Imperial Crowns, i re della Bluesiana
Luogo: Velden, Bluesiana
Data del concerto: 17.05.2007
Pubblico: 150 persone
Prezzo del biglietto: 25 euro
Gli Imperial Crowns li avevo visti per la prima volta un paio d’anni fa, quando i ragazzi di Los Angeles, al Postojna blues festival, erano riusciti a scuotere come si deve le facce di solito inespressive degli appassionati di musica sloveni. Di quella volta mi è rimasto impresso soprattutto un tizio di nome Jimmie Wood, un incrocio assurdo tra Bon Scott, Ronnie James Dio, Sonny Boy Williamson e un Eric Sardinas in vena di sbraitare al microfono! Combinazione strana davvero, soprattutto se lo zio in questione ti passeggia davanti con un abito “fancy” tutto lustrini, da cui schizza continuamente un mare di sudore, con cui marca il territorio come una iena. Bleah! Comunque sia, Jimmie non ha nemmeno per sbaglio una personalità sdoppiata. È uno “yankee” spassosissimo, per cui il sesso conta almeno quanto la compagnia di ragazzi e ragazze per un parroco.
L’immagine che gli Imperial Crowns sfoderano sul palco, nel loro elemento, si può descrivere solo con queste parole: “bad ass blues rock”. Una perversione, ulteriormente sottolineata dallo slide energico e cattivissimo di J. J. Holiday, che ricorda a bomba i bei vecchi tempi in cui il rock & roll era ancora un ragazzino ingenuo, un monello che prende a calci tutto e che, fregandosene degli avvertimenti dei genitori, si ficca sempre nei guai. Insieme alla batteria eccellente di Marcel, che per giunta somiglia a un Chris Slade smagrito, e all’ultimo “acquisto reale” Keith, giovane bassista scatenato, la musica degli Imperial Crowns, fin dall’iniziale Nobody Baby, funziona come un afrodisiaco perfetto, che attira sotto il palco della Bluesiana più di una faccia femminile già nota. Il nostro amico “Bon”, pardon Jimmie, punta chiaramente tutto su un approccio aggressivo, pieno zeppo di allusioni sessuali di ogni genere. Il tipo vive quello che fa con un trasporto totale, direi a volte persino troppo. Tutto questo entusiasmo porta spesso a scene comicissime, che alla fine risultano tutto fuorché divertenti. Un ringraziamento speciale va all’armonica fenomenale del signore, accanto alla quale persino il grande Sunny Boy, a essere generosi, sarebbe sembrato un pivello totale.
Tutt’altro atteggiamento per J. J. Holiday, un tipo tranquillo e, almeno a prima vista, completamente distaccato, che con la raffinatezza del suo slide di tutt’altra pasta si occupava della comunicazione diretta tra il pubblico e il diavolo. J.J. ha dimostrato ancora una volta quanto è bravo. Con la sua chiara percezione delle armonie sporche ha tenuto il pubblico della Bluesiana in una stretta serrata per tutta la serata, e gliene saremo grati ancora a lungo.
Gli Imperial Crowns hanno servito la prevedibile, esplosiva miscela di amore per le donne e relative attività sessuali. Til’ Death, Love Generator e la splendida Two Headed Woman sono state servite in una confezione particolarmente intima, ancora una volta cucite addosso soprattutto alla componente femminile del pubblico, che si è immedesimata con sorprendente rapidità anche in You Cut Me. Era ovvio che le ragazze, davanti a un frontman mezzo svestito che con le sue contorsioni ricorda in fretta uno spogliarellista da bar, si sentissero più che a loro agio, ed è per questo che vanno attribuiti a lui anche i loro ondeggiamenti sfrenati sul ritmo di un blues rock erotico, su cui loro probabilmente non hanno granché di sensato da dire. Per fortuna ci sono pezzi come la scatenata Bettie Gumm, la letale Diamond Case e la fenomenale Pharaon’s Army, durante la quale si sono fatti notare anche Marcelo e Keith, che non ha ancora 18 anni. Il ragazzino con il suo assolo aggressivo ha spazzato via in un attimo i miei dubbi, quelli che mi rodevano fin da quando, entrando alla Bluesiana, l’avevo visto per la prima volta nell’angolo destro del palco. Probabilmente gli manca un po’ di chilometraggio, visto che la sua immagine non emana proprio un’energia da scarto, ma alla fine non è nemmeno così importante. Il ragazzino è bravo e basta! Proprio come tutta la formazione degli Imperial Crowns, che dalla padronanza perfetta dell’immagine da maschiacci sfrontati è separata solo da un approccio appena un filo meno da fighetti.
Scaletta
1.Nobody Baby 2.Til’ Death 3.Two Headed Woman 4.Love Generator 5.You Cut Me 6.Diamond Case 7.Bettie Gumm 8.Price 9.Pharaon’s Army 10.Golden Girl 11.Star Of The West 12.Soul Deep 13.Alter
Galleria fotografica




