Judas Priest: Rocka Rolla

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Etichetta: Gull Records
Data di uscita: 6/9/1974
Produzione: Rodger Bain
Durata dell’album: 38.49 min
Genere: Hard Rock/Heavy Rock
Voto: 7.5/10


In questo disco c’è ben poco di quello che intendiamo quando parliamo dei Judas Priest classici. La band pendeva verso un rock’n’roll da manuale e si teneva stretta le influenze bluesy. L’album si apre con One For The Road. Un riff piuttosto tosto e il primo verso, “Where would you be without music”, suonano come una profezia precoce: sta per succedere qualcosa di grosso. Però si sente che i membri della band non abitavano ancora la stessa galassia musicale. Rob Halford, per dire, non trova una soluzione particolarmente brillante per il ritornello di One For The Road, che per questo esce fuori parecchio tiepido, e lo stesso vale per Never Satisfied. Si sente parecchia timidezza anche nella batteria, per tutto il disco.

Tutta un’altra storia è la title track Rocka Rolla: ritmo aperto e di buon drive, un ritornello ottimo con quel verso affilato “rocka roller woman for a rocka roller man”, ed è proprio il salto di livello che ci voleva. Qui la band per la prima volta mette in chiaro che ha due chitarristi, perché nel pezzo infilano armonie a terzine di grande espressività. Winter è una breve introduzione, con il motivo di base poggiato su un ritmo lento e rotolante che fa l’occhiolino ai primi Black Sabbath. Winter, Deep Freeze e Winter Retreat formano una specie di trilogia, con passaggi tra l’una e l’altra così sfumati che devi buttare l’occhio sul display del lettore CD per accorgerti di quando un pezzo è passato al successivo. Rappresentano il lato sperimentale della band: qui i Priest placano completamente il disco e in Winter Retreat si spengono quasi alla maniera dei primissimi Pink Floyd. Cheater è una nuova avventura verso il vero hard rock: riff semplice, un Rob Halford espressivo con la sua voce inconfondibile e l’armonica a bocca. Run Of The Mill è un’avventura meditativa in cui i Priest navigano bene in un pre-ritornello più delicato, che sfocia in un riff più pestato alla Sabbath; gli screams altissimi di Halford salvano il pezzo e, con Rob al centro della scena, la band riesce ad arrivare a un’atmosfera davvero alta proprio sul finale.

Come produzione, Rocka Rolla suona piuttosto fiacco, soprattutto perché la chiarezza delle chitarre scricchiola. Il riffing ritmico di base e i passaggi melodici sopra di esso si mangiano a vicenda lo spazio sonoro in modo fin troppo evidente, e su tutto il disco c’è anche parecchio rumore di fondo. Anche le linee dei cori in secondo piano sono rimaste molto nascoste in fase di produzione. Quanto al controllo delle chitarre, per l’epoca i Priest erano senza dubbio più avanti della tecnologia da studio. Glenn e K.K. sapevano subito cosa volevano, ed era una cosa importante nei primi passi incerti della band, quando dalla musica ancora non si sentiva che tutti i ragazzi stavano dalla stessa parte della storia del rock che andavano scrivendo.

Dying To Meet You è segnata da una doppia anima. La prima parte è più orientata al flower power, poi nella seconda i Judas Priest accendono i motori e tirano fuori un ottimo finale hard rock. Sorprende che proprio la versione grezza e preistorica di Diamonds And Rust (cover di Joan Baez) contenga elementi a cui i Judas Priest si sarebbero aggrappati ancora più saldamente in seguito, rifinendoli fino al massimo.

“Rocka Rolla” non ha niente di così unico da poterlo piazzare tra i classici degli anni Settanta. Resta il dubbio che sarebbe mai uscito su un supporto tipo il CD se i Judas Priest non fossero diventati dei giganti della musica. L’album è fondamentale per la band, e ovviamente anche per i fan più fedeli, mentre il normale appassionato di suoni distorti non ha alcun motivo per sentirne la mancanza nella propria collezione. Detto questo, il disco irradia un coraggio fuori dal comune, voglia di fare e, in una certa misura, una fede che stava diventando sempre più forte. I ragazzi sapevano cosa volevano, e si vede soprattutto nel lavoro delle due chitarre e nel bel basso melodico e sicuro di sé di Ian Hill. “Rocka Rolla” è un album che può fare da bel sottofondo ambientale a una serata di patatine sgranocchiate e partite a strip poker, mentre dubito che qualcuno di voi se lo metta sotto la lente d’ingrandimento.

Autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. One For The Road
2. Rocka Rolla
3. Winter
4. Deep Freeze
5. Winter Retreat
6. Cheater
7. Never Satisfied
8. Run Of The Mill
9. Dying To Meet You
10. Caviar And Meths

Formazione:
Rob Halford – voce
K.K. Downing – chitarra
Glenn Tipton – chitarra
Ian Hill – basso
John Hinch – batteria


Judas Priest – “Rocka Rolla” (copertina)
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