Hourglass
Artista: Gahan, Dave
Etichetta: Mute Records
Uscita: 2007
Voto: 3/5
Il secondo album in studio del cantante dei Depeche Mode, intitolato “Hourglass”, è una svolta che da un musicista di una grande band che decide di buttarsi sul disco solista non ti aspetteresti. Di solito, quando il tuo nome è grosso, il motivo di fondo di una scelta del genere è esprimere qualcosa di strettamente tuo, qualcosa che lo spazio artistico dentro la band madre semplicemente non ti concede. Senza dubbio anche Dave aveva in mente qualcosa di simile prima di mettersi a registrare “Hourglass”, almeno a giudicare dal suo esordio solista in studio, “Paper Monsters”, che era un disco diverso, molto più audace per Dave in senso sperimentale.
“Hourglass” somiglia parecchio a quello che oggi sentiamo dai Depeche Mode, ovvero a ciò che la band ci propone più o meno dal 1993 in avanti. È evidente che in questa band Dave ha imparato anche a ragionare in chiave commerciale: le chitarre, che dominavano “Paper Monsters” e che agli occhi della critica erano senza dubbio una mossa coraggiosa e ben accolta da parte di Dave, sono state messe da parte, e in primo piano sono finiti campionamenti elettronici e tastiere in tutte le loro sfumature arcobaleno, che però non portano nulla di speciale, nuovo, provocatorio o anche solo vagamente fresco dal punto di vista musicale, niente che sposti l’asse terrestre. Tutto su Hourglass gravita infatti attorno al fatto che l’album in studio “Playing The Angel” (2005), nel quale i Depeche Mode, a differenza dell'”Exciter” (2001) sprofondato nel buio assoluto, hanno rimesso un raggio della luce di “Violator” (1990) (l’hit Precious), ha ottenuto grande consenso e approvazione da parte della critica; i Depeche Mode sono tornati sotto i riflettori della massa e “Hourglass”, da questo punto di vista, è una mossa logica che cerca una riconoscibilità simile.
Non fraintendermi. Questo album è produttivamente ricchissimo e rifinito. Offre esattamente ciò in cui Dave Gahan dà il meglio. La sua voce, intonata più in basso, è sfruttata di nuovo alla perfezione. Si aggira in modo convincente “smarrita” in un collage di cupi intrecci di moderni groove industrial, con qui e là schemi ripetitivi di “sbavature” di chitarra alternativamente minimali, attraverso domande su amori perduti, sulla vita, sulla morte, sulla religione, sulla redenzione, sulla riaffermazione di sé, e la sua voce ancora una volta riempie chiaramente, da un punto di vista analitico lucido e razionale, l’abisso invalicabile tra l’eterna spinta provocatoria delle scarpe elettroniche e i classici suoni di impronta organica.
Dave è un maestro noto e padroneggia il suo mestiere, che ha affinato alla perfezione nei Depeche Mode, tanto che il suo approccio risulta unico. Ma stavolta questa unicità funziona solo fino al punto di poter parlare di alta qualità sia sul piano dell’atmosfera che su quello della composizione e dell’esecuzione, qualità che con un po’ di lima sarebbe un ottimo trampolino per un nuovo album dei Depeche Mode, il che porta con sé una specie di vittoria di Pirro. Già l’inizio cupo dell’album con Saw Something, la altrettanto oscura e avvolta nel mistero, morbida lamentazione techno Endless o Insoluble, mescolate ai raggi di luce degli inni Kingdom, Use You e A Little Lie, confermano che il tipo sa trovare la melodia scritta alla perfezione per la sua pelle (purtroppo, di nuovo) da Depeche Mode. Deeper And Deeper è la vera e unica sorpresa dell’album “Hourglass”. Gahan qui è storto e tagliente, aggressivo e roco in modo distorto, e nel complesso incredibilmente fastidioso. Più esperimenti di questo tipo a “Hourglass” non avrebbero decisamente fatto male. 21 Days torna a tirare verso il gospeggiare, intercettato per la prima volta con l’uscita dell’album “Songs Of Faith And Devotion”, con la tipica pizzico di chitarra spogliato, che i colleghi altrove usano solo per i “ritocchi” di make up, mentre ancora una volta solo i Depeche Mode… Ah, mi ripeto.
Il momento mentale dell’artista, che condiziona la sua attuale ispirazione creativa di espressione musicale e il bisogno di cercare uno spazio libero di creazione fuori dalle regole ingessate imposte dalla convivenza dentro una grande band, nel bene e nel male, ma per lo più canzoni sognanti di lutto dentro il già citato campionamento che non si allontana praticamente nemmeno di un passo dalle linee guida dei Depeche Mode, su tutto l’album suona fin troppo di routine e calcolato per poter parlare di qualcosa di speciale e mai sentito su “Hourglass”. È un album che i fan dei Depeche Mode hanno già a casa da un pezzo e che gli piace un sacco.
Formazione
Dave Gahan – voce
Tony Hoffer – chitarra, mix
John Frusciante – chitarra
Niko Stoessl – chitarra, voce di accompagnamento
Kevin Murphy – violoncello
Karl Ritter – dobro
Jenni Muldaur – voce di accompagnamento
Andrew Phillpott – chitarra, basso
Christian Eigner – batteria
Produzione
Dave Gahan, Andrew Phillpott & Christian Eigner
Tracklist
1. Saw Something (5:14)
2. Kingdom (4:34)
3. Deeper and Deeper (4:34)
4. 21 Days (4:35)
5. Miracles (4:38)
6. Use You (4:48)
7. Insoluble (4:57)
8. Endless (5:47)
9. A Little Lie (4:53)
10. Down (4:34)
Durata dell’album: 48.38
BONUS DVD:
1. Hourglass – A Short Film (17:52)
2. Kingdom (promotional video)(4:33)
3. Hourglass – The Studio Sessions (20:03)
3a. Saw Something
3b. Miracles
3c. Kingdom
3d. A Little Lie
4. Endless – video montage (3:44)