Kranj, capitale dell’Alta Carniola, accoglie i Mladi levi (2015)

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Autore: Aleš Podbrežnik

Luogo: Kranj / Pungart / Slovenia
Data del concerto: 20.08.2015
Numero di spettatori: 300
Prezzo del biglietto: 0,00€ (ingresso libero!)

A novembre 2014 è piombata come un fulmine a ciel sereno la notizia che, dopo quarant’anni di silenzio, tornavano a riunirsi i grandi veterani della scena culturale e artistica slovena, i titani degli esordi della musica popolare slovena, gli unici e inimitabili Mladi levi. »Nobilmente argentati« hanno messo in piedi uno spettacolo musicale tutto loro, uno dei momenti indimenticabili verso la fine dello scorso anno, e soprattutto, nel segno di seduttori e romantici insuperabili, hanno riportato in vita un’epoca che molti di noi conoscono solo dalle pagine scritte o dai racconti di chi l’ha vissuta davvero.

Nessuno avrebbe scommesso che i Mladi levi, dopo qualche concerto della reunion a novembre 2014, avrebbero tirato dritto e ripreso a suonare dal vivo. Ed eccoci già a fine estate, e i nostri, dopo l’esibizione nell’ambito dell’edizione di quest’anno del Kamfest, sono saliti anche sul palco del Pungert di Kranj, dove si è radunata una variopinta compagnia di gente matura, cioè di quelli che hanno passato l’adolescenza nella seconda metà degli anni Sessanta e all’inizio dei Settanta. Quello era il periodo d’attività dei Mladi levi, e il concerto di Kranj era fatto per lo più di spettatori che, in un modo o nell’altro, erano amici o simpatizzanti della band. E per fortuna lo sono ancora oggi.

Stavolta sul palco non c’era Dušan Velkaverh a fare da collante tra un pezzo e l’altro, né Tomaž Habe, e mancava anche Janez Bončina Benč. I Mladi levi si sono quindi esibiti solo con Jernej Jung, che quarant’anni fa contribuì a dare forma all’immagine della band, mentre stavolta i pezzi di Benč li ha dovuti coprire a livello vocale Matevž Šalehar »Hamo«.

Sul palco, oltre ai già citati Jung e Hamo, che si sono alternati alla voce solista lungo tutto il repertorio, c’erano Vasko Repinc (tastiere), Aleš Strajnar (chitarra), Matjaž Deu (batteria), Dušan Kajzer (basso) e la sezione fiati con Jernej Podboj (sax), Marko Misjak (tromba), Igor Matkovič (tromba, flicorno) e Boris Gložančev (trombone).

Questo nuovo ritrovo dal vivo con i Mladi levi è stato pieno di momenti inediti, di emozioni intense, di nostalgia e di tuffi nella giovinezza. Non ha raggiunto la solennità e la pompa dei concerti di novembre 2014, e anche l’esecuzione del materiale non è stata precisa e convincente come nel nostro primo incontro con la band al SiTi Teater. In più anche il suono zoppicava un po’, soprattutto nel volume della chitarra e in un basso decisamente troppo alto (negli altoparlanti, ogni tanto durante il concerto, qualche scoppio).

I signori del soul, co-artefici della popevka slovena e della sana musica da onde medie, ai tempi in cui il rock ‘n’ roll era ancora giovane, innocente e in immacolata espansione, hanno infilato in scaletta i momenti migliori della carriera. Jernej Jung, che come previsto ha eseguito Mila Mala, Zaznamovan e Poljubi me in pojdi, in assenza di Tomaž Habe si è occupato anche di Oda Ireni. Hamo è saltato sul palco per la prima volta con una versione energica di Mala terasa, se l’è cavata alla grande in Mirno desno si podala, e si è occupato anche di Deček in motor, Oluja e Ta vlak. In scaletta non sono mancati lo strumentale Ljubimo soul, la cover dell’originale dei The Bar-Kays intitolata Soulfinger, e poi Knock on Wood (originale di Eddie Floyd), Pick Up the Pieces (originale degli Average White Band) e, naturalmente, l’omaggio ai Blood, Swaet & Tears con Spinning Wheel.

A tenere alto il buonumore con battute varie tra un annuncio e l’altro ci ha pensato soprattutto Hamo; quando i dati storici si facevano vaghi, lo correggeva a gran voce dal pubblico un grande fan dei Mladi levi, l’immancabile e sempre vigile Tomaž Domicelj. L’»orchestra«, di ottimo umore, ha regalato un altro evento davvero adorabile, di quelli che, con la vecchiaia alla regia, speriamo ce ne siano ancora tanti.

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