Katalena chiudono in bellezza il festival Zmaj ma mlade (2013)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Postumia / Kulturni dom / Slovenia
Data del concerto: 01.09.2013
Pubblico: 300
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero)
Katalena, a chiusura del festival “Zmaj ma mlade” di Postumia, hanno regalato il picco dell’intera proposta musicale che il festival ha messo in fila quest’anno. Parliamo di una band di altissimo livello, con una lunga carriera alle spalle e un carattere musicale inconfondibile, che negli anni matura nella sua cultura art autoctona come un buon vino d’annata e non fa che guadagnare in forza espressiva elementare, così come la intende, la accoglie e la traduce il linguaggio della cultura musicale.
I Katalena sono dei veri saggi, che mettono insieme un sacco di confini di genere nella musica d’intrattenimento. Qui non si può ignorare né il jazz né la world music, e a tutto questo da sempre aggiungono il melos del patrimonio autoctono dei canti popolari tradizionali, che nei secoli sono stati il marchio di fabbrica di un’ampia regione europea, al cui centro, con tutta la sua pittoresca bellezza, si trova anche il linguaggio della musica popolare del nostro paese.
Il loro concerto e la loro presenza scenica sono la creazione di un mondo unico, di una magia unica, che con il suo portamento inconfondibile ti seduce, se vuoi ti ipnotizza, e di sicuro, in una miscela singolare di acume espressivo, ti incanta fino in fondo.
I Katalena suonano da sempre con la stessa formazione, ovvero con Vesna Zornik alla voce, Polona Janežič alle tastiere, Boštjan Gombač ai fiati e a tutte le altre stranezze popolari esotiche, Boštjan Narat alla chitarra, Tibor Mihelič Syed al basso e Robert Rebolj alla batteria.
Il concerto avrebbe dovuto svolgersi in Titov trg, ma, visto il tempo schifoso, gli organizzatori, prudenti, l’hanno spostato nella sala del vicino centro culturale. Per fare conoscenza con questo estratto intimo e solenne dell’espressione unica della band, direi che l’ambiente era ancora più adatto.
I musicisti hanno iniziato a coccolare la sala piena zeppa (i posti a sedere scarseggiavano alla grande) con lo strumentale »introduttivo – di calibrazione« dell’album attuale »Noč čarovnic« dal titolo Mesečne krave pase mesec… Il pratico strumentale presenta subito il timbro organico dell’espressione musicale dei Katalena, e allo stesso tempo splende in pieno il carisma sperimentale, di taglio jazz, della band. Graduale, piano, piano, piano,.. è un raffinato crescendo di atmosfera. Strato sonoro su strato sonoro, verso il culmine e, attraverso una calma in uscita, di nuovo fino al punto di silenzio sonoro. Sul palco appare Vesna e la formazione resta sulla presentazione dell’ultimo album con il brano Shod. Si accendono le armonie vocali da cui si sprigiona quel colore speciale, quello di Vesna. Lei snocciola la sua unica ondulazione cromatica, carezzevole, graziosa e melodiosa, ed ecco nata l’essenza scenica completa della band. Se non prima, Vesna, come previsto, ha stregato il pubblico con l’esecuzione della sensuale, fragile e struggente canzone del Prekmurje Gda se dragi v Ameriko odpravla. È infatti il tipo di pezzo in cui scintilla la forza della sua interpretazione, in tutta la morbida duttilità con cui trasmette le emozioni, che in sala hanno preso vita in modo così autentico. Quando ti accompagna solo il mantello delle tastiere »Nord« di Polona, si sente anche la più innocente »fuga« dalla linea ideale nel susseguirsi della melodia, vista la posizione nettamente dominante della voce in questo brano. Ma a Vesna una cosa simile non è capitata. Semplicemente è troppo brava. Dramma teatrale, con Vesna che si prende un applauso fragoroso dal pubblico, mentre la parte strumentale della band ha creato in un attimo un nuovo stato d’animo, virando verso la vivace, tagliente resiana Ta solbaška! Qui ancora una volta lo spirito pieno di scintille dell’unico patchwork musicale di esperimento jazz folk, con la chimica e la forza di percezione tra gli strumentisti, ha dato uno sguardo alla piena »rifinitura art« del sestetto.
I Katalena stuzzicano l’ascoltatore con astuzia. Il motivo scelto lo costruiscono di continuo aggiungendo strati sonori a quello di base e armonizzando il paesaggio sonoro, che o avvolge la voce di Vesna o semplicemente intensifica lo stato d’animo mentre la band si muove tra passaggi strumentali. Spesso scelgono in contrasto un’altra tonalità, colpiscono un semitono, e in tutto questo ricavano un sacco di spazio per l’improvvisazione libera, che nel linguaggio unico della predica musicale non smette di entusiasmare. La resiana Čaninawa (in sloveno, nella forma »comunemente intesa«, Kanin) o, dopo di lei, Zvezda, rifinita da un lieve cabaret e ferrata sul ritmo di una marcia di guerra, fino all’arrangiamento, mosso e con un tocco di rock, del popolare Zeleni Jurij! L’esperimento dei Katalena non conosce limiti ed è esattamente per questo che il buongustaio musicale viene. Per saziarsi di questo puzzle musicale unico e dal marchio inconfondibile.
Il repertorio ha pescato soprattutto dal materiale dell’album attuale »Noč čarovnic« e dal predecessore »Cvik cvak«. La band si gode l’esecuzione dei brani più recenti, perché in essi emerge sempre di più la verve autoriale del sestetto. Soprattutto nel materiale più nuovo si sente che la composizione dei Katalena tende a far sì che la natura dei brani permetta uno sviluppo straordinario sia degli elementi di improvvisazione sia dell’intensificazione delle melodie guida. Tra questi picchi rientrano di sicuro Noč čarovnic e Lisica (album »Cvik cvak«), dove il duetto vocale d’apertura di Polona e Vesna sarebbe forse volentieri »adottato« da Enya (se mai lo ascoltasse). Il catalogo discografico di questa band non conosce momenti deboli, ma gli ultimi due album portano un salto a un livello qualitativo più alto, frutto dei chilometri macinati negli anni e della graduale maturazione creativa dei musicisti.
Non è più un segreto che i Katalena abbiano le spalle coperte da tutte le furbizie del mestiere. Semplicemente. Sono nati per il palco. Ogni imprevisto durante il concerto lo girano a loro favore, lo riconfezionano e lo rilanciano alla folla. Così, di tante mosche ha ovviamente fatto elefanti soprattutto Boštjan Narat, che tra le altre cose ha insegnato al pubblico dov’è la destra e dov’è la sinistra, e poi la band ha rimandato magistralmente la palla a uno dei galletti locali, che portava ostinatamente fiori sul palco e faceva la corte alle signore. Con lui ha avuto a che fare in particolare Boštjan Gombač nel finale di Oj božime / Težko vas zapustim, quando nel suo assolo di chiusura al fischietto il tizio gli si è piantato accanto, »paparino dai capelli grigi«, dandogli istruzioni, finché non ha capito di essere, in fondo, con le sue azioni »mosaiche«, fastidioso. Così, in reazione opposta (alla sgradita presa di coscienza “che rompe”), ha cominciato a sua volta a cacciare Boštjan Gombač dal palco, urlandogli addosso più volte, con »affetto«, »Giù!«. Ahhhhh…. Questa »sacra« democrazia. Niente la ferma. Né la costituzione, né la legge, né (da un pezzo) la bandiera operaia calpestata. Di spazio per la noia, insomma, non ce n’era.
I maestri hanno di nuovo conquistato tutti. Con la loro unicità, il loro focus solido, la loro interpretazione della realtà e il loro teatro, che dominano con il mignolo della mano sinistra. Con questa esibizione i Katalena hanno ribadito ancora una volta di essere, nella loro visione di avant-fusione del popolare con »tutto il resto«, una figura unica, non solo nello spazio musicale sloveno ma anche in quello mondiale. Restano un’attrazione dal vivo eccezionale, raffinati predicatori che maturano senza sosta e che, di conseguenza, con i fatti sia sul palco sia in studio, entusiasmano sempre!
Scaletta
1. Mesečne krave pase mesec…
2. Shod
3. Čaninawa
4. Zvezda
5. Zeleni Jurij
6. Zrelo je žito
7. Gda se dragi v Ameriko odpravla
8. Ta soldatska
9. Banerina
10. Komur se dremlje
11. Noč čarovnic
12. (Rad imel bi) Jabuko
13. Lisica
14. St. Lawdič
15. Ta aldowska
16. Oj božime
17. Lucija
—bis—
18. Pastirče mlado
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