Il secondo atterraggio dell’astronave `Voivod` a Zagabria (2017)

0 133

luogo: Zagabria / Vintage Industrial Bar / Croazia
data: 03.10.2017


Non era passato nemmeno un anno dall’ultima visita dei leggendari veterani canadesi del metal sperimentale Voivod, famosi per il loro approccio artisticamente visionario, un corpo a corpo a sangue pieno con sfere musicali ancora inesplorate, che il solido quartetto, guidato dal geniale visionario musicale, artista e batterista della band Michel Langevin (Away), era già tornato a calcare i palchi del Vecchio Continente. L’anno scorso i Voivod hanno fatto tappa all’Orto bar di Lubiana, quest’anno si sono fermati in Croazia. Prima a Pola, il giorno dopo nella capitale croata Zagabria. A Zagabria RockLine aveva già messo in archivio un concerto di questa band, nel mitico club KSET. Era l’inizio di maggio del 2011. Ahhh, che bei ricordi.

I Voivod, nonostante gli scossoni di carriera, i alti e bassi, i cambi di uomini chiave nella formazione, restano una squadra saldissima in sella, con un dossier musicale tutto loro, che continua a pescare a piene mani dall’ispirazione creativa con cui i Voivod anche nell’ultimo decennio si rifugiano regolarmente nei territori dell’avventurismo sperimentale. In questo ci sono ben pochi che gli somigliano. Anzi, nessuno. L’ottimo album più recente »Target Earth« e, dopo di lui, l’EP uscito l’anno scorso »Post Society« mantengono il pedigree artistico conquistato negli anni Ottanta e Novanta, mentre il chitarrista Daniel »Chewy« Mongrain da quasi dieci anni giustifica con la sua qualità fuori dal comune il compito tutt’altro che facile di calzare le scarpe giganti del compianto e tutt’altro che sostituibile Piggy.

Prima dei Voivod, a scaldare l’atmosfera per questa nuova abbuffata live ci hanno pensato i doom/sludge metaller berlinesi Earth Ship, che l’anno scorso hanno pubblicato il loro quarto album in studio »Hollowed« e che ora funzionano come trio, con questa formazione: Jan Oberg (chitarra, voce), Sabine Oberg (basso) e Florian Hauser (batteria). Proprio sull’ultimo, »Hollowed«, si sente tutta l’espansione artistica del gruppo, che ci ha infilato una raccolta di brani vari e dinamici. Gli Earth Ship hanno puntato il repertorio soprattutto sull’album più recente. Così hanno potuto scatenarsi senza compromessi e sparare da ogni posizione, richiamando non di rado Kylesa e Crowbar. Le melodie morbose regnavano sovrane, e si percepiva anche un lontano sentore dei loro modelli Alice In Chains. In ogni caso, raffiche doom monolitiche e un’esibizione davvero sentita e sicura per ben 45 minuti di set.

I Voivod sono saliti sul palco alle undici di sera. In realtà la scaletta non è stata granché «aggiornata» rispetto a quella suonata un anno prima a Lubiana, ma l’EP »Post Society« ha avuto una presentazione più ricca: i Voivod questa volta ne hanno suonati ben quattro brani, su un totale di cinque presenti sul suddetto EP.

I Voivod restano un unicum assoluto, e il loro carisma contagioso sul palco e la loro simpatia continuano a essere compagni inossidabili dei loro concerti. Lo ha confermato anche l’esibizione di Zagabria. Speravamo, certo, che il locale fosse stipato fino all’ultimo posto. Invece ci saranno state circa 200 persone, e in prima fila impazzivano addirittura due fan scatenatissimi arrivati dalla Slovenia, direttamente da Babno Polje, da dove per arrivare a Zagabria ti servono due ore e mezza di viaggio solo andata. Denis Belanger è un frontman incredibile. Un orsacchiotto burbero, carismatico e scherzoso, che con la sua presenza scenica evoca di proposito quella sensazione di gigante tronco simpatico e che con le sue buffe smorfie si tiene la folla sempre attaccata. Un’elasticità facciale ancora maggiore l’ha sviluppata di continuo il chitarrista Chewy, ed è subito chiaro da dove venga il suo soprannome. La band è agilissima e dinamica sul palco. Il nuovo bassista Dominique Laroche (Rocky), entrato nella band nel 2014, e Chewy comunicano di continuo tra loro, e più di una volta durante il concerto hanno scambiato del tutto la posizione destra e sinistra. Away ha menato come un ossesso sul suo set di batteria (peraltro minimale), da cui però ha tirato fuori ancora una volta miracoli, ricordandoci una volta di più quanto sia eccezionale. La band è sembrata infallibile e brillantemente affiatata. Con tutta la cinetica e l’adrenalina che sprigionavano, non hanno mostrato nemmeno per un istante un briciolo di imprecisione o di sciatteria sul palco. In scaletta la band ha suonato parecchie delizie musicali del periodo di culto degli anni Ottanta. Si è appoggiata soprattutto al materiale del famigerato album »Killing Technology« (1987), e da ognuno degli album usciti tra il 1984 e il 1991 ha eseguito un brano. Il finale del concerto è arrivato decisamente troppo presto, quando la band ha attaccato la attesissima Voivod. Nel bis obbligatorio non era difficile indovinare cosa avessero intenzione di suonare i Voivod. Soprattutto quando Belanger ha rivelato che si trattava di una cover di un’altra band e che il pezzo era dedicato a Lemmy. I Voivod hanno pubblicato da poco il singolo in vinile da sette pollici »Space Machine«. È una rilettura dell’originale dei leggendari space rocker Hawkwind, che i Voivod hanno rivestito del loro inconfondibile dossier musicale. La loro versione è talmente vorace che i Voivod anche nel bis sono riusciti a far scatenare le prime file in un moshing selvaggio.

Accordi atonali, una serie di ritmi «spezzati in chiave fantascientifica» che fanno da impalcatura allo sviluppo imprevedibile delle composizioni, passaggi di raccordo sparati addosso, suonati nel modo meno atteso, batteria che dà l’impressione di suonare i ritmi «in retromarcia» e la sensazione che in quel momento sia in realtà la chitarra a reggere il ritmo principale, e altro ancora. I Voivod insomma portano tutto. Sono un’esperienza che con la sua energia e la sua fusione di generi a più strati, dove senti di tutto, dal thrash metal al punk, alla devastazione rock’n’roll cruda, persino approcci classicheggianti, consegna una sacca piena di grande festa live e di spettacolarità. Questo è l’importante. Sia per tutti gli ascoltatori più esigenti che giurano sulla stranezza musicale della sperimentazione, sia per tutti quelli che sono semplicemente venuti per una dose di casino concreto e diretto! Una cannonata, un proiettile dritto, che ha di nuovo colpito in pieno il centro del bersaglio!

La nascita di una società post-apocalittica di zombie robotici sulle ali di soluzioni musicali, la creazione di un mondo unico della cultura musicale degli eccellenti sperimentatori canadesi Voivod. Indimenticabile!

autore: Aleš Podbrežnik
foto: Aleš Podbrežnik


scaletta:
1. Intro
2. Killing Technology
3. Post Society
4. Chaosmöngers
5. The Unknown Knows
6. Overreaction
7. The Prow
8. Ravenous Medicine
9. Fall
10. Korgüll the Exterminator
11. The Lost Machine
12. We Are Connected
13. Voivod
—bis—
14. Silver Machine


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito utilizza i cookie per offrire il servizio web, i sistemi pubblicitari e le funzionalità che senza cookie non potremmo fornire. Visitando e utilizzando il sito, accetti l’uso dei cookie. Accetta Leggi tutto

Privacy e cookie