Keep The Faith

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Artista: Bon Jovi
Etichetta: Mercury Records
Uscita: 1992
Durata: 65.10
Voto: 4/5

Quando, all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, la scena musicale mondiale, sotto la pressione schiacciante del grunge, attraversava l’ultima fase della sua catarsi, i portabandiera del glam metal, fino a poco prima popolari oltre ogni limite, si ritrovarono davanti a una delle prove più dure della loro carriera. Il risveglio arrivò con calma, e a molti l’attesa sembrava non finire mai. Con l’ingresso definitivo del grunge nel cosiddetto “mainstream”, le icone degli anni ’80 diventarono praticamente da un giorno all’altro la vecchia trombetta di un’epoca ormai lontanissima. Senza gli orpelli barocchi, le loro facce sbiadirono in fretta, e parecchi finirono nel dimenticatoio a una velocità incredibile. Serviva quindi una trasformazione che permettesse ai mogul di MTV più duri a morire di restare un prodotto ancora attuale da vendere, tenendosi però in tasca un po’ di credibilità agli occhi della vecchia guardia: necessaria, certo, ma senza dubbio dolorosa anche per i più grandi tra i grandi.

I Bon Jovi in passato si erano già adattati con successo al continuo zigzagare delle tendenze, soprattutto in termini di riconoscibilità commerciale, ma quella metamorfosi era sempre stata graduale, spalmata su tappe di ampiezza diversa. Con Keep The Faith la situazione è un’altra. L’album porta con sé parecchie e nette rotture con le linee consolidate dei precedenti trionfi dei Bon Jovi e, sulle ali della prolifica intesa creativa tra Jon Bon Jovi e Richie Sambora, instancabili nel sfornare idee orecchiabili, e grazie a una riuscita assimilazione dei metodi di produzione moderni, apre un nuovo capitolo nella storia della band. Keep The Faith offre fin dall’inizio una formula efficace di rock & roll da hit, che resta ancorata per sempre nel padiglione auricolare dell’ascoltatore. I Believe è una degna ouverture per l’album e allo stesso tempo un indicatore efficace degli esordi di una ridefinizione completa dell’immagine dei Bon Jovi. Il taglio netto con il passato arriva con la title track, che poggia su un ritmo funk asciutto e tagliente del basso di Alec John Such, mentre la parte più consistente della sua forza dirompente sta in un “ponte” inserito con audacia, che si salda splendidamente con la proverbiale melodiosità del ritornello, e alla fine sputa fuori la sua razione di grinta con un grande assolo di Richie Sambora. Se a questa vitalità aggiungiamo anche un’omogeneità che nel consumatore medio di musica non lascia l’impressione di una complessità che respinge, ecco il primo di una lunga serie di grandi hit dell’album. Con un pizzico di prudenza in più, ma non con meno successo, Jon e compagni si lanciano alla conquista delle vette delle classifiche con un pacchetto di ballad fin troppo sdolcinate, In These Arms e Bed Of Roses, che peraltro coltiva una serie di cori splendidamente tracciati da Sambora, spesso in volo in terza sopra la linea di Jon, già di suo piazzata molto in alto.

Erano ancora i tempi in cui la presenza di Richie era un elemento imprescindibile del collettivo Bon Jovi. L’alchimia del duo Jovi/Sambora in quel periodo fece nascere tutta una serie di cosette promettenti, non per forza di natura commerciale, ma creature di stampo rigorosamente hard rock, come If I Was You Mother o Fear, brani dall’impianto riffistico granitico, il cui successo, con in giro favoriti dell’album come I’ll Sleep When I’m Dead, era naturalmente utopico aspettarsi. Woman In Love e I Want You tirano fuori un pizzico di sensazioni nostalgiche, ma solo per un attimo, perché la continua maturazione creativa della band si riflette bene nei motivi più complessi dell’album, come nell’epica Dry County, un brano dalla struttura insolitamente ampia e ramificata per gli standard Bon Jovi del passato, di cui si può dire che, insieme al gioiello di New Jersey Homebound Train, resti una delle composizioni più ingiustamente trascurate dell’intero catalogo dei Bon Jovi.

Con Keep The Faith i ragazzi del New Jersey hanno senza dubbio centrato un colpo grosso, non solo per il riuscito cambio di registro espressivo, ma soprattutto per aver piazzato un’immagine musicale attuale che ha reclutato legioni di nuovi fan della band, non di rado collocati sulle sponde di generi diversi. Come se non bastasse, con il suo successo inatteso l’album è riuscito a placare anche le teste dei fan più vecchi. Viste le circostanze, il bottino è stato quindi ottimale. I Bon Jovi sono riusciti a mantenere la testa a posto proprio nel momento in cui contava di più, e così Jon e soci hanno mostrato una dose abbondante di maturità che, ai tempi di Keep The Faith, andava ancora a braccetto con la capacità di dirigere creazioni musicali eccellenti, a tratti anche indimenticabili.

Formazione

Jon Bon Jovi: voce, chitarra ritmica
Richie Sambora: chitarra, cori
David Bryan: tastiere, cori
Alec John Such: basso, cori
Tico Torres: batteria, percussioni

Produzione

Bob Rock

Tracklist

1. I Believe
2. Keep The Faith
3. I’ll Sleep When I’m Dead
4. In These Arms
5. Bed Of Roses
6. If I Was You Mother
7. Dry County
8. Woman In Love
9. Fear
10. I Want You
11. Blame It On The Love Of Rock and Roll
12. Little Bit Of Soul
13. Save a Prayer

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