Love 2
Autore: Peter Podbrežnik
Artista: Air
Etichetta: Virgin Records
Uscita: 2009
Durata: 46:06
Voto: 4/5
“Love 2” è l’ultima fatica, attesissima da molti, del duo francese di fama mondiale Air, formato ormai da quindici anni dai due appassionati di elettronica Nicolas Godin e Jean Benoit Dunckel. Stavolta i due maestri delle distese ambient hanno scelto un approccio un po’ più sperimentale rispetto al più leggero predecessore “Pocket Symphony” (2007), pur mantenendo in sostanza la stessa ricetta. Una ricetta che si basa soprattutto su un uso generoso di ampie tende sonore e di texture dalle tinte sintetiche, con cui costruiscono piano piano atmosfere di ogni tipo. Per lo più hanno un effetto benefico e rilassante su chiunque sia disposto ad abbandonarcisi a sufficienza.
Nella loro tradizione avventurosa, la maggior parte dei pezzi dell’album trabocca di elementi musicali diversissimi, che vanno dalla musica elettronica alla techno, dal rock psichedelico al krautrock. Anche stavolta, insomma, il debito più grosso è con la tecnologia dei sintetizzatori degli anni Settanta, con pionieri come Vangelis e Jean Michael Jarre in prima fila. Gli amanti delle tastiere noteranno subito il ricco impiego di “reperti archeologici” come Korg MS20, Wurlitzer e Vocoder, che Dunckel non risparmia di certo. Qua e là rispuntano anche elementi jazz, anche se senza particolare enfasi sull’improvvisazione.
Nonostante la natura dichiaratamente sperimentale del disco, c’è, con un pizzico di ironia, anche qualcuna delle loro creature più accessibili, con “Sing Sang Sung” in testa. Queste sorprese dal taglio pop creano un bel contrasto dentro una raccolta di suoni elettronici e ampie tende sintetiche, varia ma suonata con testa e sentimento, dove i singoli sfoghi di chitarra hanno per lo più un ruolo di accompagnamento. La cosa più interessante di “Love 2” è che la seconda metà dell’album è nettamente meglio della prima. E meno male, sarebbe stato molto peggio il contrario. Tutti i pezzi sono completamente diversi l’uno dall’altro e hanno atmosfere altrettanto diverse, che per la tradizione musicale degli Air è la cosa più importante.
“Do The Joy” è un’apertura un po’ strana, con texture di sintetizzatori sparpagliate ed effetti di chitarra distorti. Siccome non costruisce con molto focus un ambiente davvero efficace, finisce tra i momenti meno interessanti del disco. “Love”, invece, costruisce lentamente e con successo sulla stesura di texture ambient. Dopo una lunga costruzione si sviluppa una melodia piacevolissima, e all’atmosfera dà una bella mano l’uso intelligente del glockenspiel. È uno di quei pezzi che crescono a ogni nuovo ascolto. “So Light Is Her Footfall”, scelto come primo singolo dell’album, è il primo brano che si può dire abbia una dinamica spiccatamente lirica. La sua struttura poggia sul pianoforte e su ampi arrangiamenti sinfonici, mentre le finezze delle chitarre aggiungono una leggera sfumatura funky.
“Be A Bee” è uno degli esperimenti meno riusciti, suona come qualcosa che non ti aspetteresti proprio dagli Air, perché ricorda più la musica di un documentario TV o la sigla di qualche serie d’azione. Il motivo centrale è interessante, ma alla composizione nel suo insieme manca un po’ di varietà. “Missing the Light of the Day” è un altro pezzo interessante, con suoni del tutto unici e un uso colorato di scale pentatoniche. Tornano forti le influenze funk e anche della world music, mentre le armonie vocali passate al vocoder suonano straordinariamente romantiche. Una combinazione che ricorda soprattutto i primi dischi del leggendario Brian Eno. Certo, niente che ti mandi in nirvana, ma sicuramente qualcosa che vale la pena ascoltare.
“Tropical Disease”, in cui compaiono per la prima volta anche elementi jazz, è il brano più lungo dell’album e anche uno dei migliori. Per creare una composizione di questo tipo serve un alto livello di competenza compositiva e integrità musicale, ed è qui che emerge al meglio l’enorme potenziale creativo di questo duo mitico. Scrivere un pezzo capace di entusiasmare sia chi ama la sperimentazione musicale sia il pubblico più ampio, puntando sulla dinamica tra i singoli strumenti, sull’uso innovativo del vocoder e sulla posa raffinata di tende di sintetizzatori, non è certo roba da poco. Il brano in pratica suona come due canzoni fuse in una: la prima parte è quasi saltellante, poi col tempo si trasforma in un collage ipnotico e ambient.
“Heaven’s Light” è senza dubbio, per qualità, uno dei pezzi che spiccano nell’album. Probabilmente è anche il suo momento più rilassante, con un largo uso di percussioni, uno sviluppo avanzato dell’ambiente (soprattutto nella sezione centrale) e vocalizzi divini. Un esempio di ottimo brano ambient per ogni occasione. “Night Hunter” è un altro strumentale interessante, con un bel ritmo e influenze world. A decretarne il successo è stato soprattutto l’incrocio tra soundscape elettronici e spezie pianistiche. I numerosi arrangiamenti di piano e l’uso del tradizionale strumento giapponese koto (da noi detto, più semplicemente, arpa orizzontale) ricordano un po’ la prassi strumentale che dominava nel predecessore “Pocket Symphony”. Combinando un ambient sereno e un tempo tranquillo, gli Air si inchinano ancora una volta al loro lato più leggero.
La caramellina pop “Sing Sang Sung” è senza dubbio il brano più accessibile della storia della band. Qui va lodato in particolare il contributo convincente della cantante ospite. Una struttura semplicissima, ma efficace grazie a un ritornello contagioso e a eleganti decorazioni per lo più di chitarra acustica, che la rende una delle cose più interessanti dell’album. “Eat My Beat” è il pezzo più corto del disco. È una pausa buona e quanto mai gradita dentro una seconda metà orientata all’ambient strumentale. L’uso scatenato del Wurlitzer, mescolato a passaggi di chitarra aggressivi, mostra gli Air in uno dei loro momenti più sperimentali e anche più rock. In più, sfodera una bella melodia di sintetizzatore.
“You Can Tell It To Everybody” è un meraviglioso momento di totale scarico ambient, che può cullare facilmente l’ascoltatore in uno stato di piacevole trance. Le decorazioni di chitarra acustica si sposano alla perfezione con la voce rilassante e creano un’atmosfera perfetta per un idillio romantico e notturno. La melodia centrale smorza ogni sensazione triste o negativa e porta l’ascoltatore in uno spazio completamente sereno. “African Velvet”, con i suoi tanti segmenti di chitarra, le linee di basso raffinate e l’uso del corno che aggiunge un po’ di fascino jazz, è la degna chiusura di un album speciale, che si guadagnerà un posto tra i migliori risultati di questo promettente duo francese.
“Love 2” è un disco entusiasmante, ma ha bisogno di qualche ascolto in più prima di sistemarsi davvero nelle orecchie, perché non ti prende “al primo colpo” come i primi album usciti dal laboratorio del mitico duo francese. Tutti quelli che volevano un approccio un po’ diverso dai maestri francesi dell’ambient elettronico saranno ripagati alla grande su tutta la linea, perché una carica sperimentale così non la mostravano da un pezzo. “Love 2” ha di sicuro buone possibilità di portare tra i fan degli Air qualche nuovo ascoltatore da ogni angolo del globo musicale.
Formazione
JB Dunckel – sintetizzatore, pianoforte, glockenspiel, voce
Nicolas Godin – chitarra, basso, koto, drum machine, tamburello, glockenspiel, voce Joey Waronker – batteria, percussioni
Produzione
Air
Tracklist
1. Do the Joy
2. Love
3. So Light Is Her Footfall
4. Be a Bee
5. Missing the Light of the Day
6. Tropical Disease
7. Heaven’s Light
8. Night Hunter
9. Sing Sang Sung
10. Eat My Beat
11. You Can Tell It to Everybody
12. African Velvet