L’arcangelo Max e i Soulfly a Pordenone (2016)
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik
Luogo: Pordenone / Il Deposito Giordani / Italia
Data del concerto: 20.02.2016
Numero di spettatori: 500
Prezzo del biglietto: 20,00€ (prevendita) / 25,00€ (la sera del concerto)
Che dire. Soulfly, nuovo album, nuovo tour. Stavolta senza tappa in Slovenia, ma comunque. Qui vicino. Vicinissimo. Nella simpatica cornice del localino Il Deposito Giordani, a Pordenone, in Italia. Soulfly è ormai l’altro nome della carriera post-Sepultura del grande e carismatico Max Cavalera. Stavolta il tipo ha chiamato come spalle due band piuttosto trascurabili. Un posto è andato di nuovo ai caciaroni del metalcore melodico Incite, l’altro ai buffoni australiani dell’HC/grindcore King Parrot.
Anche se l’inizio era annunciato per le otto, i primi a salire sul palco, cioè gli Incite, si sono visti solo alle 20.45. In una buona mezz’ora i ragazzi ci hanno offerto uno squarcio del loro universo sonoro tiepido e già ampiamente sentito, che comunque ha messo in piedi una prova tecnicamente sicura e credibile, con un suono discreto, costruito praticamente solo dal rombo di un otto corde accordato bassissimo, l’arnese del chitarrista. Era chiaro che la gente era venuta prima di tutto per Max Cavalera, quindi di quel che succedeva sul palco non fregava granché a nessuno, anche se il cantante le ha provate davvero tutte, in modo quasi fastidioso, per strappare un minimo di energia e di reazione a quei pochi curiosi che seguivano il concerto più che altro per educazione. Niente di speciale, insomma. Melodico e brutale. Ma al mondo c’è un sacco di band così, con poco o zero carisma proprio, quindi gli Incite li possiamo contare solo come un piacevole antipasto di svago, destinato a finire presto nel dimenticatoio. Perché proprio gli Incite? La risposta, ormai da anni, non è per niente difficile. Si tratta infatti della band in cui canta Richie Cavalera, figlio adottivo di Max Cavalera.
Il palco è poi passato agli australiani King Parrot. Già solo con la loro comparsa gli hardcorer hanno portato un bel po’ di caos e confusione. Ed era proprio quello l’obiettivo. Anche se gli australiani si appoggiano pure a spunti grindcore, a tirare su tutta l’attenzione è stato lo show del cantante. Dal punto di vista musicale è una formazione parecchio noiosa, che compensa la banalità del suo materiale con “bravate” sul palco. Soprattutto se pensi alla preparazione tecnica del gruppo, visto che altre band al mondo con basi di genere simili raggiungono molta più autenticità e interesse nei loro approcci. Idem per gli arrangiamenti. I pezzi sembrano parecchio caotici e privi di soluzioni compositive sensate, con continui salti tra temi portanti difficilmente conciliabili. Vabbè, evidentemente l’Australia non è proprio la terra giusta per questo genere di rami estremi della musica. In ogni caso, il cantante con le sue »scemenze« ha regalato un mucchio di momenti di lucida e a tratti persino simpatica baraonda. Dal mostrare il sedere allo sputare a destra e a manca, con l’aiuto compatto anche degli altri compari della band, fino all’annaffiare di continuo il pubblico con ettolitri d’acqua, tanto che a rischio c’eravamo anche noi (in tutto) tre fotografi ufficiali della serata. Parolacce e »scempiaggini« (in sostanza a corto di messaggi) erano manovre in fondo prevedibili, che forse farebbero presa solo sugli amanti del matinée televisivo della domenica mattina per i più piccoli.
Il locale si è davvero riempito con una cinquecentina di teste per l’esibizione dei Soulfly. Li abbiamo aspettati parecchio. Non sono mancati i cori con »Andiamo!« e »Alora?!?« e i fischi di esaltazione. Poi finalmente sul palco sale lo sciamanico Max, in compagnia dell’ottimo chitarrista Marc Rizzo, con cui collabora da più di 10 anni (già dai tempi dell’album »Primitive«), del figlio ventitreenne Zyon Cavalera alla batteria, mentre al basso c’era il legionario da concerto occasionale Mike Leon. Come previsto la band ha presentato il nuovo album in studio »Archangel«, ma il pubblico, ovviamente, era venuto anche per i Sepultura. Max ha così fatto saltare per la prima volta il tetto del locale quando ha mandato la folla in delirio annunciando il classico Refuse/Resist. Com’era prevedibile, la band ha dovuto tornare ai Sepultura ancora un paio di volte per mantenere alta l’intensità del live. Ovviamente non serve sottolineare che Max ormai solo ogni tanto ricorda i suoi vecchi tempi d’oro dal punto di vista vocale. Le forze se ne sono andate, ma il carisma è rimasto. E quello conta. Un carisma incredibile ha coperto la fragilità vocale, che ogni tanto saltava fuori. Durante il concerto la band ha ricevuto un aiuto bello consistente dal mixer. Come previsto, la voce di Max era effettata al massimo quando si metteva ai suoi doveri vocali, mentre Rizzo, con un paio di ottimi assoli fatti passare attraverso un velenosissimo effetto sustain, ha ricordato che si tratta di un chitarrista davvero eccezionale, su cui il Max ritmico può sempre appoggiarsi tranquillo. Tutto funziona come deve. Compresa la sezione ritmica. L’accordatura più bassa (soprattutto nella seconda parte la band si è accordata mezzo tono sotto) ha tirato fuori anche nei classici dei Sepultura un groove micidiale, che sbriciolava il pavimento sotto i piedi e faceva tremare i pantaloni. Ci ha messo del suo anche la combinazione di ritmi tribali, spezia obbligatoria e attesissima di ogni show dei Soulfly, impressa storicamente dalla figura e dall’opera dei Sepultura.
Max per tutto il concerto era di ottimo umore, allegro se non proprio di buonumore alla grande. Sorridente. Il pubblico l’ha acceso più volte rivolgendosi a lui con qualche parola d’italiano imparata a memoria. Il momento più divertente è arrivato quando gli sono finite le parole italiane e ha attaccato con una combo tipo: »Are you porko dio?« e poco dopo: »Are you porka madona?«. Ovviamente ha scatenato salve di risate dal pubblico, mentre Max a sua volta si divertiva da matti. Nel corso degli anni il tipo si è bello che “italianizzato”, ma non ha rinunciato nemmeno di un millimetro al suo look rastafariano. Durante il concerto, bagnato di sudore, si è comunque tolto la felpa col cappuccio e fino alla fine ha fatto pubblicità, con la maglia a maniche lunghe, ai Behemoth, che per San Valentino hanno suonato a Lubiana.
Poco prima della fine la band ha fatto scatenare il pubblico anche con la cover dei Motörhead Ace of Spades. Evidentemente il 2016 è l’anno delle cover dei Motörhead. Anche i Soulfly hanno salutato così l’unico e inimitabile Lemmy. Per l’occasione sono saliti sul palco il chitarrista e il cantante dei King Parrot, e così i ragazzi (ora in formazione a sei) hanno rafforzato il groove e le urla vocali. Il pubblico si è mescolato, alla fine è caduto anche il proiettile Soulfly Eye for an Eye, ma la band non ha chiuso il concerto con il bis d’obbligo: all’uscita è passata al tema portante del classico dei Motörhead Bomber, mentre Max intanto, senza tante scenate, se n’era già andato dal palco. La folla è rimasta in trance ancora qualche minuto dopo il concerto e non voleva proprio accettare subito il “miracolo” che il bis, semplicemente, non ci sarebbe stato.
Un incontro divertente, dopo il concerto abortito della band a Zagabria nel 2009, quando l’autore di questo pezzo aveva deciso che i Cavalera non li avrebbe più visti in vita sua. Ma allora l’esame del sangue di Max doveva essere appesantito da un’interessante combinazione di sostanze assunte e mischiate all’alcol. Quindi. Se il comandante Max è “pulito”, i Soulfly confezionano un’esperienza live “groovosa” e carica, specchio di un ricco chilometraggio e di tanta esperienza, e di sicuro un ruolo importante lo gioca anche la routine “professionale”. Ancora abbastanza accattivante e affamata! Una scaletta ben carica, con l’attenzione puntata sull’esecuzione dei nuovi pezzi dell’album “Archangel”, mentre l’ego di Max è rimasto a bada e rilassato durante il concerto. Professionale. E come detto. Il carisma resta. E pesa di più. Anche nell’esecuzione dei classici dei Sepultura, che nel repertorio faranno sempre ombra alla musica dei Soulfly. Da questo punto di vista Max resta (e diventa) una specie di leggenda.
Scaletta
INCITE:
1. The Slaughter
2. WTF
3. Nothing to Fear
4. Feel the Flames
5. New Song
6. Tyranny’s End
7. Army of Darkness
KING PARROT:
1. Stench
2. Anthem
3. Hell Comes Your Way
4. Sick In the Head
5. Gutter
6. Bozo
7. Dead End
8. Tomorrow
9. Silly Ol Mate
10. Need No Saviour
11. Psychotherapy
12. Shit On the Liver
SOULFLY:
1. We Sold Our Souls to the Metal
2. Archangel
3. Ishtar Rising
4. Blood Fire War Hate
5. Refuse / Resist
6. Seek And Strike
7. Shamash
8. Betlehem’s Blood
9. Titans
10. Tribe
11. Arise /Dead Embryonic Cells
12. Frontlines
13. Roots Bloody Roots
14. Back to the Primitive
15. Ace of Spades
16. Jumpdafuckup /Eye For An Eye
17. Outro – Bomber
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