Mirror Of Souls
Artista: Theocracy
Etichetta: Ulterium Records
Uscita: 2008
Durata: 68:00
Voto: 4/5
I Theocracy sono un trio americano di power metal progressivo. “Mirror of Souls” è il secondo album della formazione, che aveva esordito nel 2003 con un disco omonimo, quando era ancora un progetto di Matt Smith, che nel primo album ha suonato e cantato da solo tutto quello che sentite. Dopo l’accoglienza entusiasta del debutto, il tipo, nel ruolo di leader e primo visionario, ha preso la rincorsa, ha trasformato il progetto in una band e… com’è andata? Di rado capita che un progetto funzioni meglio di una band. E nemmeno stavolta funziona meglio. “Mirror of Souls” è un salto di qualità di qualche gradino, sotto tutti i punti di vista, rispetto al debutto.
La band, nonostante arrivi dagli USA, suona in gran parte europea. Vi basta se butto lì lo stile di gruppi come Edguy o Gamma Ray? Però non tiratemi troppo per la giacca: i paragoni sono per molti versi superficiali. I Theocracy sono dei positivoni e alla loro etichetta di genere si potrebbe attaccare senza problemi un “white” o “Christian” (“cristiano”), perché sull’album si sforzano più volte (non sempre!!!) di mantenere un melos positivo (senza la pretenziosità di certi Freedom Call), e già i versi stessi alludono alla spiritualità di chi segue la luce di Gesù. Per conquistarsi in futuro i favori della massa metallara più larga, dovranno quindi scendere del tutto dalla sella dei bravi ragazzi e mordere qualche pezzo di carne cruda in più!
Il tutto parte in modo molto cliché con i brani A Tower Of Ashes (il tempo qui raggiunge quello degli assaltatori del power metal finlandese) e On Eagle’s Wings. La band mette subito in chiaro che si tratta di musicisti eccellenti, che sanno cosa sono epicità e magniloquenza, raggiunte dal trio in brani dinamici soprattutto con le armonie vocali dei ritornelli e il melos chitarristico a tre voci, nella tipica maniera europea. Insomma, niente di particolarmente sconvolgente per cominciare.
Poi arrivi alla terza traccia, Laying the Demon to Rest, che ribalta le cose in un attimo. Già il riff di chitarra iniziale è incandescente, messo in risalto dalla produzione, e profuma di thrash alla Nevermore. Il pezzo ha ritmi progressivi spezzati, cambi di atmosfera e tanti motivi diversi e, per come costruisce un clima altamente drammatico, porta all’album, insieme alla title track, il maggior numero di punti a favore. In questo brano emerge anche la saggezza della band, che con il virtuosismo tecnico da scuola non esagera affatto, ma segue istintivamente la strada di mantenere le grandi melodie e quindi l’atmosfera del disco. Mentre con Betlehem e Absoluiton Day la band riporta sull’album un po’ più di nitrito power metal, il disco poi prosegue di nuovo con una composizione più mossa. The Writing In The Sand, con l’aggiunta del suono degli organi da chiesa al riffing chitarristico incandescente, e Martyr, con un melos nella parte strumentale centrale che evoca il calvario come lo misero in scena i conquistadores spagnoli tanto tempo fa, sono due vere mini suite epiche che seguono Laying the Demon to Rest.
E non è ancora finita! La title track Mirror of Souls è una vera maxi suite epica, lunga oltre 22 minuti. I Theocracy si sono quindi lanciati in un’impresa che oggi non va più per niente di moda tra le uscite di metal progressivo. Immaginate di incollare insieme i sette brani precedenti, oppure i Gamma Ray che decidono di comporre una suite del genere, ovviamente con la loro produzione, la loro vibrazione e la loro energia. È evidente che questo trio ha trovato un’ottima simbiosi in studio e nel leggere e capire le idee portate dai vari membri. Si tratta di un ottimo incastro di motivi altamente drammatici, che uniscono tutti, uno dopo l’altro, in modo magistrale l’atmosfera bombastica con una melodiosità cantabile e di grande impatto, che a chi ascolta non risulterà mai troppo pesante da godersi. La ciliegina sulla torta, anzi la corona di tutto, è la voce di Matt Smith, migliorata su tutta la linea rispetto al debutto. Il tipo ha una voce pulita e ben costruita, che nei registri alti si avvicina a Tobias Sammet (Edguy) o ai cantanti delle nuove band scandinave di metal progressivo. È quindi un elemento importante nell’iniettare melodia nel linguaggio musicale dei Theocracy. Una bella roba succosa, ‘sto “Mirror of Souls”, vero?
Come dicevo. Sul debutto “Theocracy” potete tranquillamente stendere un velo. “Mirror of Souls” è un album eccellente, che dimostra, come ho scritto anche nella recensione dell’album “Immortal” (2008) dei Cryonic Temple, che il power metal può sempre permettersi il riciclo. Certo, se è giustificato. In ogni singolo momento. Un disco deve funzionare in modo convincente, vero, anzi la vibrazione deve saperti scuotere e lasciarti in uno stato estatico, intontito, un po’ shockato quando gira l’ultimo secondo. ” Mirror of Souls” ha esattamente questa qualità. Cliché che reggono. I Theocracy non suonano saturi, ma… Sì. Progressivi, se volete. E soprattutto i brani più brevi dimostrano che la band ha il potenziale per evolversi e far crescere il proprio linguaggio in futuro. “Mirror of Souls” è un passo deciso in avanti, ma con cui i Theocracy, dal punto di vista creativo, non hanno ancora raggiunto il gradino più alto.
Formazione
Matt Smith – voce, chitarra, basso
Shawn Benson – batteria
Jonathan Hinds – chitarra, cori
Produzione
Matt Smith
Tracklist
1. A Tower of Ashes (4:44)
2. On Eagles’ Wings (4:11)
3. Laying the Demon to Rest (9:37)
4. Bethlehem (5:51)
5. Absolution Day (6:46)
6. The Writing in the Sand (6:43)
7. Martyr (7:39)
8. Mirror of Souls (22:26)