Immortal

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Artista: Cryonic Temple
Etichetta: Metal Heaven
Uscita: 2008
Durata: 51:38
Voto: 4.6/5

Cryonic Temple, altri svedesi che quest’anno festeggiano i loro 12 anni di attività, pubblicano con “Immortal” il loro quarto album in studio. Dopo tre anni e mezzo da “In Thy Power” i ragazzi hanno attraversato un vero terremoto di formazione: ben tre nuovi membri in squadra. Della vecchia line-up sono rimasti solo i due chitarristi originali, Leif Collin ed Esa Ahonen. Non c’è da stupirsi che, dopo tutto il calvario che si sono lasciati alle spalle, abbiano cominciato a credere nella propria immortalità e abbiano chiamato il disco “Immortal”.

Questi rimpasti, però, hanno evidentemente portato nella band pace, freschezza e quello che serviva più di tutto: una nuova spinta creativa. Quello che non ti uccide ti rafforza. E siccome i ragazzi ci hanno creduto e hanno tenuto duro, la cosa ha pagato eccome. “Immortal” è infatti il salto di qualità frutto di duro lavoro e ostinazione. Può vantare undici brani vari, segnati da una sfacciata orecchiabilità di quella melodia bombastica che fa parte della loro visione power metal.

I Cryonic Temple non sono certo degli allegri folletti che cantano vittorie su draghi trucidati, furfanti e altre piaghe che tormentano il mondo dei giusti. No. I ragazzi costruiscono un’atmosfera ben più drastica, sono malvagi, flirtano con l’occulto, e qua e là c’è anche qualche verso di taglio più intimo e confessionale. Il filo conduttore è che i Cryonic Temple sono votati alla rovina e tessono un’atmosfera che per tutto l’album è avvolta nel nero dei rintocchi del giorno del giudizio. Ed è proprio questo il bello. Toccano sfere che nel mondo reale evitiamo e a cui non ci piace pensare, ma quando a farlo è qualcun altro, in noi si accende molta più curiosità, che indirettamente, sulle ali della musica dei Cryonic Temple a cui ci lasciamo andare, ci costringe proprio a quei pensieri.

I Cryonic Temple, come musicisti, uniscono una combinazione interessante: la logica dello speed metal americano anni Ottanta, a cui si appoggiano soprattutto nel dettare un tempo infernale a certi ritmi e, a tratti, in un riffing minaccioso e selvaggio, pieno e devastante. Sopra questi riff stendono armonie a tre voci, possono perfino “pre-pick-are” la melodia sopra i riff, il che dà un accento europeo (così sono per esempio Standing Tall o Train of Destruction) alla Running Wild o Gamma Ray, ma solo a pizzichi fugaci. La stragrande maggioranza dei brani è tagliata al massimo dello sfavillio chitarristico incandescente. Ma quando arrivi a As I Sleep ti aspetta una fenomenale semi-ballad acustica, dove le tastiere si insinuano con efficacia sullo sfondo e nel ritornello alzano l’atmosfera, mentre al centro di questo pezzo calmo c’è la voce del nuovo cantante Magnus Thurin: ottima, autorevole, versatile, potente e curata in ogni registro, sfruttata al massimo. È uno degli elementi di base del salto di qualità a un livello superiore che i Cryonic Temple con “Immortal” hanno senza dubbio centrato. La voce è un elemento importante, perché con la melodia che sceglie nelle strofe porta una parte fondamentale dell’atmosfera di rovina, quel tocco di classica scuola americana, a cui contribuisce anche la produzione molto viva dell’album, che ha colto alla perfezione il calore di studio della band portandolo alla giusta temperatura di lavoro.

La conclusiva Departure è un poema strumentale acustico e una sorta di prolungamento di As I Sleep. Peccato che i Cryonic Temple non abbiano lasciato i due pezzi “incollati” con un passaggio di collegamento, perché per melodia e atmosfera sono incredibilmente compatibili.

La produzione ha mantenuto quella vivacità e quella ruvidità necessarie, che brillano per tutto l’album e spiccano subito fin dall’apertura con la title track. Questa porta l’accenno leggero di “thrashy” del riff di base, a cui la band torna anche più avanti nel disco (Time con una vibrazione alla “Angel Dust”, poi Fight To Survive o Beg Me). I brani sono impreziositi da svolte vertiginose, cucite insieme con passaggi di transizione ingegnosi che mettono in fila stati d’animo diversi e garantiscono così un’alta fluidità dinamica del lavoro (Freedom Calling). Si ascolta benissimo, è intriso di un’atmosfera altamente tragica che lo rende incredibilmente vero, e ti godrai un sacco anche il ricco arsenale di assoli di chitarra pieni di ingegno. Il brano con più pompa e più cambi d’atmosfera ben riusciti è Where Sadness Never Ends, che per i motivi melodici sa tipicamente di Europa (con la chitarra che pizzica), con una patina cupa e malinconica dello speed metal americano della vecchia scuola, con cui i Cryonic Temple mantengono efficacemente il loro fascino aggressivo, la loro grinta metallica e la loro intransigenza. Ci si avvicinano molto i ragazzi anche più avanti, con Fear of the Rage.

I Cryonic Temple non sono solo “i soliti” power metaller. Camminano con enorme abilità al crocevia tra elementi dello speed old school americano e del thrash metal arcaico, e ci versano dentro una bella dose di melodia heavy metal europea. L’album non cede nemmeno per un attimo  a possibili scoppi di pateticità o a banali schematismi ingenui. Certo, tutto questo l’abbiamo già sentito, ma rimesso insieme suona di nuovo vero, come solo la magia della musica heavy metal sa riportare in vita. Sul fondo dell’abisso della perdizione e dell’agonia nasce un mondo nuovo! “immortal” è un esempio di fantastico riciclo, che ha portato alla luce un album heavy metal di alta qualità, con cui i Cryonic Temple sono finalmente maturati e hanno trovato il giusto ritmo creativo ed espressivo. Speriamo in tanti altri seguiti di questo tipo anche in futuro.

Formazione

Magnus Thurin – Vocals
Leif Collin – Guitars
Esa Ahonen – Guitars
Hans Karlin – Drums
Bjorn Svensson – Bass

Produzione

Cryonic Temple

Tracklist

1.Immortal
2.Standing Tall
3.Where Sadness Never Rests
4.Beg Me
5.Freedom Calling
6.Fear of the Rage
7.Time
8.Fight to Survive
9.Train of Destruction
10.As I Sleep
11.Departure

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