Live Over Europe

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Autore: Peter Podbrežnik

Artista: Genesis
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 2007
Voto: 3.5/5

La reunion dei tre membri dei Genesis è stata senza dubbio uno degli eventi musicali più importanti del 2007. Dopo il graduale declino di popolarità delle rispettive carriere sosoliste, i signori Banks, Collins e Rutherford si sono resi conto di non aver mai dimenticato il loro primo amore, quello che gli aveva dato credibilità musicale e fama mondiale. Così hanno resuscitato la leggendaria band con cui negli anni ’70 avevano contribuito in modo decisivo a plasmare l’età dell’oro del progressive rock e con cui negli ’80 e nei primi ’90 avevano dominato le vette delle classifiche pop di tutto il mondo. Alla reunion, però, con grande delusione di molti fan del loro periodo classico, cioè quello progressive rock, hanno (per ora?) rinunciato il cantante originale Peter Gabriel e il maestro della chitarra Steve Hackett. Mentre Gabriel voleva portare avanti in santa pace il suo tour solista, Hackett alla fine non ha nemmeno ricevuto l’invito degli altri tre, quindi per la reunion completa e definitiva toccherà aspettare ancora un po’, sempre che arrivi mai. I Genesis si sono quindi riuniti, per ora, nella formazione di maggior successo commerciale, quella che ha regalato al mondo del pop rock hit come “Follow You, Follow Me”, “Mama”, “Invisible Touch”, “Land Of Confusion” e “I Can’t Dance”, e già questo bastava per attirare al nuovo tour folle di fan da ogni dove, di gusti musicali ed età diversissimi. È seguito il tour “Turn It On Again”, partito da Helsinki e svoltosi solo in Europa. La chiusura, in pieno stile pomposo, è andata in scena al Circo Massimo di Roma, serata che sarà immortalata anche nel nuovo DVD, “When In Rome”.

Della qualità delle singole esibizioni dà un’ottima idea il nuovo doppio album dal vivo “Live Over Europe”, il loro primo live dal 1993, che secondo me cattura bene l’energia e l’atmosfera di questo tour storico. Anche se, ovviamente, nemmeno stavolta si è fatto senza qualche ritocco in studio. Le presentazioni dei pezzi di Collins tra un brano e l’altro sono state tagliate, mentre il pubblico è stato lasciato in sottofondo quel tanto che basta per capire che si tratta di una registrazione live. A qualcuno potrebbe dare fastidio, e a me succederebbe con certe band, ma nel caso dei Genesis la cosa che conta per me è soprattutto l’esecuzione. La maggior parte dei fan, dopo aver visto il concerto, ha comunque accolto molto bene la reunion, perché con una scaletta azzeccata la band è riuscita a soddisfare gli appassionati di entrambe le sue epoche, quella progressive e quella pop rock, come si sente anche in questa registrazione (la scaletta era la stessa in tutte le date). Pure io, nel mio piccolo, ero al loro concerto nei dintorni di Vienna, di cui è uscito un ampio reportage. Purtroppo di quella data su questo live non c’è nessuna esecuzione. Come c’era da aspettarsi, la maggior parte dei brani scelti per l’uscita viene da casa loro, dal suolo britannico (soprattutto da Manchester), mentre gli altri arrivano da altre tappe europee.

Anche stavolta l’inseparabile trio ha chiamato in aiuto dal vivo due vecchi compagni di strada, che dalla fine degli anni ’70 sono membri live quasi fissi dei Genesis, anche se mai in studio. Il posto di Hackett è stato quindi occupato, come da tradizione, dal virtuoso americano Daryl Stuermer (oltre che con i Genesis, è noto soprattutto per la collaborazione con Jean-Luc Ponty e con Collins solista), che tra l’altro quest’anno ha pubblicato anche un ottimo album solista jazz rock fusion, “Go”, mentre dietro la batteria, quando Collins si spostava davanti al microfono, subentrava la leggenda del jazz fusion Chester Thompson, che in passato si è fatto un nome soprattutto con il lavoro per Frank Zappa e i Weather Report. Come da tradizione, Thompson suona la batteria insieme a Collins durante i lunghi pezzi strumentali. Insieme hanno messo in scena anche l’indimenticabile duello di batterie che qui è catturato col titolo “Conversations With 2 Stools” e in cui i due maestri del jazz rock fusion dimostrano di non essere ancora da buttare. Un po’ meno in forma, ma comunque molto solida, la voce di Collins, che con gli anni ha perso naturalmente un po’ di estensione e quindi, dove serve, preferisce restare sulle note più basse. Banks, ovviamente, non usa più da tempo il tradizionale mellotron e gli organi, ma oltre al piano elettrico si dedica soprattutto a vari sintetizzatori, con cui crea effetti e suoni adatti, specialmente nei pezzi più vecchi. Il compassato signore, quasi sempre serioso, si è abituato negli anni a un bel po’ di comfort tecnologico, cosa che potrebbe dare fastidio solo ai più incalliti puristi del suono retro anni ’70. Rutherford è Rutherford: da sempre più abile e più espressivo al basso che alla chitarra, mentre Stuermer sorprende piacevolmente, perché qua e là inserisce qualche trovata personale o un assolo nuovo, o magari due. Anche stavolta i due si completano bene e si alternano al basso e alla chitarra elettrica.

Quanto alle singole esecuzioni, i Genesis, come previsto, si sono per lo più attenuti agli originali in studio; solo nei pezzi progressive più lunghi hanno infilato alcune parti di vecchi brani dell’era Gabriel, che in molti fan hanno risvegliato la nostalgia e la voglia di un presto ritorno di Gabriel e Hackett. Tra i picchi progressive spiccano soprattutto la solidissima “In The Cage”, anche se Collins, qui, non potrà mai sostituire Gabriel, in cui hanno inserito con abilità sezioni di classici come “Cinema Show” e “Duke Travels”, la sezione di “Firth Of Fifth” con il classico, splendido assolo di Banks, e il loro primo successo “I Know What I Like (In Your Wardrobe)”, in cui per qualche secondo si sente persino un pezzetto dell’antichissima “Stagnation”, che viene dall’album “Trespass” (1970) e da un’epoca in cui Collins non era ancora nella band. Quest’ultima è una sorpresa curiosa, visto che in tour non hanno suonato nulla di precedente al 1972, cioè a “Selling England By The Pound” (1973). Probabilmente non sono stato l’unico a sentire la mancanza, per il periodo prog, almeno di “The Musical Box”, che un tempo, anche nell’era pop, non poteva mancare ai loro concerti. Tra le leccornie prog, come previsto, riescono meglio di tutte l’inno “Afterglow” e il capolavoro jazz rock fusion “Los Endos”, dove Collins e Thompson dimostrano nel modo migliore la loro maestria tecnica e un senso del ritmo sempre affilatissimo. Stavolta hanno evitato i medley che in passato erano parecchio fastidiosi, quelli in cui infilavano anche cinque pezzi diversi, di solito durati giusto fino al primo ritornello o al primo passaggio. Nella scaletta, quindi, di grandi sorprese non ce ne sono. Come la più grande potrei indicare forse l’ottima versione di una delle loro ballad più belle, “Ripples”, dove Collins dimostra di essere ancora un cantante di classe, capace di compensare senza fatica i suoi limiti tecnici con un’ottima espressività emotiva.

Le esecuzioni dei pezzi pop rock sono più che dignitose e, grazie alle tastiere moderne di Banks, suonano parecchio aggiornate, cosa che potrebbe dare fastidio solo a qualche fanatico del retro anni ’80. Tra queste vale la pena segnalare soprattutto l’ottima versione della sempre energica “Turn It On Again”, che è stata anche l’inno centrale di questo tour. Dal loro album di maggior successo commerciale, “Invsible Touch” (1986), hanno suonato, come previsto, ben cinque pezzi, tra i quali per fortuna non c’è la sdolcinata ballad “In Too Deep”. Il tradizionalmente patetico Collins ha piazzato una piccola birbonata: nel testo di “Invisible Touch” ha cambiato il verso “she’ll mess up your life” in “she’ll fuck up your life”, il che la dice lunga su come si sentiva dopo la recente separazione. Così la celebre parolaccia di quattro lettere, grazie a quel monello di Collins (più invecchia, più scemenze gli frullano in testa), è finita anche ai concerti dei Genesis, una delle ultime rock band dove uno se la aspetterebbe. Per qualità spiccano anche stavolta “Land Of Confusion”, dove si nota chiaramente la tonalità più bassa della voce di Collins, e l’art rock hit “Domino”, tra le esecuzioni migliori e più cariche di energia di tutta la registrazione. Non potevano dimenticare nemmeno i successi dell’album “Genesis (1983) come “Mama” e “Home By The Sea”, né quelli di “We Can’t Dance” (1991), da cui dovevano per forza suonare megahit come “No Son Of Mine”, “Hold On My Heart” e, naturalmente, “I Can’t Dance” (con ampie improvvisazioni vocali), che la gran parte dei fan del periodo pop avrebbe rimpianto. E nessun concerto dei Genesis può finire senza il loro primo successo dell’era Collins, “Follow You, Follow Me”. La seconda parte della registrazione è quindi, a livello di scaletta, piuttosto prevedibile. La sorpresa più grande è la chiusura con il romantico inno “Carpet Crawlers”, un classico dell’era Gabriel che, secondo le parole di Collins, rappresenta nel modo migliore l’essenza della band.

“Live Over Europe” è un live splendido, che presenta in modo azzeccato il ritorno trionfale di questi giganti del progressive e del pop rock, e come tale non deve mancare nella collezione di ogni vero fan della band, di quelli che non si dividono in assurde fazioni, spesso nemiche tra loro, di progressive e pop rock, o in testoni litigiosi dell’era Gabriel contro quella Collins. A mio avviso, per qualità supera entrambi i live “The Way We Walk” e se la gioca alla pari con l’ottimo “Three Sides Live” (1982). Il loro miglior live non è di certo, perché lo superano sia “Genesis Live” (1973) sia “Seconds Out” (1977), che secondo me è uno di quei classici dal vivo degli anni ’70 e il più vicino al titolo di documento live perfetto dei Genesis. Ovviamente, personalmente avrei preferito più pezzi progressive in scaletta, soprattutto dai due album post-Gabriel, “A Trick Of The Tail” (1976) e “Wind And Wuthering” (1977), ma finché in formazione non c’è (ancora) Steve Hackett forse è meglio così. Si poteva anche fare con un po’ meno lucidatura in studio (comunque ce n’è meno che nei live “The Way We Walk”), ma ormai è la prassi consolidata della maggior parte dei grandi gruppi. La produzione, curata dal loro storico collaboratore Nick Davis, è ottima anche stavolta, il che, con l’eventuale eccezione di “Genesis Live”, è la tradizione della maggior parte dei loro live. Tutti gli scettici che non sono andati a nessuna data del tour possono quindi convincersi, tramite “Live Over Europe”, che la reunion dei Genesis, anche senza Gabriel e Hackett, è comunque valsa la pena e che il futuro è apertissimo anche per nuove imprese in studio.

Formazione

Tony Banks – tastiere
Phil Collins – voce, batteria
Mike Rutherford – chitarra, basso
Daryl Stuermer – chitarra, basso
Chester Thompson – batteria

Produzione

Nick Davis

Tracklist

CD1.:
1. Duke’s Intro (3:49)
2. Turn It On Again (4:26)
3. No Son Of Mine (6:57)
4. Land Of Confusion (5:11)
5. In The Cage (13:30)
6. Afterglow (4:28)
7. Hold On My Heart (5:58)
8. Home By The Sea (11:59)
9. Follow You, Follow Me (4:19)
10. Firth Of Fifth (Excerpt) (4:40)
11. I Know What I Like (In Your Wardrobe) (6:45)

CD2.:
1. Mama (6:57)
2. Ripples (7:58)
3. Throwing It All Away (6:01)
4. Domino (11:34)
5. Conversation With Two Sticks (6:49)
6. Los Endos (6:25)
7. Tonight Tonight Tonight (Excerpt) (3:49)
8. Invisible Touch (5:35)
9. I Can’t Dance (6:12)
10. Carpet Crawlers (6:00)

Durata dell’album: 114:14

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