Iconoclast
Autore: Aleš Podbrežnik
Artista: Symphony X
Etichetta: Nuclear Blast
Uscita: 2011
Durata: 63:10
Voto: 5/5
Gli album dei Symphony X sono sempre carichi di attesa spasmodica. Diciamocelo: i Symphony X non sfornano dischi proprio ogni giorno, perché sono dei perfezionisti della musica. Certo, l’età d’oro del metal progressivo, quella in cui le masse puntavano i riflettori sulle uscite delle band, ormai ce la siamo lasciata alle spalle, ma Symphony X, Angra, Vanden Plas, Threshold e Shadow Gallery (che insieme ai capofila Dream Theater hanno consolidato il genere nella seconda metà dei Novanta) con le loro nuove uscite ispirate mantengono una coerenza straordinaria col genere stesso. Il metal progressivo, tutt’oggi, continua ad assimilare con successo formazioni su formazioni (soprattutto dalla Scandinavia) che seguono le band appena citate, come Circus Maximus, Vindictiv, Seventh Wonder e via dicendo… insomma, basta con l’introduzione.
“Iconoclast” è un album incredibile. Mantiene in ogni singolo punto tutta la qualità del predecessore “Paradise Lost”, un album “par excellence”, un vero punto d’arrivo dell’evoluzione artistica della band, che da un lato ha segnato una nuova pietra miliare nel genere e dall’altro ha definito fino in fondo il sound e la strada dei nuovi Symphony X. “Iconoclast” tiene lo stesso altissimo livello qualitativo ed espressivo e, sul piano della produzione, risulta ancora più intenso nella devastazione del suono. A darti questa sensazione contribuisce anche il fatto che nel disco, in pratica, non ci sono brani a medio tempo né pezzi di taglio “ballad”. Quelle parti ci sono, ma come passaggi dentro brani dalla struttura complessa, e l’unico pezzo di quel pedigree, in cui i passaggi più calmi prendono il sopravvento sul condimento più veloce dei “cambi” di motivo, è la comunque fantastica When All Is Lost.
Se “Odyssey” era l’album della transizione, con le melodie ormai perfezionate e le orchestrazioni fuse al riff metal, e “V: The New Miythology Suite” ci portava verso sfere più crude e cupe, quelle che il metal conosce ancora nelle sue frange di sottogenere, “Paradise Lost” è riuscito a fondere i due elementi in un impasto perfettamente bilanciato. “Paradise Lost” è un album molto cupo, ma con “Iconoclast” i Symphony X si spingono ancora più lontano nel loro mondo oscuro. Michael Romeo ai riff è ancora più spietato che mai. Elementi di riffing sfrenato, alla thrash metal, si erano già fatti strada nei passaggi di “Paradise Lost”, ma “Iconoclast” intensifica ulteriormente questo aspetto. Ci troviamo davanti al disco dei Symphony X più carico e dai riff più velenosi di sempre!
“Iconoclast” mantiene inoltre una qualità eccezionale (e, nel mondo del prog metal, in generale rara) negli arrangiamenti vari e movimentati, con un tocco ben evidente di imprevedibilità e di svolte improvvise tra mille stati d’animo diversi. La band lo padroneggia ormai per routine, visto che può contare su cinque strumentisti versatili che suonano qualsiasi cosa con una leggerezza da piuma. Qualunque cosa si mettano in testa. Non esagerano affatto e la compattezza dei brani tiene il filo rosso. È proprio per questo che i Symphony X sono particolarmente apprezzati: sono tra i migliori “combinatori” del metal progressivo quando si tratta di unire complessità e una struttura chiara e ben definita di melodie seducenti.
La temperatura di lavoro nella formazione è eccezionale, l’intesa e la comprensione tra i membri è ottimizzata in ogni aspetto, e i Symphony X, come quintetto, su “Iconoclast” continuano a incarnare con la loro acutezza musicale e la loro cultura un’armonia del gruppo che suona sulla stessa lunghezza d’onda. Vuol dire che nella band regna un clima creativo sano, in cui si possono capitalizzare in modo efficace tantissime idee. Quindi è quasi superfluo aggiungere che anche su “Iconoclast”, nonostante tutta la complessità, i contributi dei singoli, per effetto e per idee, si incastrano come i pezzi di un puzzle perfetto in un impasto stratificato che dall’inizio alla fine non smette di entusiasmare nel trasmettere informazione ed energia musicale. Solo che stavolta, nell’effetto che il disco ti fa durante l’ascolto, si sente di nuovo un passo avanti in maturità, frutto dello sviluppo, dell’apprendimento e dell’esperienza accumulata dai membri della band.
Russell Allen già su “Paradise Lost” era riuscito a incrociare con successo il cantato aggressivo gutturale, con cui aveva cominciato a sperimentare su “Odyssey”, con il suo approccio “standard” ultra-melodico “alla Dio”, che di fatto lo caratterizza come uno dei cantanti più notevoli del metal progressivo. Per questo Russell sarebbe in generale utilizzabile anche nel campo dell’hard rock melodico. E infatti lo è: lo dimostra la sua attività nel più che riuscito progetto Lande/Allen. Russell è di nuovo infiammabile e incrollabilmente furioso quando serve e quando viene richiesto, e in pezzi come Bastards Of The Machine fa pendere la bilancia dalla parte dell’aggressività e della cupezza, più che delle atmosfere sospese. Ancora una volta, combinando i due approcci, incarna la miscela ideale di aggressività e solennità pomposa, grazie ai contrasti tra gutturale e pulito tra strofa e ritornello nella maggior parte dei brani. Si sente soprattutto nella title track Iconoclast (con uno dei ritornelli più rapaci del disco), e poi in Children Of A Faceless God e in Light Up The Night! Poi però si incontrano momenti in cui l’approccio melodico e pulito prende il dominio assoluto, come nel brano When All Is Lost. Spesso Russell si allarga lo spazio di manovra per esprimere le emozioni dividendo i versi: uno lo conduce melodico con un falsetto pulito, l’altro lo attacca con una gutturalità aggressiva (Heretic), e su questa strada insiste per tutti i brani.
Pur essendo Russell Allen un cantante eccezionale, l’attenzione principale del disco va ovviamente alla strumentazione. Un travaso unico di dialogo altamente compatibile tra tastiere e chitarra, una successione di passaggi solistici che i due strumenti si rimpallano, il che potenzia a pieno l’intensità dello sviluppo dei brani e, con questi sviluppi inattesi, tiene l’ascoltatore sempre sulle spine, dà anche a “Iconoclast” un fascino speciale, che nelle mani di questa band è ancora una volta unico. Le tastiere continuano a incarnare in modo efficace l’elemento orchestrale. Pinnella funziona infatti come un’orchestra in una persona sola. Non è più una novità per i Symphony X, ma è una specificità che la band padroneggia da maestra e, ancora una volta, uno dei principali motori della contagiosità altamente melodica dei nuovi brani e del disco.
I brani hanno ritornelli melodicamente rifiniti, compatti e compiuti. Anche qui i Symphony X sono di nuovo ispirati e vari, e il tuo preferito dovrai trovartelo da solo. L’album ondeggia di atmosfere altamente vibranti dall’inizio alla fine. Va ascoltato per forza in cuffia, perché solo così ti entra sotto la pelle con tutto il suo effetto. Richiede più passaggi, visto che abbiamo a che fare con un contenuto dalla struttura complessa, pieno zeppo di informazioni musicali. Il dramma teatrale è spinto verso una cupezza eccezionale, come su nessun altro album dei Symphony X finora. Stavolta, però, le atmosfere ondeggianti si spostano verso un maggiore accento sull’aggressività, che nel bilancio complessivo prende un netto primato sulla pomposità orchestrale ultramelodica a cui la band aveva dedicato piena attenzione su “V: The New Mitholoy Suite”. Il residuo del passato sul nuovo album, che mantiene il legame con ciò che è stato, è il brano When All Is Lost.
Vale la pena ricordare che “Iconoclast” è uscito in due versioni. La prima è quella castrata, una mossa commerciale rigorosa dell’etichetta Nuclear Blast Records, uscita in formato CD singolo. La seconda è in tiratura limitata ed è uscita come doppio CD. È la versione che la band aveva in mente nei suoi desideri. E quindi, in questo senso, quella che conta. Quella vera.
“Iconoclast”, un lavoro concettuale a livello di testi, che racconta il dominio delle macchine sull’umanità, è dunque un album in cui i Symphony X hanno di nuovo messo a segno il colpo grosso. Hanno intensificato il loro sound nella distruttività, il contrasto delle atmosfere cupe è ancora più generoso di prima. Allo stesso tempo hanno portato in questo nuovo album tutti gli elementi tipici, i marchi di fabbrica del loro stile, in modo che siano chiaramente presenti ed espressi. Per questo hanno fatto un nuovo passo avanti nell’evoluzione. “iconoclast” è un album per cui valeva più che la pena aspettare quattro anni pieni. Come valeva per “Paradise Lost”, vale anche per “Iconoclast”. Un nuovo album perfetto dei Symphony X!
Formazione
Russell Allen – voce
Michael Romeo – chitarra
Michael Pinnella – tastiere
Michael Lepond – basso
Jason Rullo – batteria
Produzione
Michael Romeo
Tracklist
edizione regolare (CD singolo):
1. Iconoclast
2. The End of Innocence
3. Dehumanized
4. Bastards of the Machine
5. Heretic
6. Children of a Faceless God
7. Electric Messiah
8. Prometheus (I am Alive)
9. When All Is Lost
edizione speciale (doppio CD):
CD 1.:
1. Iconoclast
2. The End of Innocence
3. Dehumanized
4. Bastards of the Machine
5. Heretic
6. Children of a Faceless God
7. When All is Lost
CD 2.:
1. Electric Messiah
2. Prometheus (I Am Alive)
3. Light Up the Night
4. The Lords of Chaos
5. Reign in Madness