Kirk Fletcher: Hold On

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Autoprodotto
Data di uscita: 19.10.2018
Durata dell’album: 47.58 min
Produzione: Nick Dover
Genere: Blues
Voto: 9.5 / 10


Kirk Fletcher è uno di quei chitarristi dannatamente bravi del blues contemporaneo. «Hold On» è il suo quarto album in totale, e con questo Kirk raccoglie l’eredità di «My Turn», uscito nel 2010. Un bel salto temporale, insomma, che si sente eccome anche nel divario di maturità tra i due dischi. Certo, nel mezzo, in questi otto anni, Kirk ha pubblicato anche un live. Eppure l’ex membro di Mannish Boys e Fabulous Thunderbirds, che magari qualcuno di voi avrà notato in qualche registrazione dal vivo di Joe Bonamassa, mentre sullo sfondo, con la sua presenza e i suoi servigi da chitarrista ritmico, si occupa quasi immobile di «animare» la scenografia del palco, stavolta si rivolge a noi con un album solista interamente scritto da lui. Nei testi si mette a nudo in modo totalmente personale. Più personale di così non si può. E a chiudere il cerchio c’è anche la straordinaria, delicatissima sensibilità delle magie della sua chitarra.

Kirk, che abbiamo potuto ammirare nella sua recente esibizione dal vivo in Slovenia, all’interno dell’edizione di quest’anno del festival Bluesland, per «Hold On» ha messo insieme un trio di quelli che picchiano duro, chiamando accanto a sé il rodatissimo organista Hammond Jonny Henderson, che collabora tra l’altro con Mat Schofield, e il batterista e percussionista Matt Brown, noto per le collaborazioni con Black Nite Crash e Trespassers William. Niente bassista. Alle linee di basso pensa Henderson con i pedali.

Il sound dell’album è caldo, vellutato, organico. Un’istantanea riuscitissima di come è stato suonato in studio. Qui si parla di vero purismo, e per tutto il disco ti dà la sensazione che sia stato suonato al primo colpo, come in un concerto del trio (in studio, ovvio) e senza ritocchi o aggiunte a posteriori. La chimica tra gli elementi del sound e il modo in cui si ascoltano a vicenda è straordinaria. Negli anni Kirk, oltre a essere un chitarrista di primo livello, è diventato anche un ottimo cantante. Si accosta ai versi con una sensualità incredibile,  e il suo timbro porta addosso l’impronta autentica di tristezza, dolore e struggimento, mentre lui, con «il groppo in gola» e nello stile del vero bluesman, «si lamenta senza sosta, con cura». Una voce con quel carisma che hanno solo i musicisti neri. Niente urla, ma delicatezza e, allo stesso tempo, un grande carisma vocale.  Già solo per la parte vocale, che accanto alla chitarra è la classica ciliegina sulla torta e che da Kirk, chitarrista in primo piano, non sarebbe nemmeno giusto pretendere, «Hold On» suona incredibilmente intenso e magnetico.

Quanto al modo di suonare la chitarra, Kirk è un vero unicum. Ogni tanto ricorda di sfuggita il compianto Michael Burke, ma questa è un’altra storia. Suona solo con le dita e usa per lo più soltanto il suono clean. Ogni nota è sottilissima, ha carattere, la chitarra geme e incarna, attraverso il suono, in modo incredibilmente avvincente i sentimenti, le emozioni e le passioni del musicista. Una Telecaster color crema che nelle mani di Kirk Fletcher letteralmente prende vita e così, con suono e tocco, conquista ed entusiasma all’istante.

Il suono dell’Hammond si occupa di addensare con calore lo spazio sonoro sullo sfondo , a fargli da contrappeso ci sono gli effetti del rullante e il tocco leggerissimo dei piatti, mentre la chitarra è ovviamente il fuoco della scena. Negli assoli, che questo musicista sviluppa con un’intensità incredibile e grande sensualità, conquista il suo senso interiorizzato del controllo del tono e il suo «piegarlo» a piacere, e Kirk, da classico solista, può essere anche molto imprevedibile, ma sempre, in ogni istante, al posto giusto. Detto papale papale: è un «feeling man» pazzesco.

Se ripassiamo di corsa il contenuto dell’album, i pezzi sono otto, ma molto vari, e un posto speciale spetta a The Answer. È una mini suite blues che dimostra come Fletcher sia maturato fino a diventare un compositore eccezionale. Costruisce l’atmosfera con finezza fino a un crescendo nel ritornello. È pieno di piccoli trucchi nei passaggi, o che «stanno» sulle frasi (tra le strofe), ma soprattutto spicca il poderoso assolo nella parte finale del brano, che sembra non finire mai e in cui la chitarra nelle mani di Fletcher, in tutta la sua sensibilità, letteralmente grida e piange. Un approccio così morbido nel blues contemporaneo, come quello del tocco di Kirk, oggi non lo trovi facilmente. Già solo per The Answer «Hold On» è un must per i buongustai del blues. L’album si apre con Two Steps Forward! Un rhythm and blues a medio ritmo, con la voce femminile ospite di Mahalia Barnes, che porta un’ottima vivacità all’atmosfera; nell’assolo di questo brano Fletcher usa teatralmente il wah-wah, e l’assolo finale lo insaporisce con una birbante integrazione della frase principale di Layla (Derek and the Dominos). La sensualità viene sottolineata e approfondita poi da You Need Me, dove si incastrano alla grande aggiunte funkeggianti (nel ritornello), Sad Sad Day gravita verso un galoppo boogie, rinforzato dall’integrazione vivace del honky tonk piano.  Una storia a parte è anche la tutta strumentale Dupree, che rappresenta il momento più divertente dell’album e dove nella base funk si insinua alla grande il «chiocciare» della chitarra. Con qualche adattamento, il brano potrebbe finire  anche in acque ragtime.  In Times Ticking, Fletcher si prende in prestito qualche decibel in più nella frase d’apertura, mentre Gotta Right è un blues classico in cui si troverebbe benissimo anche il leggendario B.B. King. Chiude l’album l’ottima title track, dove Fletcher ricorda ancora una volta quanto sia forte nelle distese di morbidezza sensuale. Una chiusura brillante dell’album.  

«Hold On» è il quarto album in studio di Kirk Fletcher. Il primo interamente scritto da lui e, detto senza giri di parole, il disco in cui Kirk è riuscito a definire fino in fondo la propria etichetta musicale e i marchi di fabbrica del suo modo di suonare la chitarra. Fletcher cresce come artista e con «Hold On» di certo non ha ancora detto l’ultima parola, quindi sarà interessante seguire le sue prossime imprese da autore.

autore: Aleš Podbrežnik

Tracklist:
1. Two Steps Forward
2. You Need Me
3. Sad Sad Day
4. The Answer
5. Times Ticking
6. Dupree
7. Gotta Right
8. Hold On

Formazione:
Kirk Fletcher – voce, chitarra
Jonny Henderson – pianoforte, Hammond, Wurlitzer
Matt Brown – batteria, percussioni

Musicisti ospiti:
Mahalia Barnes – voce nel brano n. 1
Jade McCrea – voce nel brano n. 8


Kirk Fletcher – Two Steps Forward (video ufficiale con testo)
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