Joe Satriani: The Elephants Of Mars

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Etichetta: earMUSIC
Data di uscita: 8. 4. 2022
Produzione: Eric Caudieux
Durata dell’album: 66.38 min
Genere: Instrumental Rock/ Art Rock
Voto: 9.0/10


Joe Satriani è incredibile. 35 anni fa il suo album »Surfing With the Alien« cambiò per sempre il modo di intendere il linguaggio chitarristico nel rock e nel metal: Satriani mostrò al mondo come la chitarra, strumento centrale dell’espressione musicale, potesse sostituire del tutto la voce e anche di più. Come solista (sappiamo che all’epoca in scena c’era, tra gli altri, anche il compianto Eddie) con la sua virtuosità portò gli elementi dello show a un livello tale da rendere esponenzialmente popolare il suonare la chitarra elettrica. Un fenomeno per cui, all’improvviso, tutto il mondo dei chitarristi voleva diventare Joe Satriani.

Fa fatica a crederci, ma Joe è già al suo 19° album in studio. L’ha intitolato in pieno stile da eterno ragazzaccio, uno che non vuole crescere e vive i suoi sogni. Nel suo mondo di fantasie rigogliose. Non c’è niente di più bello che riuscire a conservare la giovinezza e il bambino che hai dentro. Lo spirito scherzoso, la goliardia, un pizzico di sano cazzeggio lucido, e sopra a tutto una potenza esecutiva ancora eccezionale e un’ispirazione creativa intatta.

Satriani non ha niente da dimostrare. Due anni fa ha pubblicato l’album piuttosto nostalgico »Shapeshifting« (RockLine recensione), con cui si era avvicinato di proposito, a un passo, ai suoi anni Ottanta. Il nuovo album invece è un’appendice evolutiva di ciò che, sul piano della maturazione artistica, aveva costruito con »Shockwave Supernova« (2015, RockLine recensione) e »What Happens Next« (2018, RockLine recensione). Ma quindi? Sì. Ha preso un po’ di sostanza da ogni disco e ne ha tirato fuori, ancora una volta, un album un po’ diverso, totalmente e interamente strumentale, in cui puoi solo goderti ogni secondo senza limiti. È così divertente e teatrale. Ogni passo suona familiare, eppure sorprende. Ma la cosa più importante è che Satriani non perde la voglia di sfidare artisticamente se stesso. »The Elephants Of Mars« è “elefantiaco” sia per durata sia per numero di pezzi nuovi, eppure Joe non perde il contatto, nemmeno per un attimo, con l’essenza concisa del materiale appena composto. Detto in parole povere: non c’è un secondo di troppo.

L’album è estremamente vario e mostra tanti volti di Satriani come artista, ed è insieme il coronamento della sua continua maturazione artistica, che con gli anni non si ferma affatto, anzi guadagna in stratificazione e in esplorazione di dimensioni musicali “mai provate”. La title track è senza dubbio una prelibatezza strumentale progressiva, dove Satriani ricorre a soluzioni che, per un tizio così legato all’inseguimento di melodie tangibili, portano sicuramente qualcosa che non aveva sperimentato, o non troppo spesso. Tension And Release è decisamente un momento di fusion jazz-rock e di funambolismo di altissimo livello, dove a sorreggere il maestro della chitarra c’è un’eccezionale compagnia di musicisti che partecipa al nuovo album e che garantisce ulteriormente la spiccata varietà del lavoro, il suo fascino e la sua elasticità espressiva. Questa clientela di lusso consegna alcuni momenti particolarmente colorati e stimolanti, come, tra gli altri, Sailling The Seas Of Ganymede, una brillante miscela di progressive e fusion jazz-rock, pervasa da un civettare misterioso con una musicalità di impianto classico e da evidenti sbandate verso le “arabesche”. Il pezzo ha elementi di sviluppo imprevedibile ed è sicuramente uno dei punti più interessanti, che accoglieranno a braccia aperte soprattutto tutti i gourmet musicali esigenti in cerca di un “eccesso musicale” il più complicato possibile. Anche Doors Of Perception non sfugge alle melodie dalle curve orientaleggianti, con le percussioni extra a rafforzare questo sentimento “arabo”. Gli amanti del progressive metal drizzeranno le orecchie davanti alla cupa e rumorosa Through a Mother’s Day Darkly, mentre la misteriosa Dance of the Spurs si presta benissimo a una colonna sonora, e la stessa cosa vale per la conclusiva Desolation. Si può dire che stavolta Satriani sia andato volutamente un po’ oltre il limite, oltre il suo proverbiale cuore fatto di ricerca melodica da manuale, ma come detto: gli anni e la maturazione artistica richiedono uno scatto. Uno scatto evolutivo. E Joe lo segue con impegno.

Qui ci sono ovviamente anche momenti vicini al carattere del Joe Satriani di una volta. Troviamo questa nostalgia nella meccanica fine, raffinatissima e sensuale, che Joe Satriani ha sviluppato e interiorizzato negli anni, nella dolcissima, fragile ma compositivamente compatta Faceless, che irradia malinconia e struggimento ed è pervasa da un tocco di mistero. Un pezzo di per sé eccellente, che potrebbe girare su qualsiasi frequenza radiofonica.  Suona nostalgica già la fenomenale, travolgente apertura del disco, Sahara, che cerca un incontro brillante con la natura classica del melos e con le “arabesche”. La jazzata E 104th St NYC 1975 tiene vivo questo momento di nostalgia, e non è difficile immaginarci perfino possibili arrangiamenti per fiati. Un brano che potrebbe portare la firma anche di Simon Phillips e dei suoi Protocol. Il groove marcato delle linee di basso di Bryan Beller non passa certo inosservato. Soprattutto nella funkeggiante Pumpin’, nuovo capitolo di fusion jazz-rock, ma sia chiaro, sotto la direzione di Satriani. Nella categoria dei richiami nostalgici si può mettere anche Night Scene, con un ritmo danzereccio, quasi disco, un loop sonoro e una spiccata compattezza musicale, che però la squadra “fa saltare in aria” con ironia in un passaggio, quando entra prima un assolo “jazz fusion” alle tastiere, che poi, con astuzia, viene prolungato alla chitarra dal solito, immancabile Satch. Poco prima della fine c’è un altro pezzo che, per gli standard di Satriani, è musicalmente quasi perfetto. È 22 Memory Lane, che alleggerisce la carica cupa dell’album, portata subito prima dalla già citata Through a Mother’s Day Darkly.

L’album »The Elephants Of Mars« è un nuovo traguardo straordinariamente acuto, stuzzicante, divertente e soprattutto ispirato di un mostruoso eroe della chitarra. Gran parte di questo risultato Satriani lo ottiene grazie al fatto che da almeno un decennio lascia più spazio alla squadra di musicisti che collaborano con lui (e a incidere ha sicuramente contribuito il progetto G3, e ancor più l’esperienza con i Chickenfoot), così i suoi dischi trasudano la compattezza del gioco di squadra, col gruppo di musicisti coinvolti che, con le sue abilità insospettate e la tecnica rifinita, dà un’ulteriore spinta al leggendario eroe della chitarra e ne tira fuori, attraverso la sua ispirazione, le soluzioni e le mosse artistiche migliori. Joe Satriani, insomma, non si ferma. »The Elephants Of Mars« è in un certo senso perfino l’album più progressivo di tutta la carriera di Satriani. Sempre entusiasmante, e per quanto Satriani abbia allentato negli anni la sua visione musicale, in tutto resta assolutamente “satrianiano”. Contagiosamente ascoltabile e accattivante.

Autore: Aleš Podbrežnik


Tracklist:
1. Sahara
2. The Elephants Of Mars
3. Faceless
4. Blue Foot Groovy
5. Tension And Release
6. Sailing The Seas Of Ganymede
7. Doors of Perception
8. E 104th St NYC
9. Pumpin’
10. Dance Of The Spores
11. Night Scene
12. Through A Mother’s Day Darkly
13. 22 Memory Lane
14. Desolation

Formazione:
Joe Satriani – chitarra, tastiere
Kenny Aronoff – batteria
Bryan Beller – basso
Eric Caudieux – tastiere, Cümbüş, Oud, orchestrazioni
Rai Thistlethwayte – tastiere
Ned Evett – voce recitante nel brano n. 12

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