Live In London

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Autore: Aleš Podbrežnik

Artista: Judas Priest
Etichetta: SPV Records
Uscita: 2003
Durata: 129:04
Voto: 4/5

La setlist è simile a quella del precedente ’98 Live Meltdown, ma le sensazioni che ti travolgono ascoltando il nuovo live album di questa mostruosità d’acciaio indistruttibile chiamata Judas Priest sono tutta un’altra storia, anzi, per meglio dire, sono completamente nuove. Si tratta di un album che lascia dietro di sé di parecchie lunghezze tutti i live ufficiali dei Judas Priest, per intensità del suono ed energia della performance sul palco. È un album “tutto d’un pezzo” e non un puzzle di brani presi da palchi diversi in giro per il mondo durante il tour, come la band aveva l’abitudine di fare in passato. In generale, per i Judas Priest dell’era Halford valeva la regola della “stiratina” in studio dei loro prodotti dal vivo. Già ’98 Live Meltdown aveva segnato una bella rottura con tutto questo, e con l’ultimo live i Judas Priest hanno detto addio, definitivamente, ai ritocchi in studio “post festum”.

Quello che va sottolineato è la prova di “Ripper” Owens, che si è finalmente liberato di tutte le catene che lo legavano al suo celebre predecessore dietro il microfono e alla pressione di tutti i fan dei Judas Priest dell'”Halford era”, per colpa delle quali su ’98 Live Meltdown si era rifugiato più volte, in modo piuttosto evidente, nell’imitazione di Halford. Stavolta abbiamo davanti un Ripper vero e completamente sciolto, senza il peso di Halford sulle spalle, che si è preso un sacco di libertà anche nell’improvvisare su alcuni classici dei Judas Priest. Nei registri bassi e medi squarcia e taglia con un ruggito a tratti davvero volutamente ferino, che aggiunge un’ulteriore dose di aggressività all’unicità d’acciaio, già devastante, del suono della band. Nei registri alti e altissimi dimostra di essere davvero in forma smagliante (per esempio l’urlo di un paio di secondi in “Victim Of Changes” in chiusura di pezzo). Che quando vuole metta Halford in ginocchio, non serve nemmeno sottolinearlo

Il suono nel complesso è più incisivo, più potente. Voglio dire che i “nuovi Priest” dal vivo suonano ancora più vampireschi di come suonavano su ’98 Live Meltdown. Il duo Tipton/Downing si è preso ancora più libertà nell’esecuzione dei vari, e ovviamente di nuovo unici, impressionanti e coloratissimi ghirigori di chitarra, che spiccano soprattutto nei passaggi tra una parte e l’altra dei pezzi. E per fortuna stavolta in studio non li hanno “cancellati” per poi sovraincidere “versioni più carine”.

Il nuovo live album supera il predecessore su tutta la linea. Questi sono, senza dubbio, i Judas Priest con il suono tirato fino ai suoi limiti estremi. “Spaccano” come sempre a tutto volume, con le palle, senza compromessi, assetati di sangue fresco, e quindi convincenti fino all’ultimo. Il nuovo documento dal vivo ha conservato tutta l’autenticità sonora della band sul palco, come nessun altro dei loro finora. Dopo tutti questi anni i Judas Priest restano giovani nel cuore, sinceramente, e continuano a essere l’alfabeto originale dell’heavy metal. E vi prego, con quest’ultima osservazione non tirate fuori di nuovo i Black Sabbath dalla soluzione al 70% di etanolo.

Formazione

Tim “Ripper” Owens – voce
Glenn Tipton – chitarra
K.K. Downing – chitarra
Ian Hill – basso
Scott Travis – batteria

Tracklist

CD 1.:
1. Metal Gods
2. Heading Out To The Highway
3. Grinder
4. Touch Of Evil
5. Blood Stained
6. Victim Of Changes
7. The Sentinel
8. One On One
9. Running Wild
10. Ripper
11. Diamonds & Rust
12. Feed On Me
13. Green Manalishi

CD 2.:
1. Beyond The Realms Of Death
2. Burn In Hell
3. Hell Is Home
4. Breaking The Law
5. Desert Plains
6. You’ve Got Another Thing Coming
7. Turbo Lover
8. Painkiller
9. Hellion
10. Electric Eye
11. United
12. Living After Midnight
13. Hell Bent For Leather

EDIZIONE SPECIALE CON:
vido extracts from “Live In London” DVD

Durata dell’album: 129:19

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