John Lawton a Umago, di nuovo in vena di chiacchiere! (2007)
Data dell’intervista: 11.05.2007
John Lawton, ex voce storica delle icone britanniche dell’hard rock Uriah Heep, è l’artista nato, il frontman, se vuoi anche il vero gentleman, e per giunta una gran brava persona. Me ne sono accorto parlando con lui subito dopo la sua esibizione con altre leggende, stavolta i Mary Rose di Postumia. Con il suo tipico umorismo inglese, John ha regalato una valanga di momenti indimenticabili che mi resteranno impressi per sempre.
Rockline: Ciao John.
John: Ehilà ragazzo. Come va?
Rockline: Alla grande, e tu?
John: Mai stato meglio (risate)!
Rockline: Bello sentirlo. Da quello che ho visto oggi, ti stai proprio divertendo.
John: Mi sento benissimo. Ed è proprio questo il bello di tutta la faccenda. Non c’è niente di meglio di una bella serata di rock & roll vecchio stile.
Rockline: Di nuovo insieme ai Mary Rose!
John: Sì. Con i ragazzi abbiamo suonato insieme per la seconda volta. Se la memoria non mi inganna, la prima è stata l’anno scorso, a un festival di motociclisti simile qui in Slovenia.
Rockline: A Hruševje!
John: Esatto. Mi pare proprio lì.
Rockline: Insomma, le vostre esibizioni stanno diventando quasi una tradizione.
John: Senti, quei ragazzi sono semplicemente così bravi! Sono una delle band migliori con cui abbia mai avuto la fortuna di suonare. Gentilissimi, e per di più ci capiamo alla grande, sia nella vita privata che sul palco. In un’atmosfera così rilassata suonare diventa un vero piacere. Ti diverti, e per giunta ti restano un sacco di bei ricordi. Meglio di così non si può.
Rockline: Quanta preparazione serve per un’esibizione così? Considerate le qualità dei Mary Rose, probabilmente non moltissima, o sbaglio?
John: I ragazzi conoscono alla perfezione il loro mestiere e i loro compiti. Anche con i pezzi che volevo suonare non ci sono stati problemi. Ieri (venerdì) abbiamo fatto le prove a Postumia, abbiamo sistemato tutto quello che c’era da sistemare, e basta così!
Rockline: Quindi pura routine?
John: Si potrebbe dire di sì. Com’era il suono? Andava bene?
Rockline: Direi più che bene (risate)!
John: Ecco, questo mi piace. Certo, poteva andare meglio. Se c’è qualcosa che mi ha dato fastidio, è stata soprattutto la mancanza di bassi, di basso e del resto. Era tutto troppo in aria.
Rockline: Ma vi siete divertiti lo stesso?
John. Assolutamente! Siamo tutti musicisti e tutto quello che facciamo lo facciamo col cuore. Se non ci divertissimo, non avrebbe proprio senso. Perché dovrei fare qualcosa che non mi piace? Non ne vedo il motivo.
Rockline: Hai una voce molto “soulful”, che a prima vista sta più dalle parti del blues, del soul e dei generi affini. Con il tuo arrivo, tutto questo ha dato agli Uriah Heep un volto completamente nuovo. Da dove prendi ispirazione?
John: Sono sempre stato un grande fan di Paul Rodgers. La sua voce è stata una fonte d’ispirazione continua. Guarda, oggi ho 61 anni, il che vuol dire che sono cresciuto con tanta musica di qualità e soprattutto forte nei contenuti. Qui vorrei citare in particolare la famosa cantante gospel americana Mahelia Jackson. L’ho vista cantare per la prima volta a quattordici anni. Era fenomenale. In più sono cresciuto nel nord dell’Inghilterra con la musica di Eric Burdon e dei suoi Animals, dove c’era un sacco di blues. Si potrebbe dire che la nostra generazione è stata fortunata. A differenza di oggi, allora ascoltando musica si poteva imparare parecchio.
Rockline: Quando sei arrivato negli Uriah Heep, questo ti ha creato dei problemi?
John: Entrando negli Uriah Heep mi sono dovuto confrontare con un modo di cantare su tonalità un po’ troppo alte per me, che ovviamente non lasciano spazio all’espressività. Oggi però sai com’è: più divento vecchio, più Jack Daniel’s, più sigarette, e così la voce ha guadagnato in profondità e, come hai detto tu, in quel retrogusto “soulful” che mi piace un sacco. Mi godo la libertà che mi dà cantare in questo modo.
Rockline: Oltre agli Uriah Heep hai collaborato a tutta una serie di progetti diversi. L’ultimo in elenco sono gli On The Rocks. Cosa sta succedendo adesso con loro?
John: È vero. Il chitarrista con cui lavoro, Jan Dumee, è in questo momento in Brasile, credo che torni proprio questa settimana. Lì ha registrato con dei musicisti locali le basi dei pezzi con cui ci chiuderemo in studio, probabilmente da qualche parte nei Paesi Bassi, secondo i miei calcoli verso metà luglio. Lì metterò anch’io la mia parte, quindi spero che l’album veda la luce verso settembre.
Rockline: Promuoverete l’album anche con un tour?
John. Certo, o almeno spero di sì.
Rockline: Con ogni probabilità verrete a trovarci anche qui da noi.
John: Perché no! In questo mestiere tutto è possibile, quindi non dire mai mai. Tornerò volentieri in Slovenia, perché da voi mi trovo bene.
Rockline: Prima hai nominato Paul Rodgers. Cosa pensi del suo lavoro con i Queen?
John: Li ho visti a Londra. Probabilmente non dovrei nemmeno dirlo, ma molte versioni dei loro pezzi cantate da Paul mi piacciono molto di più. Si vedeva che anche i Queen si divertivano con All Right Now e gli altri classici dei Free. Paul semplicemente prende tutto in un modo diverso. A tanti non piace, a me sì!
Rockline: La maggior parte della gente, sentendo il nome John Lawton, pensa subito agli Uriah Heep. Ti dà fastidio, oggi, o sei orgoglioso della tua esperienza con gli Heep?
John: Sono sicuramente contento di tutto quello che è successo. Non chiuderei mai la porta agli Uriah Heep. Sono parte della mia storia, è quello che ho fatto…
Rockline: Inoltre era buona musica.
John: Assolutamente! Buona musica e tutto quello che ci gira intorno. Sono stati tempi belli, e ovviamente anche brutti, ma comunque non volterei mai le spalle a ciò che sono stato. Siamo ancora amici. Mick Box e io ci siamo sentiti al telefono proprio la settimana scorsa, quindi siamo ancora in contatto. Fra due settimane vado ad Amburgo dove suonerò con Ken Hensley, che presenterà il nuovo album, nel quale oltre a me ha collaborato anche Glenn Hughes.
Rockline: Per cosa vorrebbe essere ricordato John Lawton quando un giorno non farà più musica?
John: Hm.. Era un bravo ragazzo che ha dato tutto quello che aveva..
Rockline: E lo sei di sicuro..
John: Che ne so, eh (risate). Ci provo, ma non sempre mi riesce al meglio! Conosco di persona un sacco di gente che viene ai miei concerti. Quasi ovunque io vada, che sia la Germania o un altro posto in Europa, almeno di vista conosco le facce, diciamo, delle prime tre file di ogni concerto. Con il tempo queste persone da fan sono diventate amici. Mi piace così. Non voglio stare lassù in alto, irraggiungibile, non è giusto. Sai, l’unico motivo per cui faccio quello che faccio è che ho avuto fortuna. Dio mi ha dato una voce..
Rockline: Grazie Dio…
John: Ah già, grazie a te (guarda verso il cielo e ride). Comunque non vedo nessuna differenza fra me e te. Non so, magari canti anche tu?
Rockline: Neanche per sogno! Suono le tastiere.
John: Ma che bello! Mi piacerebbe saper suonare le tastiere.
Rockline: Sono sicuro che impareresti in fretta.
John: Uff, sono troppo vecchio per quello (risate)!
Rockline. Quando suoni si sente un legame fortissimo con il pubblico
John: Io sono convinto che se ti metti a suonare dal vivo, ti serve per forza un legame forte con il pubblico. Devi proprio offrirglielo. Oggi ci sono un sacco di artisti che alla gente non danno quello che si merita. Non mi piace. Il pubblico deve vivere l’esibizione insieme a te, altrimenti tutto quanto non ha senso.
Rockline: In futuro avete in programma altri concerti con i Mary Rose?
John: Certo! Quest’anno abbiamo in programma ancora “Ototcec”??
Rockline: Ototcec??
John: Novo Mesto?
Rockline: Ah, Rock Otočec a Novo Mesto! Ottimo!
John: Magari anche a Bled! Spero di aver pronunciato bene (risate). Non è un festival di motociclisti.
Rockline: Beh, non è nemmeno proprio musica da biker.
John: Vero, hai ragione. Però il pubblico si è divertito e tanto basta!
Rockline: Alla fine è anche la cosa più importante! John Lawton, grazie di tutto e tanta fortuna con gli On The Rocks!
John: Di sicuro. Grazie a te, amico mio.
Galleria fotografica
