Legacy

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Praying Mantis
Etichetta: Frontiers Records
Uscita: 2015
Durata: 55:06
Voto: 4.5/5

Sono passati sei anni dall’ultimo disco in studio dei veterani britannici Praying Mantis, formatisi nel lontano 1974 e saltati fuori sulla scena nel pieno dell’esplosione chiamata N.W.O.B.H.M., all’inizio degli anni Ottanta. La storia racconta che nel prosieguo della carriera i Praying Mantis si sono buttati ben presto nelle acque dell’AOR, allora in piena ascesa, e che nella loro visione hard rock e metal hanno sviluppato anche una musicalità fuori dal comune, coltivata e mantenuta per tutti gli anni di resistenza, tra alti e bassi. E hanno tenuto botta. Fino al nuovo album »Legacy«.

L’attesa è stata lunga. A renderla un po’ meno pesante ci ha pensato il singolo »Metalmorphosis« (2011), ma è chiaro che negli ultimi anni la band ha attraversato un’altra fase di ricerca di stabilità nella formazione, chiusasi nel 2013 con l’arrivo del cantante John Cuijpers e del batterista Hans in’t Zandt. »Legacy« è quindi maturato e cresciuto per ben sei anni, e i Praying Mantis possono dirsi più che soddisfatti dei frutti che l’album regala. Ci trovi infatti tutti i marchi di fabbrica tipici della musica dei Praying Mantis e, cosa più importante, un nuovo, generoso pacchetto di ritornelli iper-melodici e contagiosi all’istante, che ti si infilano sotto pelle già al primo ascolto. John Cuijpers è tagliato su misura per la visione musicale del gruppo. Nei pezzi porta una resa melodica straordinaria, e la sua voce sprigiona una potenza incredibile, che trasporta con leggerezza di piuma attraverso tutti i registri, anche i più alti. L’approccio pulito, melodico e autorevole di Cuijpers è intriso di una passione ipersensibile nel modo di affrontare le strofe. A voler fare un paragone al volo con cantanti dello stesso giro, lo collocheremmo da qualche parte tra l’ex cantante dei Praying Mantis Doogie White (Michael Scehnker’s Temple of Rock, ex-Rainbow, ex-Yingwie J. Malsmteen, ecc…) e la voce storica degli Europe, Joey Temepsta.

Tutto questo effetto altamente bombastico dei pezzi lungo l’album non ci sarebbe senza i fratelli Troy, che tengono nella manica un pacchetto di ottimi giri di chitarra, capaci di fondere un equilibrio straordinario tra l’impatto e la strafottenza dell’heavy metal classico (old school), incrociati ogni tanto con una sensazione palpabile di teatro drammatico della perdizione, perfino di occulto  (Better Man, Eyes Of A Child, Against the World, Fallen Angel), che però si dedica senza vergogna alle caratteristiche dell’hard rock britannico tradizionale e dell’AOR. I pezzi grondano bombastica!

I pezzi sono strutturati in modo magistrale. Tutto sta al posto giusto, con i contenuti dosati nelle quantità giuste. Dalle armonie vocali che avvolgono la voce principale nei ritornelli, alle armonie a tre voci e alla cura dei passaggi con ulteriori ornamenti di chitarra, fino ai »mid-eight« ben incastrati con assoli seducenti. Le frasi di chitarra sono »rinforzate« anche dalle tastiere. Il crescendo emotivo sta ovviamente nei ritornelli, e la band lo raggiunge in modo magistrale con una graduale costruzione delle atmosfere attraverso strofe e pre-ritornelli. A portarlo non è solo la grande esperienza, ma anche quel sesto senso che, da compositore, devi avere nella culla.  La produzione è praticamente impeccabile. I mattoni del sonoro sono contrastati con finezza, l’album evoca la nostalgia dei vecchi tempi degli anni Ottanta, ma allo stesso tempo funziona in sintonia con i tempi nuovi, organico e vivacissimo! Con il nuovo album, in età matura, i Praying Mantis mantengono una freschezza e una carica estremamente creative! Meno male che l’album ha richiesto sei anni. Il suo contenuto è così limato fino all’ultimo dettaglio.

Anche se i Praying Mantis si muovono entro schemi prevedibili della propria tipologia musicale, fissata tanto tempo fa, il nuovo album raggiunge una grande varietà di idee e di atmosfere, che non annoia nemmeno per un attimo e non ispira alcun possibile senso di indifferenza. »Legacy« è il decimo album in studio in totale per la band e il secondo per Frontiers Records, e sta a testa alta accanto ai lavori migliori del gruppo, esordio in studio »Time Tells No Lies« (1981) compreso! Non conosce balbettii espressivi né momenti deboli, e non ha nemmeno un’increspatura temporale. Gli estimatori di questa formazione britannica, ingiustamente ignorata e trascurata, ne saranno più che entusiasti, e per i Praying Mantis speriamo che si facciano vedere in qualche tour del vecchio continente, possibilmente il più vicino possibile alla Slovenia! Un album come »Legacy« si merita infatti una generosa presentazione dal vivo!

Formazione

John Cuijpers – voce
Tino Troy – chitarra, voce di accompagnamento
Chris Troy – basso, voce di accompagnamento
Andy Burgess – chitarra, voce di accompagnamento
Hans in ‘t Zandt – batteria

Produzione

Andrew Riley

Tracklist

1. Fight For Your Honour
2. The One
3. Believable
4. Tokyo 
5. Better Man
6. All I See
7. Eyes Of A Child
8. The Runner
9. Against The World
10. Fallen Angel
11. Second Time Around 

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