III

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Autore: Jernej Vene

Artista: Chickenfoot
Etichetta: Ear Music Records
Uscita: 2011
Durata: 45:12
Voto: 4/5

Dopo l’esordio del 2009 e le date in giro per gli USA e l’Europa, i Chickenfoot, supergruppo fino al midollo, si sono chiesti come andare avanti. Il rock tosto con spruzzate di blues continua anche sul secondo disco, intitolato Chickenfoot 3. Con quel numero volevano schivare la sindrome del secondo album problematico, che dev’essere solido, se non proprio bello. Come supergruppo sono ancora più sotto la lente della critica, mentre il nome scherzoso Chickenfoot dice chiaro che i quattro signori stanno insieme prima di tutto per la musica. L’amore per il fare musica è la base del loro lavoro, e il rispetto reciproco e la comunicazione sono più che esemplari. I Chickenfoot sono il cantante e chitarrista Sammy Hagar, il chitarrista Joe Satriani, il batterista Chad Smith e il bassista Michael Anthony. Questi cognomi li colleghiamo a band come Van Halen, Montrose, Deep Purple, Red Hot Chili Peppers. Insomma, pezzi da novanta del music business, che si sono guadagnati i galloni in decenni di lavoro duro.

Sammy Hagar è uno che da adolescente ne ha passate tante, di amare e dure. È un ribelle con una ragione, che il sogno realizzato l’ha visto nella musica e da giovane non ha mai smesso di inseguirlo. Possiamo dire che è il meritato proprietario di una carriera sfavillante. Oggi, a sessantatré anni, è ancora lucidissimo e penetrante come cantante. Chi nella vita ottiene fama e ricchezza spesso si mette a predicare agli altri. Hagar, nonostante le decine di milioni di dollari guadagnati con la musica e con le sue aziende, è rimasto quello che era. Normale, se posso usare questo termine relativo.
Il meticoloso Joe Satriani, tutto dedito alla musica, si occupa di melodie, chitarre possenti e svolazzi di stile sotto forma di inserti solistici. Come sul primo disco, anche stavolta la sua virtuosità sta in secondo piano, perché i Chickenfoot sono coscientemente e prima di tutto una band. La perfezione tecnica, sia Satriani sia gli altri membri, la mostrano altrove. Michael Anthony, compagno d’armi di Hagar, è senza dubbio uno dei migliori bassisti rock usciti dal Nord America. Poco pretenzioso, tagliente, con la densità di note esattamente al posto giusto, è anche un insostituibile primo tenore di accompagnamento. Il batterista Chad Smith è un tipo tosto, con un posto fisso a tempo indeterminato nei Red Hot Chili Peppers: per il secondo disco dei Chickenfoot è riuscito a ritagliarsi abbastanza tempo per il lavoro in studio, ma per il tour il tempo non basterà. A sostituirlo è arrivato Kenny Aronoff, veterano di studio e di palco, il cui libretto di lavoro riporta nomi di datori di lavoro come John Fogerty, Bob Seger, Elton John, Vasco Rossi, John Mellencamp e molti altri.
Oggi le vendite si assicurano con approcci di marketing speciali: per i fan hanno pensato a una copertina in tecnologia 3D, mentre l’esordio era sensibile al tocco. Vedremo quindi com’è il terzo album, che probabilmente si intitolerà 9 o magari 21?

Chickenfoot III porta un suono un po’ più scuro rispetto all’esordio, ma il quadro complessivo convince. Lo spettro delle basse forma una base compatta, necessaria per la sovrastruttura melodica. Direi che Sammy Hagar canta come ai tempi d’oro dei Van Halen. Nonostante l’età, viene da chiedersi se non sia proprio adesso nei suoi anni migliori da cantante. A prima vista il progetto Chickenfoot sembra una gran festa. Ma in alcuni brani i testi sono serissimi. Rispecchiano lo stato attuale dell’America moderna, anche se, ovviamente, altrove nel mondo è più o meno lo stesso. In Three And a Half Letters raccontano la vita di gente a cui la crisi ha portato via tutto, il cui lavoro di una vita e i cui meriti passati si sono dissolti nel nulla, e il peggio è che non possono fare niente per aiutarsi. Potrebbe dare una mano qualcuno dei Chickenfoot: spero che ogni tanto qualcosa lo destinino alla beneficenza.
Chickenfoot 3 è un album molto più orientato alla melodia rispetto all’esordio. Per qualche fan purista sarà magari persino troppo pop. Oltre alle melodie più leggere, però, si sentono ancora gli slanci da vecchio rock. L’hard rock da veri uomini lo presentano in Last Temptation, Up Next e Big Foot , gli spunti pop in Alright Alright e Different Devil. In Come Closer Sammy Hagar ha raccontato l’esperienza di un uomo maturo alle prese con una crisi coniugale. Dopo aver provato tutto quello che gli veniva in mente e che pensava potesse funzionare, alla fine ha scelto semplicemente la mossa più naturale. Ha tirato a sé la signora e le ha sussurrato all’orecchio…. Beh, una cosa sono i testi, un’altra la realtà.

L’ipercomunicativo Hagar, il matto Smith, il realista Satriani e il furbacchione Anthony sono un mix che funziona. Se l’esordio aveva giustificato l’etichetta di supergruppo, il secondo disco Chickenfoot III la conferma e mostra un’evoluzione. Le idee musicali non mancano, Chickenfoot 3 è molto bello, e parecchie band di pari status non sono riuscite a dare un seguito nemmeno lontanamente così capace. L’importante è che i quattro giganti non spingano i loro strumenti in primo piano, quando e se se ne presenta l’occasione. Per loro contano molto di più i brani, messi al primo posto. I Chickenfoot non ne escono con le ossa rotte, anzi, si stimolano a vicenda nella ricerca di una forma musicale che ha convinto e conquistato anche gli scettici più duri. Proprio questa spensieratezza e leggerezza è anche il pregio principale dell’album Chickenfoot III.

Formazione

Sammy Hagar – voce, chitarra
Joe Satriani – chitarra solista, tastiere
Michael Anthony – basso, voce
Chad Smith – batteria

Produzione

Mike Fraser e Chickenfoot

Tracklist

1. Last Temptation 4:02
2. Alright Alright 4:39
3. Different Devil 4:24
4. Up Next 4:33
5. Lighten Up 5:12
6. Come Closer 4:08
7. Three and a Half Letters 4:07
8. Big Foot 3:49
9. Dubai Blues 5:02
10. Something Going Wrong 5:16
11. No Change (dodatna skladba) 4:24

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