Heaven Upside Down
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Marilyn Manson
Etichetta: Caroline International S&D
Uscita: 2017
Durata: 47:32
Voto: 4/5
Marilyn Manson torna in fretta sulla scena con un nuovo album, il decimo della serie. “Cieli capovolti”. Ecco, è questo. Benvenuti all’inferno! Dopo l’escursione un po’ più tranquilla, perfino più intima e imbottita di emozioni, di »The Pale Emperor«, il suo successore, che avrebbe dovuto uscire già a inizio febbraio di quest’anno e che l’anno scorso aveva già avuto un primo assaggio con il singolo Say10 (era questo il titolo pensato all’inizio per il nuovo album), è in pratica il messaggero della consapevolezza che l’evoluzione musicale di Marilyn Manson si è chiusa. »Heaven Upside Down« riporta infatti in produzione un sound chitarristico di ruvidezza corrosiva, tipico della prima parte della carriera, con cui Manson, in questo nuovo lavoro, fa rivivere in una certa misura lo spirito di »Mechanical Animals« e »Antichrist Superstar«, o anzi in un certo senso li resuscita proprio. Insomma. A volte evidentemente bisogna fare due passi indietro per farne tre avanti con più facilità.
Tornano le chitarre affilate che stridono e squittiscono dappertutto, i ritmi industrial e i loop programmati, ululanti e ripetitivi. Manson nel suo solito registro espressivo, »vestito« di norma dell’eterno effetto distorto, mentre si lancia a cantare i suoi testi nuovi di zecca pieni di scandalo. Resta un demone a modo suo! O almeno ci prova, perché stavolta la sua carica scioccante non fa presa come negli anni Novanta, anche se tira fuori qualche vecchio trucchetto. Le linee di basso nel mix si sentono meno, se confronti il suono di questo album con quello del predecessore; in primo piano sale invece una produzione che ricorda il Manson della fine degli anni Novanta, cosa che emerge per la prima volta in We Know Where You Fucking Live, dove le chitarre suonano come un coro di seghe circolari e i bassi sono nettamente assottigliati. Il materiale del nuovo album ha una bella dose di varietà, momenti di oscurità gotica, che trova il suo coronamento nel brano più lungo, Saturnalia, e un »groove« concreto e dentellato in pezzi come Tattooed in Reverse. Brani come Say10 e Je$u$ Cri$i$ avvicinano nel modo più bello possibile la chimica tra Tyler Bates e Manson, e attraverso la loro gittata espressionista si percepisce l’energia di Cupid Carries A Gun dalla serie TV Salem di Bates, anche se Say10 e Je$u$ Cri$i$ suonano rigorosamente mansoniani, molto più spietati e ispidi, con parecchia melodia in meno. Kill4Me è una traduzione artistica scaltra della visione musicale di Manson in musica pop, anzi una vera collisione tra le due. Uno dei pezzi più cantabili, il che è logico se strizza l’occhio al pop. Sostenuto da ritmi crudi che non è difficile accompagnare battendo le mani. A questo pezzo si avvicina poi, con efficacia energetica, la title track, che sul piano artistico è tra i risultati migliori del nuovo album. La conclusiva Threats Of Romance è una collisione riuscita tra il teatro industrial di Manson, le smorfie distorte delle sue voci, la musica da cabaret e persino il blues! Un brano che si discosta dal resto del materiale e una scelta azzeccata come finale »stuzzicante« dell’album.
Quello che a Manson è riuscito benissimo in questo album è averne fatto uno molto compatto. I pezzi sono disposti in un ordine tale che, in pratica, si aprono la porta a vicenda per essere ascoltati. Quando uno finisce, con la sua energia e la sua atmosfera chiama letteralmente il giro del successivo. E nel decidere la scaletta Manson si è dimostrato un giocoliere incredibilmente abile. In realtà è un album che ti cresce nel cuore col tempo, anche se si tratta del tipico artismo bizzarro e minimalista, così come lo intende la visione musicale di Manson. Se in Je$u$ Cri$i$ con la ripetizione Manson è quasi fastidioso nel cercare di convincerti che, anche nella crisi di mezza età, resta un dio della scopata degno di ogni fiducia, subito dopo la sensibile e fragile Blood Honey mostra il lato vulnerabile dell’artista. Un vero contrasto di atmosfere! E di contrasti così l’album è pieno. Da questo punto di vista Manson ha »incollato« alla grande il nuovo album.
In fondo il personaggio di Manson, che incarna quel famigerato mostro che si nutre di tutte le paure delle teste ottuse del conformismo di massa, stavolta scioccna di più rifugiandosi in mosse musicali già collaudate del passato, tirando fuori dagli archivi un tipo di produzione »datata« che da un pezzo non è più attuale. In questo modo Manson diventa più una parodia di se stesso che una parodia di tutti gli assurdi e delle stupidaggini della vita dentro la post-democrazia dei tempi nuovi.
Sarebbe prematuro concludere che Manson sia caduto in una crisi creativa; piuttosto, il nuovo album porta la consapevolezza che stavolta Manson con esso »protegge« e »difende« le sue trincee artistiche, ovvero si gode i frutti dei risultati e delle conquiste creative del passato. Un lavoro più che solido con cui il tipo non apre nuovi orizzonti creativi, ma resta, come sempre, parecchio osceno, cioè »culturalmente scioccante«.
Marilyn Manson – We Know Where You Fucking Live (video ufficiale):
Formazione
Marilyn Manson – voce
Tyler Bates – tutti gli strumenti tranne la batteria, programmazione
Gil Sharone – batteria
MUSICISTI OSPITI:
Dana Dentata – voci di accompagnamento nel brano n. 8
Roger Joseph Manning Jr. – clavinet nel brano n. 10
Produzione
Tyler Bates
Tracklist
01. Revelation #12
02. Tattooed In Reverse
03. We Know Where You Fucking Live
04. Say10
05. Kill4me
06. Saturnalia
07. Je$u$ Cri$i$
08. Blood Honey
09. Heaven Upside Down
10. Threats Of Romance