Jazz Cerkno 2017: il terzo giorno!

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Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik

Luogo: Cerkno / Star plac / Slovenia
Data del concerto: 20.05.2017
Numero di spettatori: 400
Prezzo del biglietto: 17,50€ (in prevendita) / 20,00€ (il giorno del festival)

È arrivato il terzo giorno del tradizionale, e ormai 22° Jazz Cerkno! Questa giornata si è distinta perché a dominare il cartellone sono state assolutamente le jazziste! Nonostante il tempo avesse preso una brutta piega e si fosse bello che raffreddato, per il tandem di RockLine è stata una giornata piena zeppa. Dopo il concerto di Halvorson / Fujiwara alla scuola di musica di Cerkno, la nostra attenzione è stata catturata dal gran casino che arrivava dall’atrio coperto dell’hotel Cerkno. Lì sotto suonavano infatti i Neseseri Kakalulu, da Nova Gorica. Come, chi? Un nome fuori di testa, non c’è che dire. Se ho contato bene (la matematica non è mai stata il mio forte), otto ragazzi erano «scappati» lì dentro per ripararsi dalla pioggia. Avrebbero dovuto esibirsi prima del primo artista dell’ultimo giorno sul piazzale (un pezzo di strada chiusa al traffico) proprio davanti al palco del festival, ma lì si sarebbero presi un bel diluvio. Poi ci sono tornati, la sera, quando ha finalmente smesso di piovere. Con un secondo set più corto, nella pausa in cui aspettavamo il Tomeka Reid Quartet.

Anche se ho beccato il concerto davanti all’ingresso dell’hotel proprio sul filo di lana, dalla sostanza musicale si capiva benissimo che i Neseseri Kakalulu sono una band divertentissima e piena di vita, che alla musica si avvicina con spirito da puro intrattenimento e vibrazioni positive. Le strutture ritmiche sono solide, rinforzate da percussioni tintinnanti aggiuntive. Il cuore della melodia lo porta la sezione di fiati, sax e tromba, il «groove» lo mette una linea di basso dinamica e attiva, e lo spazio sonoro lo riempiono anche due chitarre, con un pizzico di rock. Insomma: la band va di puro strumentale. Le composizioni sono semplici, sarebbero piaciute anche a Santana, solo che lui si lamenterebbe della totale assenza di assoli di chitarra. Una lezione di funk, e pure di ska, semplice e dall’effetto immediato, con ritmi che ti spingono anche dalle parti della salsa. Sempre con una messa in piega scherzosa dei motivi principali, tutta all’insegna del buonumore. Insomma, belle vibrazioni sotto la pioggia. Simpatici.

Più serietà e ascolto raccolto li ha richiesti invece il primo artista in programma nel terzo giorno: Kaja Draksler Octet + 1! Era la prima assoluta in Slovenia per questa formazione di nove musicisti, guidata dalla compositrice e tastierista slovena Kaja Draksler, affermata a livello internazionale, molto stimata e riconosciuta. Lei vive e lavora nei Paesi Bassi. In Slovenia è arrivata col suo ottetto, di cui, oltre a Kaja, fanno parte le cantanti Laura Polence e Björk Níelsdóttir, i fiatisti Ab Baars, Ada Rave e Lotte Anker, il violista e violinista George Dumitriu, il contrabbassista Lennart Heyndels e il batterista e percussionista Onno Govaert.

Un altro fenomeno musicale a cui non trovi paragoni. Il concept di Kaja, che mette in musica le poesie di autori diversi, da Adriana Minou a Pablo Neruda fino a Gregor Strniša, funziona grazie a una fusione davvero unica di motivi compatti e improvvisazione jazz. Tutto dipende dalla natura di ogni brano, cioè da come il messaggio e la profondità della poesia influenzano il piano degli arrangiamenti. La band ha aperto con la musicalizzazione di una poesia di Adriana Minou intitolata Promise is Promise, dove colpiva il modo in cui le due cantanti venivano combinate e sfruttate nella struttura stessa della composizione. E che introduzione, divertentissima. Nelle pause Kaja si rivolgeva al pubblico accompagnando quasi ogni pezzo con una breve storia su com’era nato. Nel corso del concerto la band ha proposto anche un’avventura musicale decisamente più sperimentale e una sostanza artistica più provocatoria, come nella messa in musica di Pablo Neruda in Canto: XII, a tratti davvero inquietante, gelida, fredda e straniante. Il concerto è una vera delizia, che riunisce un’ampia gamma di idee musicali, e affascina la convivenza alla pari di tutti i componenti dell’«ottetto più uno», con un’audace fusione di forme e strutture che «al primo ascolto» sembrano non avere punti di contatto, e invece. L’ottetto di Kaja Draksler, che non ha rinunciato nemmeno a flirtare con lo chanson jazz da cabaret, ha superato l’apparente incompatibilità dei frammenti musicali trasformandoli in un macramè pittoresco di assoluta stranezza musicale.  

Finalmente! Una band al festival Jazz Cerkno in cui anche la chitarra prende un ruolo più visibile. Tomeka Reid Quartet. A guidare il gruppo è Tomeka Reid, violoncellista! Una musicista eccezionale e versatile, e nel suo quartetto, oltre a Tomeka, ci sono la chitarrista speciale Mary Halvorson, il batterista Tomas Fujiwara e il contrabbassista Jason Roebke. Anche questa band è saldata insieme da contenuti eclettici e da una percezione musicale fuori dal comune. La compositrice principale, Tomeka Reid, crea musica che segue sempre strutture chiare e tangibili, con una lega riuscitissima di musica classica e libertà jazzistica. Non stupisce che in questa formazione Mary Halvorson si trovi così bene, visto che anche il suo modo di suonare la chitarra è un mix azzeccato di elementi jazz e neoclassici. In un’ora e mezza di programma il quartetto ha offerto un gioco raffinatissimo e sensuale, pieno di contenuti mai pretenziosi, affrontati con morbida sottigliezza, con un senso straordinario e movimenti di finissima meccanica. Niente escalation né sparate blasfeme in cui la band, in preda all’adrenalina, scarica una serie infinita di note sparate a raffica. Okay, gli stacchi solistici sono «consentiti», come l’assolo introduttivo, allungato, del bassista Jason Roebke in uno dei brani, e anche il batterista Tomas Fujiwara si è preso qualche piccola gita solistica, ma per il resto il quartetto ha sviluppato in modo compatto un unico paesaggio sonoro. In un dialogo incredibilmente concentrato e conciso, in cui la combinazione dei suoni non lascia mai sfaldare i motivi, anche se le linee atonali insolite che compaiono nel suonare e nel comporre sono più che necessarie per rompere schemi consolidati e prevedibili, e tenere così sempre sotto tensione anche il buongustaio musicale più esigente.

Per il gran finale sul palco sono saliti i finlandesi Mopo, di Helsinki. Mopo (in sloveno vuol dire «motorino») sono un trio incredibilmente attraente e contagiosamente simpatico, che con la sua sola presenza sul palco si è guadagnato in un attimo il favore di tutto il pubblico, rimasto con il fiato sospeso fino agli ultimi atti del festival. Con una regia del trio spesso matta, lucida e piena di smorfie.  Un’attrazione assoluta e la scelta migliore per chiudere il Jazz Cerkno di quest’anno. Tre musicisti: Linda Fredriksson, che quella sera suonava sax baritono e sax contralto e fischiava, il bassista e contrabbassista Eero Tikkanen e il batterista Eeti Nieminen. Un’energia incredibile. Soprattutto quella della sassofonista Linda. Una ragazzina minuscola e magrolina, poco più alta del suo sax baritono, che lo brandiva con un’intensità tale che molti suoi coetanei maschi nel jazz possono solo invidiarle.  La band costruisce su un fraseggio solido, che Linda proietta nell’immagine delle composizioni con il sax, poi il trio si sparpaglia a piacere ognuno per conto suo e si lancia in uno scambio spiritoso di birichinate improvvisative, anche se nel suo lavoro Linda resta sempre al centro dell’attenzione. Tutte le cose essenziali, con i Mopo, girano infatti attorno al suo sax. Le sue sortite non sono difficili, ma sono maledettamente divertenti e fantasiose, tanto che potrebbero entrare senza problemi in formazioni di jazz e rock fusion, e ne sarebbe entusiasta anche l’ex sassofonista dei Van Der Graaf Generator, David Jackson (Linda sa fare le armonie anche soffiando in contemporanea nel sax contralto e nel baritono, come il leggendario David Jackson, anche se quella sera da Linda una cosa del genere non l’abbiamo vista). La band ha aperto il concerto con il brano scanzonato e gioioso Meikän kissa (in traduzione La mia gatta), a metà set è partita con Mustafa, nata dopo che il trio, bighellonando in Marocco, aveva conosciuto un local con quel nome, particolarmente stuzzicante è risultata la vagamente misteriosa Metsärukkanen, e la festa vera i Mopo l’hanno organizzata proprio sul finale, con il brano sul nonno in due atti. Il primo atto si chiama Pappatunturi (cioè il motorino del nonno), seguito da un secondo atto ancora più condito, intitolato  Vesiklosetti (il bagno del nonno). Soprattutto nel secondo atto il gruppo ha messo in scena un vero show teatrale, con Eeti che ha scagliato teatralmente tutte le bacchette contro i tamburi e per terra, mentre con Linda faceva i matti anche con degli animaletti di gomma, e Eero si è staccato dal basso e ha cominciato a mettere a posto, in modo teatrale, una serie di cavi sparsi sul palco. Tutti questi suoni davano vita, in versione burlesca, alle imprese intime del nonno nel gabinetto. Fino al «tornado di caos» finale, insomma! I Mopo sono una scelta fenomenale, che porta una combinazione di umorismo incredibilmente strambo e vibrazioni sempre positive, generate da motivi principali del sax portati in giro in modo divertente. Speriamo che prima o poi questa band si faccia vedere anche con un concerto tutto suo al bar Gabrijel.   

Ecco. Anche il 22° Jazz Cerkno è stato portato a termine con successo. Ha brillato in tutto il suo splendore per tutti e tre i giorni. Nella sua forma unica. I presenti sono stati di nuovo viziati e coccolati a più non posso! Come sempre. Con una marea di musica eccellente e un ricco programma collaterale, che non si concentra solo sull’arte musicale. E non possiamo certo saltare a piè pari tutta l’eccellente offerta culinaria. Oltre al sublime gulasch di Ančka, alla specialità locale chiamata «smukauc», lì friggono anche i migliori calamari del mondo. Ci rivediamo a Cerkno, se non prima di sicuro alla prossima edizione, la 23ª. L’anno prossimo!

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