino ha continuato a punzecchiare il nostro vecchio amico Enrico Crivellaro. Tino Gonzales è senza dubbio un personaggio che meriterebbe un’analisi più approfondita. Il tipo, dall’aspetto buffo, colpisce per un ondeggiare da metronomo su cui nidificano innovazioni di calibro mondiale. Tino parla dal profondo, è diretto, ma spesso dà comunque un’impressione di distacco. E questo è anche tutto ciò che in lui ricordava la tradizione del blues. Cambia stile di gioco quasi di sfuggita, e comunque più in fretta e in modo più creativo della maggior parte dei chitarristi di oggi.

Secondo giorno, venerdì 13.6.2008

COLINDA

Ad aprire l’ultimo atto del Postojna Blues Festival, in una serata di venerdì infradiciata dalla pioggia, ci hanno portati i guerriglieri tedeschi dello zydeco Colinda. Una formazione strumentalmente variopinta di cinque musicisti esplosivi, che affondano le radici della propria espressione nella tradizione del sound creolo della Louisiana. Ma i Colinda nello svelare i propri incanti vanno ben oltre. Oltre ai ritmi ballabili e rilassati, a cui buona parte del pubblico sloveno evidentemente resta ancora immune, la band ammicca in modo molto efficace ai fondamentali della retorica blues più cruda, che però, a favore di un interplay energico e sciolto tra violino, chitarra, armonica e basso, resta all’ombra di una spensierata baldoria sudista. Nonostante l’iniziale freddezza, il pubblico ha presto accolto i Colinda a braccia aperte. Niente di strano. Davanti a un ritmo piuttosto monotono ma comunque simpaticamente variegato, avvolto in una simbiosi di sincerità esagerata e innovazioni folk, non è difficile capire perché lo zydeco guadagni sempre più terreno, uno status con cui in futuro bisognerà fare i conti.

Setlist dei Colinda:

1.Allons danser
2.Dance On the Bayou
3.Bernadette
4.Paper In My Shoes
5.Allons a lafayete
6.La porte d’en arriere
7.Zydeco Gris-Gris
8.Jolie Blon
9.Sugar Bee
10.Bosco Stomp
11.Les flammes d’enfer
12.Jolie Catin
13.Pine Grove Blues
14.Un autre soir d’ennui
15.Toot toot
16.Iko – Iko
17.Colinda
18.Hackberry Hop

SUGAR BLUE BAND

È ora di blues! E non un blues qualunque, ma un’orgia di sbuffi d’armonica firmata dall’indistruttibile fiatista che risponde al nome di Sugar Blue. L’esibizione di questa eminenza della musica blues, che in passato ha collaborato con nomi come Willie Dixon, Stevie Wonder e i Rolling Stones, è stata a modo suo il culmine del festival blues di Postumia di quest’anno.

Sugar Blue è un mago con la capacità polmonare di una balena. La sua formula è piuttosto semplice. Il vecchio, sostenuto da una band estremamente compatta che gli permette di riversare senza pensieri anche le emozioni più forti, e usando con astuzia i trucchi degli eroi dell’armonica a bocca Sonny Boy Williamson e Little Walter, ci ha presi per il collo con una tempesta velenosa tra tradizione e modernità. Sugar non ha perso tempo a presentare il vasto catalogo delle sue straordinarie doti da interprete. Un’ora e mezza di sfogo instancabile ha iniettato, per esempio, nelle vene dei classici magnificamente arrangiati Hoochie Coochie Man e Messin’ With The Kid una dose generosa di adrenalina. Per le orecchie slovene “vergini” forse addirittura troppo forte. Ma prima ancora di lasciare che il pubblico di Postumia si godesse la raffica di evergreen del blues, il maestro, comprensibilmente, ha pensato anche alla propria promozione. Lip Service and Lies e soprattutto Nola, una buffa ode a un destino un po’ meno buffo, quello toccato agli abitanti di New Orleans durante la furia di Katrina, hanno mostrato i musicisti sotto una luce diversa, molto moderna. Mentre la prima ha entusiasmato mescolando la scuola tradizionale con approcci più convenzionali del blues revival degli anni 80, nei momenti emotivi di Nola Sugar Blue a un certo punto ha virato perfino verso l’agitazione politica anti-Bush. Il trionfo della Sugar Blue Band è stato poi completo con un’esecuzione eccezionale di Pontiac Blues, da cui l’auditorium di Postumia non si è ripreso per un bel pezzo.

Setlist della Sugar Blue Band:

1.Help Me
2.One More Mice
3.Hoochie Coochie Man
4.Lip Service and Lies
5.Bluesman
6.Nola
7.Another Man
8.Messin’ With The Kid
9.Pontiac Blues

MATT SCHOFIELD

Dopo il bombastico concerto della Sugar Blue Band, la giovane speranza della scuola blues britannica del nuovo millennio, Matt Schofield, era senza dubbio, tra tutti gli artisti in cartellone, davanti alla sfida più grande del finale di quest’anno. Il chitarrista quasi trentenne ha recentemente sorpreso piacevolmente con l’album Siftin’ Thru Ashes e, prima dell’assalto pianificato alla terra al di là dell’oceano, i suoi percorsi lo hanno portato, per la grande fortuna degli appassionati di blues sloveni, proprio sul palco del 4° Postojna Blues Festival!

A differenza della maggior parte delle band blues, la Matt Schofield Band si presenta come un trio di chitarra, batteria e hammond, che si occupa anche di una base di basso adeguata alla situazione. Un assetto che offre la piattaforma per una dimostrazione magistrale di chitarra speziata. Matt è un innovatore del mix di stili. Ha stregato il pubblico proprio con uno show a tutto tondo di retorica blues tagliente, mescolata a ritmiche funky e jazz, spesso arricchita da approcci rock più crudi. Sulle orme dei primi lavori di Rory Gallagher, Matt spinge il formato trio all’estremo e il suo gioco fluido sorprende ogni volta. Il tutto, ovviamente, resta saldamente nel contesto blues, condito con quelle che chiamerei diverse sfumature della musica blues. Matt Schofield ci ha aperto gli occhi e, in modo paterno, ci ha mostrato che il blues non va per forza visto come qualcosa di preistorico!

 
Il gran finale della 4ª stagione del Postojna Blues Festival, nonostante i problemi col meteo, si è dunque concluso con successo. Le sei band in cartellone hanno offerto motivi più che sufficienti per accontentare anche il gourmet più esigente. Come ciliegina sulla torta, in futuro ci piacerebbe vedere una ricerca più accurata di qualche nome musicale più grosso, che richiamerebbe a Postumia senza dubbio più pubblico. Qualche anno fa agli organizzatori è riuscito qualcosa di simile con i Ten Years After e non possiamo che sperare che l’anno prossimo i ragazzi ci preparino qualcosa di altrettanto scioccante. Buon lavoro, signori!
 
Foto: Daniel Pavlica (1° giorno), Mojca Perdih (2° giorno)

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