Harder
Artista: Kleveland
Etichetta: SAOL Music
Uscita: 2011
Durata: 38:16
Voto: 4/5
I Kleveland sono forse la band più sporca di Portland in circolazione oggi. L’ha fondata nel 2000 la cantante e chitarrista Stephanie Smith sulle macerie della sua ex band Spectors Pump. “Harder ” è il secondo album in studio dei Kleveland dopo l’omonimo debutto del 2003. “Harder” era uscito negli USA già nel 2009 per In Music We Trust, ma da quando la band è finita sotto l’ala della neonata etichetta europea SAOL Records, quest’ultima l’ha ristampato, così ora è disponibile anche in Europa.
I Kleveland sono dei perversi del rock n’ roll. Puntano tutto su immediatezza, trivialità e nudità da studio totale. Niente fronzoli, niente ritocchi. L’approccio semplice tiene insieme da una parte elementi di glam rock e dall’altra di party time punk, per cui le battute con Ramones o New York Dolls non sono poi così maledettamente fuori luogo. Insomma, da un lato la mordente botta di un rock tutto pelo ritto, dall’altro la correttezza melodica (a metterla è l’approccio vocale di Stephanie), dosate al punto giusto dentro una dinamica leggermente scordata, fatta di un tintinnio rock sfacciato (esempi: You Are Not Sorry, Do It Big, Late Boomer, Golden Gloves) . Di Stephanie Smith si può dire che il suo mojo, o anche solo la sua presenza, segua le orme di Courtney Love e sfidi a muso duro la sua contemporanea Juliette Lewis. L’accostamento sarebbe del tutto fuori posto se “Harder” spargesse chiacchiere autoriali a vuoto. Invece ci troviamo davanti a un album pieno di succo rock n’ roll e di espressività tangibile.
La cosa interessante è che questa impostazione di base ammicca anche allo stoner rock, come nella title track Harder, e non nasconde certe frequentazioni (nel ritmo) nemmeno la svogliata e smorfiosa It’s Your Turn. Un riff triviale, bizzarramente ridotto all’osso, come se l’avessero scritto i Queens Of The Stone Age ai tempi di Oliveri. Certo, a un primo ascolto questo si nota poco, perché la voce solista dei Kleveland è quella di Stephanie Smith, e ne esce una chimica tutta particolare per l’album. Dall’altra parte, verso la fine del disco troviamo anche qualche occhiata diretta a toni acustici e confessionali. Non sorprende, visto che Stephanie butta giù gli abbozzi della musica dei Kleveland strimpellando la chitarra acustica. Così Sloppy Seconds e la conclusiva It’s Over sono in pratica l’incarnazione delle idee originali, che in una fase successiva non hanno subito nessun ritocco.
L’album ha un’ottima produzione, riuscita a trasferire il genuino legame chimico tra la virtuosa depravazione delle chitarre, il piede pesante di una linea di basso sempre in movimento e le randellate “monodimensionali” del rullante. “Harder” ha un filo vivo e tagliente, in cui funziona a pieno anche la prova vocale autorevole di Stephanie, che è tutto fuorché uno strillare dissonante da “teenager”: la cantante sfoggia invece un senso vocale pulito e rifinito. Nello stesso fiato, questo porta nella musica dei Kleveland un’efficacissima dose di melodia e insieme quel senso di dissolutezza, sfrontatezza, arroganza e tentazione sussurrata che ci vuole proprio.
“Harder” suona come se la band l’avesse suonato dal vivo in studio, in un solo, unico tentativo. Né più né meno. Invece di abbellire aggiungendo altre parti di chitarra, il trio preferisce rifugiarsi in un ronzio stridulo e dissonante, con cui riempie tutto lo spettro sonoro disponibile della produzione. Va detto che i Kleveland riescono a tenere una rotta riconoscibile, cosa piuttosto difficile e spesso enigmatica da raggiungere nel 2011, con il mercato saturo di band simili, tutte rock n’ roll punk da garage e sbandati dal vivo, e in tempi in cui dei fasti pionieristici degli Stooges e delle loro invenzioni rock è rimasto solo un bel ricordo. Se volete un vero, genuino, sfacciato shrapnel di rock n’ roll a effetto pieno dritto in fronte, allora dovete assolutamente dare un ascolto a “Harder”.
La recensione è nata dalla collaborazione tra RockLine e Rock Hard Slovenija.
Formazione
Stephanie Smith – chitarra, voce
Allen Hunter – basso
Thom Sullivan – batteria
Produzione
Kevin Hahn
Tracklist
1.Do It Big
2.Crutch
3.Harder
4.You’re Not Sorry
5.Late Bloomer
6.Low
7.Sloppy Seconds
8.It’s Your Turn
9.Golden Gloves
10.It’s Over
