Jailbreak

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Artista: Thin Lizzy
Etichetta: Mercury Records
Uscita: 1976
Durata: 35.52

 Allacciate le cinture, cari amici, perché “The Boys Are Back In Town”. “Attenzione, Jailbreak” ci urla la copertina del leggendario e fin troppo spesso trascurato album con cui i Thin Lizzy, dopo quattro tentativi più o meno falliti di sfondare in grande (Fighting non conta), riescono finalmente a rompere il ghiaccio. E che modo! Jailbreak è senza dubbio uno dei dischi più grandi nella storia del rock. Vero, non ha mai raggiunto lo status di In Rock, Machine Head, dei primi Led Zeppelin e di altri album leggendari, però rappresenta comunque uno dei vertici della lunga storia del rock & roll.

Se ti piace il vero rock & roll, con le palle e tutti gli altri contorni “culinari”, questo è decisamente il disco che fa per te. Dal colpo di chitarra d’apertura, che come un vulcano fa eruttare tutte le emozioni tenute represse per così tanto tempo, fino al selvaggio massacro finale di Emerald, in Jailbreak i Thin Lizzy ci tengono in un vortice di danza instancabile di chitarre e batteria, il cui ritmo è dettato da cima a fondo da Lynott con il suo basso senza compromessi. Insomma, Phil & soci dimostrano finalmente di essere diventati dei veri hard rocker fatti e finiti! Vale soprattutto per il signor Lynott, la cui poesia resta sempre candidamente semplice, ma comunque profonda e commovente.

Be’, di commovente non c’è proprio niente nell’opener, che porta il nome dell’album. È il classico approccio Thin Lizzy, ma con una chitarra molto più affilata, che ti si pianta subito nell’orecchio. “Tonight There’s Gonna Be A Jailbreak” ce lo sbatte in faccia Lynott fin dall’inizio, a segnalare che qui un po’ di prudenza non guasta affatto. I ragazzi hanno sete di battaglia, e dopo tutti questi anni di “astinenza” non possiamo certo fargliene una colpa, nemmeno volendo. Il pezzo è un’unica scarica di energia selvaggia, perfetta per aprire sia un album che i concerti stessi. I “Lizzy” proseguono la sega con Angel From The Coast, che con il suo approccio più leggero rispetto al caos iniziale non lascia intuire il racconto di sporchi affari di mafia da parte di Phil. Il pezzo ci lascia di buonumore soprattutto grazie al colorato intreccio delle due chitarre e, ovviamente, alla convincente interpretazione di Phil. Running Back e Romeo And The Lonely Girl cercano di dipingerci quel sognare romantico che si mescola ovunque con la tipica malinconia di una Dublino piovosa. In effetti qui siamo davanti a due tipiche cose alla Phil Lynott, che però, di nuovo grazie al suo vocal morbido e delicatamente narrante, si alzano nettamente sopra la media. E proprio quando uno ha quasi dimenticato l’approccio assassino dell’inizio del disco, Lynott con Warriors ci risveglia di nuovo. Il duo Robertson – Gorham suona crudo come mai prima, dando così a questa storia di eroi caduti del rock (si parla di Hendrix e Duane Allman) una forza incredibile. Sicuramente una delle creazioni più misteriose dei Thin Lizzy, soprattutto vista dalla prospettiva di Lynott, considerando ovviamente il suo destino successivo. Da brividi, non c’è che dire.

Così, piano piano, arriviamo anche al pezzo per cui la maggior parte dei non addetti ai lavori conosce oggi i Thin Lizzy. Ovviamente parlo di The Boys Are Back In Town, con cui i Thin Lizzy hanno ottenuto il definitivo sfondamento nelle classifiche mondiali. Una canzone senza dubbio piacevole, che in termini di successo commerciale forse fa addirittura un torto a Phil & soci, perché i ragazzi, a quel tempo, erano sicuramente capaci di capolavori ben più grandi. Comunque sia, oggi “Boys” è considerata imprescindibile in qualsiasi playlist rock che si rispetti. E visto che ho parlato di capolavori, uno di questi è Cowboy Song, dove Lynott, con la sua descrizione della solitudine, probabilmente parla proprio di sé. La sua parte in questo scaricare emozioni, nel loro stile inconfondibile, la mettono con generosità Robertson e Gorham. Sia Cowboy Song che Emerald, con i testi di Phil, tornano alla sua difficile infanzia, in cui, identificandosi con le varie leggende della mitologia irlandese, combatteva contro tutte le ingiustizie di questo mondo corrotto. Una chiusura selvaggia e bella movimentata, che ha praticamente tutto ciò che serve a ogni amante del vero hard rock! È molto probabile che la combriccola di Lynott allora non si rendesse nemmeno del tutto conto di che capolavoro avesse appena servito ai propri fan, e il merito va alla serie di album precedenti, tutti fin troppo mediocri, che aveva alle spalle. Ma nonostante tutto, con Jailbreak sono comunque riusciti a creare un documento che oggi non dovrebbe mancare sullo scaffale di nessun vero rocker.

Formazione

Phil Lynott: voce/basso
Brian Robertson: chitarra
Scott Gorham: chitarra
Brian Downey: batteria

Produzione

John Alcock

Tracklist

1.Jailbreak
2.Angel From The Coast
3.Running Back
4.Romeo And The Lonely Girl
5.Warriors
6.The Boys Are Back In Town
7.Fight Or Fall
8.Cowboy Song
9.Emerald

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