Living Colour – camaleonti musicali a tinte vivaci! (2007)
Luogo: Casino Velden / Velden am Woerthersee / Austria
Data del concerto: 10.07.2007
Numero di spettatori: 1000
La graziosa cittadina turistica di Velden am Woerthersee (Vrba in Carinzia), in Austria, si distingue perché è tutta linda, in ordine e profumata. È un mondo di luci variopinte che si accendono solo quando cala il buio. Ed è qui che due grossi autobus blu parcheggiati davanti al Casino Velden annunciano la tappa dei Living Colour, che nel loro tour ci onorano della loro visita. Avevo provato a tracciare dei paralleli con la serata di John Lawton (ex-Uriah Heep) a Bled di qualche giorno fa (anche quella una cittadina turistica, anche quella sul lago, anche lì c’è un casinò, ecc…) ma non c’era verso. Gli austriaci infatti hanno sorpreso con la partecipazione: in sala si sono pigiati ben 1000 spettatori, mentre l’esperienza di Bled, con la sua affluenza miserella, in questo resta a anni luce di distanza.
I Living Colour non avevano alcuna fretta. Li abbiamo aspettati fino alle 21.45, quando hanno attaccato con un’interessante versione reggae di Type (album “Time’s Up”), durante la quale hanno cominciato a scaldare con impegno corde vocali, bicipiti e dita. L’ambiente era elettrizzante! Mi sentivo dentro un vasetto di yogurt sterilizzato. Che improvvisazione di fortuna, e dove sono finiti i tempi dei grandi palazzetti per i Living Colour? Per fortuna non c’erano transenne e il palco era basso, così avevamo la band praticamente a portata di mano. Inutile chiedersi come avrebbero reagito gli austriaci all’esibizione: come al solito. Ghiacciati. Tra un pezzo e l’altro applaudivano per lo più educatamente. Hanno mostrato un po’ più di sangue caldo durante i più grandi successi della band (Middle Man, Glamour Boys, Love Rears His Ugly Head e ovviamente Cult Of Personality), ma è successo anche che un bel gruppetto di curiosi abbia lasciato la sala a concerto in corso.
I ragazzi sono cresciuti di 14 anni da quando si sono esibiti alla Hala Tivoli di Lubiana, quando erano all’apice. Lì Corey Glover indossava una maglia da hockey blu, si arrampicava sui monitor, ci saltava giù, e gli altri tre erano incandescenti fino all’estremo… La sala era stracolma, il pubblico di allora, che oltre ai popolarissimi Living Colour cresceva a pane, grunge e thrash, aveva il sangue in ebollizione…. Era magico…
Velden am Woerthersee, 14 anni dopo, ha offerto un panorama un po’ diverso. Il Corey di oggi, che si è calcato in testa un berretto alla Miodrag Petrović – Ćkalja, la star del cinema dell’ex Jugoslavia, si è ritrovato con un accenno di doppio mento e un pancino, e preferiva passeggiare tranquillo sul palco, dondolandosi morbido sui ritmi della sua compagnia. Vernon ha passato quasi tutto il concerto piazzato sulla sua posizione di sinistra: i dreadlock per lui sono ormai il passato, in testa ha un berrettino da ribelle cubano, ma ha ancora i jeans strappati (come una volta alla Hala Tivoli) e due identiche chitarre Hammer dal corpo consumato, con vernice e laccatura ormai belle scrostate sui bordi… Al tipo, col tempo, è passata la voglia di suonare attraverso gli effetti chitarristici più folli: oggi, nei Living Colour, la maggior parte di queste follie sul palco l’ha conservata Doug Wimbish, che ha messo a frutto la sua pletora di pedali sul finale, nel jam allungato durante la canzone Flying, quando si è lanciato in un assolo sballato al basso. William, in questi nuovi tempi, per quanto riguarda l’abbigliamento dei Living Colour, è quello che dei quattro ha conservato più “colore”.
Nonostante gli anni siano passati e siamo tutti un po’ cresciuti, i Living Colour si sono mangiati la sala! Sul palco hanno dimostrato che per loro conta il puro piacere! Praticamente ogni pezzo è stato potenziato musicalmente, arricchito con arguzia dai trucchi di Doug o di Vernon, da passaggi folli in cui i ragazzi non hanno perso il contatto stretto nemmeno per un istante, quel contatto che permette loro di percepirsi e sentirsi alla perfezione sul palco. Vernon picchiava apposta accordi alzati o abbassati di mezzo tono, che con la loro dispersione in realtà riempivano il suono d’insieme, soleggiava come un ossesso, con velocità ma anche con una sensualità piena! Gli approcci non nascondevano le influenze di Jimi Hendrix. Il concerto è infuriato come un “groove” massiccio e valanghivo per tutte e due le ore, e questi signori hanno ricordato ancora una volta che è difficile trovare qualcuno alla loro altezza nella loro fusione soprannaturale di elementi jazz e rock, che con una perfezione ritmica innata hanno portato a un punto che ha regalato al pubblico una fusione unica con la vibrazione dell’erotismo funk. Sul palco hanno unito, da maestri e a modo loro, potenza e precisione con gli elementi dell’imprevedibilità e della spontaneità. Semplicemente! In tutti questi anni si conoscono alla perfezione e la chimica sul palco funziona!
I Living Colour, per far letteralmente saltare la gente, dopo Type hanno piazzato ovviamente Middle Man (album “Vivid”), seguita dallo strumentale funky Funny Vibe (album “Vivid”), che per me personalmente è stata una delle sorprese della scaletta. Ha fatto particolarmente bene la rabbiosa Go Away (album “Stain”), prima della quale Vernon ha spiegato di cosa parlano i suoi versi, in modo del tutto pacato e con una forte nota personale, senza alcun istigare o puntare il dito contro nessuno. Dello sfruttamento del continente nero (l’Africa) da parte dei paesi della parte “sviluppata” del mondo. Nel brano Bless Those la voce principale è passata al diavolo di Doug Wimbish, che per tutto il concerto scoppiava di energia in eccesso, e in questo William Calhoun non gli è rimasto per niente indietro. Ha quasi sfasciato la batteria con la sua grandinata di colpi devastanti e velocissimi, da uragano.
Dopo una buona decina di minuti di scatenamento di William, i ragazzi ci hanno risvegliato alla realtà con il dolce successo Love Rears His Ugly Head, seguito dal pezzo Flying dal disco “Colleidoscope”, che i ragazzi, nel loro famoso stile, hanno allungato da maestri. Glover ha annunciato l’inizio del jam con i versi di Heroes (David Bowie), poi è arrivato l’assolo di basso di Doug Wimbish, che ha regolato il suono dei pedali per basso fino a farlo suonare praticamente come una chitarra elettrica. Vernon, dall’altra parte, ha avuto bisogno di una bella dose di mestiere per inseguire con gli accordi, con destrezza, il collega spontaneamente scatenato dal lato opposto. Per chiudere la parte regolare i ragazzi hanno sparato la rovente Time’s Up e sono spariti dietro le quinte. Al ritorno sul palco, ovviamente, non c’era bisogno di indovinare cosa avessero in mente! Cult Of Personality. Glover si è finalmente tolto gli occhiali da sole e il suo contatto con la folla, almeno negli ultimi minuti del concerto, ha guadagnato in autenticità! Alla fine si è perfino buttato tra una manciata di spettatori sotto il palco, sulle note di quel diavolo di evergreen. Ma ai ragazzi, evidentemente, bastava così! In scaletta era stata inserita la cover dei The Beatles Tomorrow Never Knows, ma l’hanno saltata. Con la decisione degli altri membri della band, però, William non era d’accordo, e così, dopo che gli altri ci avevano già lasciati, ha continuato a suonare da solo il suo secondo assolo. Evidentemente il tipo si stava davvero divertendo e aveva ancora voglia di suonare. Ma erano passate ben due ore. Volate via in un attimo. Living Colour – il momento in cui l’intensità musicale a tinte vivaci non manca mai. Un unico, metallizzato proiettile jazzy funkeggiante per tutte le anime affamate che si sono dimenticate cos’è l’elementare ritmo groove! Buongiorno! Nel presentare tutto questo i Living Colour restano un enigma irrisolvibile anche oggi, fuori dalla loro popolarità degli anni Novanta. Funziona la loro semplicità. Arrivano e si divertono. Senza fare le principesse sul pisello. C’è solo la spontaneità che disarma spontaneamente.
Scaletta
1. Type
2. Middle Man
3. Funny Vibe
4. Wall
5. Sacred Ground
6. Memories Can’t Wait
7. Glamour Boys
8. Go Away
9. Bless Those
10. Ignorance Is Bliss
11. Assolo di batteria I.
12. Love Rears His Ugly Head
13. Flying (incl. Heroes, assolo di basso)
14. Time’s Up
—bis—
15. Cult Of Personality
16. Assolo di batteria II.
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