How The West Was Won
Artista: Led Zeppelin
Etichetta: Atlantic Records
Uscita: 2003
Voto: 5/5
A 23 anni dalla tragica morte dell’insostituibile batterista John Bohnam, Pagey ha deciso di mettere insieme postumo (senza contare l’album “Coda” con le registrazioni in studio) qualche scheggia dal vivo, tratta da una selezione di brani di due concerti dell’ormai lontano giugno 1972 a Los Angeles. Che onore infilarsi nelle orecchie questo triplo sandwich in digipak di prelibatezze di prima scelta, firmate da una delle band più grandi della storia del rock, se non addirittura la più grande della sua epoca.
A aprire il disco è una belva d’acciaio. Sentirai subito l’intensità muscolare e la potenza devastante, incredibile, di uno dei batteristi più rumorosi che abbiano mai calpestato questa Terra, John “Bonzo” Bohnam, fusa con la linea di basso grezza, spessa e piena di energia di John Paul Jones. Poi arriva lui, l’insostituibile Robert Plant, con la sua voce a tratti frenetica. Questo mostro che rotola si chiama Immigrant Song e ti stende fin dal primo colpo. Nel finale Jimmy parte con un assolo schizoide, condito fino all’osso dai bombardamenti di Bonzo e da esplosioni spiritose che portano il pezzo dritto al suo apice. L’intero disco spedisce l’ascoltatore direttamente in paradiso. La band era in quel periodo in cui i membri avevano ancora sete di dimostrare, in cui credevano di poter navigare e farsi strada ancora più lontano, pieni di voglia di lavorare e di entusiasmo, e tutto questo si sente in modo diretto nella resa sul palco di questo triplo CD. Energia pura!!! Ogni canzone è una storia a sé, è difficile scegliere i momenti migliori. Dietro a tutto c’è una magia eccezionale e una chimica da palco fenomenale, quella di un gruppo semplicemente inarrestabile e imbattibile.
Il primo disco contiene soprattutto i pezzi “corti”. Sono questi: Black Dog, Over The Hills And Far Away, Stairway To Heaven (con una prestazione vocale di Plant ancora migliore rispetto a quella sul live The Song Remains The Same, dove la canta in modo un po’ stanco e sbrodolato), That’s The Way e Bron-Yr-Aur Stomp. Un contrasto bellissimo è garantito dalla delizia acustica Going To California, che ti aiuterà a far prendere aria a quelle teste elettrizzate.
Ora passiamo a quelli “lunghi”. Il secondo disco si apre con Dazed And Confused (uno dei veri picchi del triplo CD), per ben 25 minuti abbondanti. Momenti psichedelici di estasi pura. John strimpella un motivo semplicissimo sul basso, che si rivela la base perfetta in cui affonda i denti Jimmy, genio quando si tratta di usare effetti eco e riverbero (cosa che per quei tempi era un vantaggio enorme rispetto agli altri gruppi: l’inventiva originale dei singoli andava sempre più veloce dei costruttori di strumentazione tecnica per la musica). Dopo l’orgasmo vocale di Plant, Jimmy non vede l’ora di afferrare l’archetto del violino e fuggire nel suo mondo di sogni. Il resto è storia. Più avanti nel pezzo i due si mettono, insieme a Robert, a pescare sonorità orientali, che qualche anno dopo troveranno il loro apice catartico di collaborazione in una delle composizioni più sacre della band (Kashmir). Che elettricità! Il pezzo è un attacco totale di Jimmy Page, che riversa il suo linguaggio chitarristico con assoli unici, riff e un’incredibile messe di effetti sonori, ottenuti con le risorse tecniche disponibili all’epoca. Ma il brano non irradierebbe mai una tale forza e queste vibrazioni senza il cannoneggiamento incessante del lupo in agguato, che aspetta paziente il suo momento (nella testa ho di nuovo l’imbattibile contributo di Bonzo) per spaccare e uccidere il suo set di batteria. Il gruppo atterra in sicurezza nel seguito con What Is And What Should Never Be e Dancing Days, ma poi arriva Moby Dick e con lei l’assolo di batteria. Godetevi la magia di Bonzo!
Il terzo disco (ah, sto diventando noioso!) si apre con un altro pezzo tirato per le lunghe. L’hit del “numero due” Whole Lotta Love, con un medley aggiunto che era il bis fisso dei concerti della band e allo stesso tempo un omaggio ad alcuni artisti che hanno influenzato lo stile musicale dei Led Zeppelin.
Questa è una recensione di gran lunga troppo corta per cogliere tutti i dettagli fantastici che si nascondono ancora dentro questa magia unica sul palco. La cover di Bring It On Home di Dixon è forse la scelta migliore per chiudere. Di nuovo ci troviamo davanti a qualche riempitivo jazzy di Pagey, a inaspettati strappi di batteria di Bonzo, all’orgasmare di Robert con tanto di armonica a bocca e, ovviamente, al boogie di basso rombante di John. Basta così. Questo album dal vivo è la prova diretta di come l’energia di quattro tipi sia unita e magnificata in perfetta armonia, e di come l’unicità delle loro vibrazioni, a piena intensità, splenda libera e immacolata attraverso l’eternità.
Formazione
Robert Plant – voce, armonica
Jimmy Page – chitarra elettrica & acustica
John Paul Jones – basso, tastiere, mandolino
John Bonham – batteria, percussioni
Produzione
Jimmy Page
Tracklist
CD 1.:
1. LA Drone* (0:14)
2. Immigrant Song* (3:42)
3. Heartbreaker* (7:25)
4. Black Dog** (5:41)
5. Over The Hills And Far Away** (5:08)
6. Since I’ve Been Loving You* (8:02)
7. Stairway To Heaven* (9:38)
8. Going To California* (5:37)
9. That’s The Way** (5:54)
10. Bron-Yr-Aur Stomp* (4:55)
CD 2.:
1. Dazed And Confused** (25:25)
2. What Is And What Should Never Be* (4:41)
3. Dancing Days* (3:42)
4. Moby Dick** (19:20)
CD 3.:
1. Whole Lotta Love (Medley)** (23:08)
2. Rock And Roll* (3:56)
3. The Ocean** (4:21)
4. Bring It On Home** (9:30)
* live performance from 27th June 1972, Long Beach Arena
** live performance from 25th June 1972, LA Forum
Durata dell’album: 150:11