I Kreator devastano Zagabria a colpi di thrash! (2009)
Autore: Urban Bolta
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Boogaloo / Zagabria / Croazia
Data del concerto: 10.02.2009
Spettatori: 1000
Prezzo del biglietto: 24,00€
Le leggende del thrash metal tedesco che rispondono al nome di Kreator, a inizio 2009 tornano ad attaccare l’Europa. Negli ultimi anni hanno suonato più volte a sud delle Alpi: li si è potuti vedere a Lubiana, a Tolmin al festival Metal Camp, e il giorno dopo il concerto di Zagabria anche al Štuk di Maribor. I Kreator sono la band che negli anni Ottanta, in una scena thrash tedesca fortissima, ha contribuito a definire il genere, conquistandosi una folla di fan fedelissimi con album di culto come Endless Pain, Pleasure to Kill ed Extreme Aggression. Con il passare degli anni e dei nuovi dischi, però, i tedeschi non hanno perso nemmeno un briciolo di cattiveria, anzi: a forza di suonare dal vivo ovunque, si prendono sempre nuovi fan.
Un mese fa i Kreator hanno pubblicato il loro dodicesimo album in studio, il terzo di questo millennio, intitolato Hordes of Chaos. Nel tour Chaos over Europe che segue il disco, ad aprire per loro ci sono band di generi piuttosto diversi tra loro: Emergency Gate, Elevetie e Caliban.
| EMERGENCY GATE: |
La band che ha aperto il concerto al Bogaloo di Zagabria arriva dalla Baviera. Hanno attaccato prima delle otto, quando la gente era ancora fuori dal locale e la sala era ancora piuttosto vuota, tanto che anche la squadra di Rockline è arrivata un po’ in ritardo. Qualche decina di teste sotto il palco e un’altra decina nascosta negli angoli della sala ha guardato l’esibizione degli openers della serata. Gli Emergency Gate non portano assolutamente niente di nuovo sulla scena metal. La loro musica è un mix di power metal melodico con qualche riff più tagliente ogni tanto, un growl duro che poi si trasforma in un ritornello orecchiabile con voce pulita. Già al primo pezzo mi hanno fatto pensare agli In Flames (quelli nuovi), e fino alla fine del set non hanno fatto che confermarmi questa tesi. Più della loro musica, è interessante il loro look. Il cantante Matthias Kupka, tra l’altro ex membro dei più noti connazionali Suidakra, spiccava con il suo taglio corto biondo e una camicia bianco neve che brillava già dal palco, figuriamoci durante la sua passeggiata per la sala, quando è saltato giù dal palco ed è andato fino al mixer e ritorno. Perché, lo sa solo lui. La loro esibizione non ha avuto nulla di speciale, un semplice e anonimo antipasto prima del resto della serata.
| ELUVEITIE: |
Gli svizzeri Eleveitie, anche se esistono solo dal 2002, sono una band più conosciuta sulla mappa del metal rispetto a chi li ha preceduti sul palco. Infatti sotto il palco si è radunato un gruppo di spettatori molto più numeroso, venuto ad ascoltare la loro versione di folk metal duro, diventato molto popolare negli ultimi anni, soprattutto tra il pubblico più giovane. Che una parte della gente li conoscesse si è visto quando qualche fan, durante il concerto, ha alzato bene in alto una bandiera svizzera. I riff duri e il growl graffiante avvicinano molto la loro musica alle linee del nuovo melodeath, ma violino, lira, tin whistle e qualche coro a più voci allargano lo spettro della musica suonata e la spingono più verso il folk che verso il melodeath. A guidare questa vera orchestra sul palco, otto elementi tra cui due donne, è Chrigel Glanzmann, cantante e fondatore della band, che con i suoi dreadlock lunghi fino in fondo alla schiena, nonostante una calvizie già parziale, fa paura solo a guardarlo ed è davvero un vero leader sul palco. Quando non è impegnato a cantare, prende in mano il tin whistle e, insieme agli altri due strumenti tipici del folk, aggiunge al ritmo veloce e alla musica dura un tocco un po’ più delicato e melodico, che viene fuori soprattutto nei ritornelli spesso a più voci, in cui lo aiutano le due rappresentanti del gentil sesso della band. In più di mezz’ora di set parecchi spettatori, soprattutto quelli nelle prime file, di sicuro hanno avuto pane per i loro denti. Nonostante uno stile piuttosto fuori contesto dal punto di vista del genere, è stata un’esibizione abbastanza solida.
| CALIBAN: |
I Caliban, band della Germania occidentale, sono stati l’ultimo riscaldamento prima della protagonista della serata. Il quintetto ha mostrato sul palco la sua idea di metal, rivestendola di una specie di versione emo metalcore con le tipiche chitarre veloci, tempi che cambiano e, ovviamente, voce urlata. I ragazzi pescano parecchio dal nu metal: il chitarrista sembrava il tipico membro dei RATM/Limp Bizkit. Hanno avuto più di mezz’ora a disposizione, e grazie alle esortazioni del cantante e a un metalcore che il mosh pit se lo chiama da solo, sono stati i primi della serata a far partire il mosh pit sotto il palco. Con l’avvicinarsi della tempesta Kreator, durante il loro set la sala si era già riempita per bene, di headbanging ed energia ce n’era un sacco, ma resto dell’idea che una band di quel genere stia meglio in un ambiente da teenager che a un concerto di leggende del thrash metal.
| KREATOR: |
Ancora prima che la macchina tedesca iniziasse a far tremare tutto, l’atmosfera in sala era già ottima. Il locale era pienissimo, non direi proprio sold out, ma la calca c’era anche in fondo, figuriamoci nelle prime file, dove soprattutto ragazzini si spintonavano già prima dell’inizio per conquistarsi il miglior angolino da headbanger il più vicino possibile a Mille & Co. “Kreator, Kreator”, rimbombava da centinaia di gole quando si è partiti. Prima con un intro in sottofondo, in realtà l’apertura del disco Pleasure to Kill. Subito dopo sul palco sono sfilate le star della serata, ognuno ha preso il suo strumento e si è partiti davvero, con la title track dell’album appena uscito. Braccia in aria e cori in coro sul ritornello hanno detto che la maggior parte del pubblico si era preparata al concerto ascoltando il nuovo disco, uscito appena quattro settimane prima.
Sul fondale del palco, sopra la batteria di Jürgen Reil, che insieme a Mille Petrozza è l’unico membro originale rimasto, troneggiava un grande schermo su cui per tutto il concerto scorrevano foto di tutte le epoche della band, qualche video e altre immagini legate in un modo o nell’altro alla loro carriera: non mancava nemmeno una valanga di tipiche foto Kreator, cupe, pessimiste e piene d’odio. Oltre allo schermo, ai due lati pendevano delle specie di tende rosse, il colore del sangue, che ai Kreator piace così tanto.
Il nuovo disco è stato presentato con soli quattro pezzi, molto meno di quanto ci si sarebbe aspettati. Come detto, però, la risposta del pubblico è stata ottima, direi anzi che durante Amok Run l’atmosfera è stata addirittura la migliore di tutto il concerto. La scaletta, oltre a questi pezzi, era composta da qualche altra title track degli album precedenti, mentre sono stati tagliati del tutto alcuni dischi della seconda metà degli anni Novanta, che del resto passano per i meno riusciti.
Miland “Mille” Petrozza: membro fondatore, l’unico presente in tutti i dischi dei Kreator e soprattutto un grande frontman. Quanto sia grande lo dimostra il fatto che, ancora prima che si rivolgesse al pubblico per la prima volta (prima di Extreme Agression), la gente scandiva già il suo nome. Ogni volta che parlava al pubblico lo invitava al mosh pit, che puntualmente si materializzava nel pezzo successivo. Il fatto è che la voce di Mille dal vivo era parecchio più roca e graffiata rispetto alle registrazioni in studio. A cosa attribuirlo, non lo so: forse solo alla condizione del momento, a una giornata storta, oppure al lavoro del produttore che sul disco ha ritoccato artificialmente la voce di Mille. L’esibizione della band nel suo insieme è stata comunque eccellente, praticamente senza errori, e ha fatto la sua parte anche chi stava al mixer, garantendo un suono molto buono. Forse a tratti si sentivano troppo poco le chitarre, soprattutto negli assoli, coperte dalla sezione ritmica.
Il concerto ha toccato il picco con il bis: dopo una breve pausa i tedeschi sono tornati subito sul palco, e il lungo discorso di Mille ha ottenuto l’effetto voluto, estasi totale in sala. Una cosa che capita di rado: la partecipazione di assolutamente tutti i presenti, perché di solito sono attivi solo quelli nelle prime file, mentre stavolta la loro energia si è trasferita su tutti. Flag of Hate si è trasformata senza una fine evidente in Tormentor, l’headbanging ha raggiunto il culmine, e dopo la distribuzione di souvenir ai fan i Kreator hanno lasciato il palco (troppo presto). Proprio gli ultimi due pezzi, usciti sul secondo e sul primo disco (1985 e 1986), sono la prova che i Kreator puntano ancora e sempre sui loro pezzi più vecchi, di quando suonavano old school thrash metal e facevano impazzire i giovani di allora.
Cos’altro aggiungere? I Kreator, pur essendo sulla scena da più di 25 anni, sono una vera attrazione dal vivo, a cui il tempo non ha tolto nemmeno un po’ di smalto, e una band che da quel che si è visto fa davvero scatenare una vera festa thrash metal. L’unico punto debole della serata sono state le band di supporto, che in generale non hanno svolto un gran lavoro rispetto al compito che gli era stato affidato.
foto: Aleš Podbrežnik
Scaletta
1. Intro / Choir of the Damned 2. Chordes of Chaos 3. Warcurse 4. Extreme Aggression 5. Phobia 6. Voices of the Dead 7. Enemy of God 8. Destroy What Destroys You 9. Pleasure to Kill 10. People of the Lie 11. Coma of Souls 12. The Patriarch 13. Violent Revolution 14. Terrible Certainty 15. Betrayer —primo bis I. 16. Amok Run 17. Riot of Violence —secondo bis II.— 18. Flag of Hate 19. Tormentor
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