The Astonishing
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Dream Theater
Etichetta: Roadrunner Records
Uscita: 2016
Durata: 130:23
Voto: 4/5
Il doppio concept album »The Astonishing« è il progetto più ambizioso di tutta la storia dei Dream Theater, i campioni americani del prog metal. Un’impresa così non la tentavano dai tempi del capolavoro concettuale »Metropolis Pt. 2: Scenes From a Memory« (1999), che per buona parte dei fan resta ancora il loro traguardo assoluto. Con »The Astonishing«, che supera le due ore, i Dream Theater hanno provato di nuovo qualcosa di diverso e per la prima volta hanno usato veri arrangiamenti orchestrali, grazie all’aiuto di un’orchestra filarmonica di Praga. L’ideatore del concept distopico di »The Astonishing«, ambientato in una società futura sotto controllo dove la vera musica è vietata da un tirannico regime di polizia e solo un pugno di ribelli osa opporsi, è il chitarrista John Petrucci, che insieme al tastierista Jordan Rudess ha scritto tutta la musica che tiene insieme i singoli atti di questa storia piuttosto intricata. A ispirare Petrucci sono stati vari classici della fantascienza, ma allo stesso tempo è la sua resa dei conti, o meglio una bella presa in giro, della società di oggi, dove un’automazione sempre più veloce e digitale sostituisce a poco a poco i normali rapporti umani. Petrucci se l’è presa anche con l’industria musicale moderna, a cui della buona musica e dei contenuti che non fanno male a nessuno non frega più niente, mentre a ogni passo ingozza la gente di ‘antimusica’.
Purtroppo il concept di Petrucci, nonostante la nobile motivazione che l’ha spinto a scriverlo, non è affatto un capolavoro: è una storia piuttosto ingenua (‘tirata per i capelli’), con svolte totalmente inverosimili e il tipico lieto fine ‘hollywoodiano’. Più che a un classico della fantascienza alla ‘1984’, ‘Matrix’ o ‘Guerre stellari’, fa pensare a una favola animata per bambini, tipo il vecchio cartone jugoslavo-americano ‘Čudežni gozd’, dove il cattivo e brutto Re Cactus grazie a una pozione magica si trasforma alla fine in un sovrano gentile e giusto, e tutti vissero felici e contenti. Il riassunto della storia è più o meno questo: in un futuro lontano, nel nord-est dei vecchi Stati Uniti si è insediato un distopico Grande Impero nordamericano, dove ogni forma di musica è proibita, mentre sopra la testa degli abitanti volano i dispositivi meccanici di sorveglianza NOMACS (Noise Machines). Il loro suono elettronico è l’unico svago dei sudditi ridotti in schiavitù dal brutale impero nordamericano. A governarlo con mano da tiranno è lord Nafaryus, il cui più grande orgoglio è la bella figlia, la principessa Faythe. Lei si innamora di Gabriel, icona del movimento ribelle, che possiede il raro dono di creare e suonare musica, con cui ispira la popolazione schiavizzata.
Nafaryus, che in realtà ha il cuore molto più tenero di quanto lascerebbe pensare il suo brutale regime feudal-poliziesco, dopo aver assistito a sorpresa a un concerto dell’icona ribelle e dopo la commozione iniziale capisce presto che Gabriel potrebbe minacciare il suo potere, così cerca di toglierselo di torno in tutti i modi, e nel complotto finisce coinvolto anche il suo odioso e arrivista figlio, il principe Daryus, che desidera disperatamente l’affetto del padre. Durante la caccia al capo dei ribelli, Daryus uccide il fratello di Gabriel, Arhys, e poi, credendo che il suo arci-nemico si stia avvicinando, per sbaglio ferisce gravemente la sorella Faythe. Alla fine il furioso Gabriel con un urlo assordante gli toglie l’udito e, su richiesta dei genitori disperati, usa il suo potere per guarire la moribonda Faythe. Lei si riprende completamente, e poi lei e Gabriel vivono felici insieme e crescono il figlio di Arhys, mentre l’imperatore Nafaryus, commosso, cambia radicalmente carattere e diventa un sovrano saggio e giusto. Da quel momento la musica è di nuovo permessa, i NOMACS vengono rimossi per sempre dall’impero e si può iniziare a far festa. Per fortuna Petrucci è molto più bravo come musicista e compositore che come scrittore, altrimenti il risultato finale sarebbe stato probabilmente da compatire; così invece bisogna ammettere che la sua musica e quella di Rudess legano in modo per lo più convincente i singoli atti di questo concept per niente innovativo né profondo. A proposito, il primo musicista ad avere l’idea di un concept album su un mondo distopico dove la musica è severamente vietata è stato nientemeno che il leggendario Frank Zappa con il capolavoro »Joe’s Garage« (1979).
Al cantante James LaBrie è toccato un lavoro particolarmente tosto, visto che ha dovuto adattare la voce ai vari personaggi del concept dopo che i membri della band hanno deciso di non chiamare diversi ‘assistenti’ vocali che interpretassero i singoli ruoli. Si può dire che LaBrie, che canta in forma eccezionale per tutto l’album, abbia portato a casa un compito difficile in modo magistrale. Il fatto che »The Astonishing« sia uscito meno di un anno dopo l’ambizioso doppio album di un’altra celebre band metal non è passato inosservato. Al confronto con »The Astonishing«, però, l’ultima fatica degli Iron Maiden, »The Book of Souls« (2015), sembra roba da ‘asilo infantile’ e fa la figura della ‘santa semplicità’ per complessità e perfezione di arrangiamenti e ritmiche, per cui ogni paragone azzardato tra i due album cade, a parte il fatto che entrambe le band, nei loro piani ambiziosissimi, si sono un po’ bruciate.
»The Astonishing« è suonato nel riconoscibile stile Dream Theater, iper-complesso ma per lo più melodico, che ha ‘capo e coda’ e che la band coltiva da quando in formazione è arrivato il batterista Mike Mangini. La maggior parte dei pezzi sta a metà strada tra prog metal e prog rock, e non mancano ballad malinconiche (anzi, sono pure troppe), ma nemmeno momenti più duri con riff metal all’attacco. La sezione ritmica, formata dall’eccezionale coppia John Myung al basso e Mangini, stavolta nella maggior parte dei brani resta un filo più nelle retrovie del solito, cosa che deluderà qualcuno, ma d’altra parte i due virtuosi fanno comunque egregiamente il loro lavoro.
In primo piano, per la maggior parte del tempo, ci sono le acrobazie chitarristiche di Petrucci, che più o meno riescono a tenere a freno così da non scivolare in un caos solistico totale, come era successo volentieri in alcuni album del passato, e i complessi arrangiamenti sinfonici guidati dalle orge di tastiere di Rudess, che a volte risultano un po’ troppo gonfiate in chiave egocentrica perfino per i fan ormai abituati ‘a tutto’. Questa pratica di Rudess non è una gran sorpresa, anzi era quasi prevedibile, ma resta comunque una leggera delusione, dopo che negli ultimi due lavori dei Dream Theater aveva iniziato a mostrare segni incoraggianti di spirito di squadra, sottigliezza ed equilibrio.
Gli arrangiamenti orchestrali pomposi, insieme alle vertigini di chitarre e tastiere, sono stavolta la forza motrice della maggior parte dei brani, e vale già per la melodramma strumentale d’apertura »Dystopian Oveture«, che ricorda la musica da film di marca hollywoodiana. Senza le variazioni iperattive di Petrucci e Rudess, questo pezzo potrebbe fare da colonna sonora a un qualche kolossal. Sul melodico e bombastico »The Gift of Music« LaBrie si distingue alla grande, unendo bene il suo potente approccio vocale alle melodiche fughe di chitarra e tastiere, mentre sullo sfondo gli fanno compagnia le armonie vocali del coro. Certo, i Dream Theater non sarebbero i Dream Theater se nella parte finale non incasinassero tutto con improvvisazioni complicate, che per fortuna non sfasciano l’impalcatura di questa composizione molto buona. Il positivo »The Answer« ha un bellissimo arrangiamento di chitarra acustica e pianoforte, mentre la voce di LaBrie stavolta ha abbastanza spazio per sbocciare in tutto il suo splendore.
»A Better Life«, dove per la prima volta viene presentata la brutale militarizzazione del regime oppressore, è pieno di cambi di tempo drammatici e di melodramma vocale, con un motivo epico in primo piano. »Lord Nafaryus«, che immortala il piuttosto instabile Nafaryus, il quale sotto la maschera di spietatezza e rigidità nasconde un cuore tenero, ha un’atmosfera cupa e svolte ritmiche quasi caotiche, finché non prendono presto il sopravvento le armonie melodiche. Dato che si scopre presto che Nafaryus non è nessun ‘uomo nero’ da temere, ma solo prigioniero del suo dogmatismo e del suo orgoglio, il messaggio drammatico e l’atmosfera tenebrosa non arrivano mai davvero a esprimersi. »A Saviour in the Square«, che rappresenta il momento in cui Gabriel tiene un concerto da solista davanti ai ribelli, ha un assolo di chitarra d’apertura scatenato, e non si riesce a scrollarsi di dosso la sensazione che Petrucci abbia versato un pezzo di sé nel personaggio di Gabriel. L’atmosfera si fa sensibilmente più cupa quando entra la voce di LaBrie, a segnare l’arrivo in scena di Nafaryus con la sua famiglia e il suo seguito.
»When Your Time Has Come« ha variazioni di sintetizzatore che ricordano l’età d’oro del neo-prog rock, poi tutto lascia il posto ad armonie di piano e organo, mentre la voce di LaBrie è ancora una volta la principale fonte dell’indirizzo melodico dominante. »Act of Faythe«, dove Gabriel incontra per la prima volta la principessa Faythe, è una ballad d’amore un po’ troppo zuccherosa per non lasciarsi dietro un retrogusto di saccarina. »Three Days«, un improvviso momento di svolta ambientale totale, è di nuovo una composizione un po’ più incisiva e cupa, con passaggi di chitarra arruffati e il convincente camaleontismo vocale di LaBrie, che ‘recita’ in modo credibile vari ruoli diversi. In »Brother, Can You Hear Me?«, dopo una marcia militare iniziale, prendono il sopravvento potenti armonie sinfoniche e drammatici passaggi di pianoforte, dove LaBrie sfodera la sua imitazione più vicina possibile a Freddie Mercury.
»A Life Left Behind«, che galleggia di continuo tra un energico catalizzatore prog metal e una ballad malinconica a impronta sinfonica, contiene numerose complesse variazioni di tastiera e un’altra ottima prova vocale di LaBrie. »Ravenskill«, uno dei tanti momenti pomposi di »The Astonishing«, trabocca di arrangiamenti melodrammatici e di passaggi di chitarra incisivi, mentre ancora una volta dominano le armonie melodiche sulle ali dell’eccellente canto del campione canadese. »Chosen« è un’altra ballad al pianoforte, cantata in maniera superlativa, di cui su questo disco non c’è certo penuria. Questa, per cambiare, è meno zuccherosa grazie al lungo assolo di chitarra di Petrucci, mai invadente e sottile il giusto.
»A Tempting Offer« è la prossima svolta verso acque più cupe, con numerosi momenti orchestrali drammatici. Lo stesso vale per »The X Aspect«, che piacerà a tanti fan di lunga data, anche se contiene un breve arrangiamento finale con la cornamusa, di derivazione folk scozzese. L’epico »A New Beginning« è uno dei momenti migliori di »The Astonishing«, anche se a tratti ricorda quasi troppo da vicino l”epic hollywood metal’ dei ‘cavalieri’ del symphonic metal italiano Rhapsody of Fire. Il primo atto di questa odissea concettuale si chiude con »The Road to Revolution«, intriso di drammatici arrangiamenti sinfonici e tenuto insieme da un canto epico ed eclettico per cui LaBrie si merita tutti i complimenti.
Il secondo atto di questo vasto concept, ovvero il secondo disco, si apre con lo strumentale orchestrale »2285 Entr’acte«, seguito dall’ottimo »Moment of Betrayal«, che è addirittura uno dei risultati migliori che i Dream Theater abbiano messo insieme negli ultimi anni, perché è complesso, incisivo e per nulla pretenzioso quanto basta a far brillare a pieno tutti i migliori ingredienti sonori dei campioni del prog metal. »Heaven’s Cove«, condotto da sottili accordi di chitarra acustica con l’accompagnamento delle armonie vocali del coro, si vanta di un’atmosfera misteriosa. La prima parte del brano è completamente sinfo-prog-rock, poi arriva il seguito prog metal. »Begin Again« è un’altra piacevole ballad a impronta acustica, di cui su »The Astonishing«, anche se nessuna è brutta, ce ne sono ormai quasi troppe. Stavolta il motivo finale risulta un po’ troppo dozzinale, perché ricorda l’accompagnamento musicale della parata trionfale di Cenerentola attraverso Disneyland. »The Path That Divides« è una creatura un po’ più seria e cupa, con un intreccio drammatico, ancora una prova vocale epica e urla di battaglia. In »The Walking Shadow« LeBrie si cala in modo convincente nel ruolo dell’avido assassino, il principe Daryus, che letteralmente scoppia di sete di sangue. »My Last Farewell« è un momento malinconico e incisivo, in cui l’assassino del fratello di Gabriel si rende conto troppo tardi e si pente delle sue azioni dopo aver quasi ucciso la propria sorella.
»Losing Faythe« è un’altra power ballad d’amore, mentre »Whispers On The Wind« ne è solo il complemento. »Hymn Of a Thousand Voices« è per i Dream Theater un esperimento del tutto insolito, con un arrangiamento d’archi in chiave folk rock e armonie vocali di coro. »Our New World« è un’altra canzone ottimista, più vicina al (neo)prog rock che al prog metal, e una di quelle che probabilmente spaccherà la fanbase dei Dream Theater a causa dell’atmosfera insolitamente allegra. L’album si chiude con la title track, cioè »Astonishing«, costruita come una sorta di ‘rivelazione finale’, anche se in sostanza, nonostante qualche inserto sonoro interessante, è solo un’altra ballad d’amore con un forte sfondo orchestrale, di cui il disco davvero brulica.
»The Astonishing« è senza dubbio l’ennesimo album dei Dream Theater destinato a spaccare i fan: c’è chi lo ‘porterà alle stelle’ per il suono ricchissimo, complesso e nobilitato dall’orchestra, con qualche momento brillante, e chi invece storcerà il naso davanti a pretenziosità, lungaggini e a un concept superficiale. L’odissea concettuale di Petrucci su una tirannia distopico-futuristica dove ogni musica è vietata, nel suo insieme, non è decisamente un boccone facile da ascoltare, perché richiede una concentrazione fuori dal comune. La verità sulla qualità dell’album sta nel mezzo: col tempo, dopo che l’ascoltatore ci ha investito abbastanza tempo, »The Astonishing« ‘ti entra sotto la pelle’ e premia la pazienza, ma allo stesso tempo non è affatto un capolavoro, per quanto disperatamente voglia diventarlo e per quanto Petrucci abbia investito praticamente tutto perché la sua band creasse un altro dei suoi classici. Forse ci sarebbe anche riuscito, se »The Astonishing« fosse stato accorciato a un solo disco e se fossero stati tolti certi ‘riempitivi’ sonori che stirano il tutto oltre misura; così invece il risultato finale è ‘solo’ un album molto buono, che avrebbe potuto essere ancora meglio se i Dream Theater non si fossero ubriacati di un’ambizione eccessiva, che alla fine si è rivelata un’arma a doppio taglio.
Formazione
James LaBrie – voce
John Petrucci – chitarra
John Myung – basso
Jordan Rudess – tastiere
Mike Mangini – batteria, percussioni
MUSICISTI OSPITI:
Eric Rigler – cornamusa scozzese su “The X Aspect”
Orchestra Filarmonica di Praga
Produzione
John Petrucci
Tracklist
ACT I
1. Descent Of The Nomacs (1:11)
2. Dystopian Overture (4:51)
3. The Gift Of Music (4:00)
4. The Answer (1:53)
5. A Better Life (4:39)
6. Lord Nafaryus (3:28)
7. A Savior In The Square (4:14)
8. When Your Time Has Come (4:19)
9. Act Of Faythe (5:01)
10. Three Days (3:44)
11. The Hovering Sojourn (0:28)
12. Brother, Can You Hear Me? (5:11)
13. A Life Left Behind (5:49)
14. Ravenskill (6:01)
15. Chosen (4:32)
16. A Tempting Offer (4:20)
17. Digital Discord (0:48)
18. The X Aspect (4:13)
19. A New Beginning (7:41)
20. The Road To Revolution (3:35)
ACT II
21. 2285 Entr’acte (2:20)
22. Moment Of Betrayal (6:12)
23. Heaven’s Cove (4:20)
24. Begin Again (3:54)
25. The Path That Divides (5:10)
26. Machine Chatter (1:03)
27. The Walking Shadow (2:58)
28. My Last Farewell (3:44)
29. Losing Faythe (4:13)
30. Whispers On The Wind (1:37)
31. Hymn Of A Thousand Voices (3:39)
32. Our New World (4:25)
33. Power Down (1:25)
34. Astonishing (5:51)