Mary Rose e la grande festa per i 30 anni dell’album d’esordio “Rocks Off”!
Luogo: Postojna / Kulturni dom Postojna / Slovenia
Data: venerdì, 30. 9. 2022
Alla fine è arrivato anche questo giorno. Da quando il mondo del rock e del metal in Slovenia ha potuto godersi la ristampa del mitico debutto dei leggendari glam metal/hard rock di Postojna, i Mary Rose, «Rocks Off» (recensione su RockLine), curata a fine novembre dello scorso anno dall’etichetta ZKP RTV, questo giorno lo aspettavamo tutti sottovoce.
E il tempo? Cos’è il tempo? Vola, come un fulmine. Soprattutto negli ultimi due anni. Come se non esistesse. Negli ultimi mesi la scena live si è finalmente rimessa in piedi e così Eki con la sua squadra ha potuto fissare le date dei due concerti celebrativi della band! Erano il 30. 9. 2022 e l’1. 10. 2022! Per la grande festa dei 30 anni dall’uscita dell’album «Rocks Off», che in realtà è uscito nel 1990.
La band, insieme al suo staff tecnico, ha pensato davvero a tutto. A ogni minimo dettaglio. Noi abbiamo puntato sul venerdì 30. 9. 2022! Sono circa le otto e mezza di sera. Davanti all’ingresso del centro culturale, in pieno centro a Postojna, i rocker – almeno quelli che ancora osano fumare – si tirano l’ultima cicca. Eppure. Nell’atrio la ressa è ancora peggiore. Dove vendono i biglietti? Dov’è il guardaroba? Dov’è il banco stampa e, soprattutto, dove spillano la birra? Meno male che il bagno viene dopo.
L’interno della sala, quella in cui a metà maggio 2019 i Mary Rose presentarono l’album allora fresco di stampa “Resnični svet”, è bello pieno. Un sacco di facce note. Postojna al gran completo. Un vero giardino fiorito di rocker e metallari. Vecchi e giovani. Naturalmente anche un mucchio di volti noti da altre parti della Slovenia. Musicisti e appassionati di musica. E poi amici stretti, familiari, eccetera… Tutti, tra le altre cose, aspettavano con il fiato sospeso la riunione sul palco dei Mary Rose nella formazione originale. Sì. Esattamente quella che ha registrato l’album «Rocks Off».
Alle nove di sera si spengono le luci. Una “giraffa” con il cameraman sulla destra (guardando il palco) annuncia che l’evento verrà ripreso con cura. La scenografia di palco, abilmente sostenuta dai maxischermi, completava bene il senso dell’intera serata. Eccoli. Eki! L’uomo, il mito, la leggenda! Eki Alilovski alla chitarra! Dietro di lui Sandi Trojner (tastiere), sullo sfondo, dietro la sua fortezza di tamburi, il “gigantesco polipo” David Debevec (l’uomo che con i Leeloojamais ha diviso il palco di Križanke 2012 con i Duran Duran), e alla sinistra di David il ragazzo, nuovo bassista della band, Anže Stegel. In primo piano, dopo qualche istante, compare la ben nota sagoma di quel lungagnone a testa nuda, nientemeno che il mostruoso cantante Žanil Tataj – Žak.
Il suono è molto bello. Il bilanciamento degli strumenti è esemplare e coinvolgente. La gente non nasconde passione ed emozioni. Nell’aria crepitano scintille. Dappertutto. Non ci è voluto molto perché buona parte del pubblico cominciasse a seguire quello che succedeva sul palco in piedi. Tra ovazioni e reazioni a squarciagola. Fino a metà del primo set è filato tutto liscio. Eppure. Eki, che stava sul lato sinistro del palco (guardando il palco), si è ritrovato proprio nel punto di “ventilazione massiccia”. In mezzo a una “corrente” (sul serio) o meglio nella morsa tra aria calda e aria fredda. Questo faceva scordare le corde delle sue chitarre e di conseguenza ha dato parecchi grattacapi non solo a lui, ma anche a tutti gli altri, che si erano appena scaldati alla temperatura giusta per suonare. Le pause tra i pezzi, purtroppo, si sono allungate. Žak ha cercato di spezzare quei momenti con battute di ogni genere.
Considerando i problemi di salute di Eki negli ultimi anni (tra l’altro, mentre suonava ha dovuto sistemare il plettro durante i pezzi), dobbiamo già essere grati di poter ancora ammirare sul palco il leggendario asso della chitarra sloveno. Che, nonostante qualche stretta di denti ogni tanto, ha di nuovo sfoderato un’esecuzione eccellente. Gli assoli di Eki restano una vera prelibatezza e una delle prime calamite che ti trascinano nella musica dei Mary Rose. Con il suo modo di fare assoli, Eki è una specie di reliquia degli anni Ottanta. Un fenomeno unico. Soprattutto nel 2022. È infatti la risposta slovena a ciò che erano la scena metal e rock mondiale degli anni Ottanta. Tanto di cappello, a guardarlo sul palco.
Žak ha fatto il suo, come sempre. Canta come al solito. Con forza. Con passione, immerso nel pezzo. La trasmissione di potenza fino alle altezze estreme resta immacolata. E poi il diavolo di un cantante è sempre teatralmente affilato, quando flirta con il pubblico e sfrutta il suo pittoresco arsenale di gesti e gesticolazioni. Il bassista fresco di nomina Anže Stegel – Eki in una pausa ha svelato con ironia il retroscena del suo ingresso (Anže prima suonava nei Vigilance) – ha suonato il basso in modo corretto e ha convinto con la sua prova, anche se si sente che è ancora piuttosto un novellino per quanto riguarda i palchi più grandi. Ma l’elemento forse più importante della band in questa serata è stato David Debevec. È incredibile come abbia perfezionato e sviluppato la sua tecnica alla batteria. Impressionante. Con essa è cresciuto anche l’arsenale di attrezzi che compongono la sua fortezza di tamburi. Ai tempi dei Leeloojamais, quando il suo “leccare” i fusti su un set base era quasi modesto, non siamo poi così lontani. Peccato che i Mary Rose suonino così poco e con loro David. David, infatti, è un piacere da guardare durante il suo show alla batteria. La sua concentrazione solida come la roccia. Non gli sfugge niente. Tra le altre cose, anche l’inserimento ingegnoso della doppia cassa – che ricordava il leggendario Cozy Powell. Un bombardamento preciso come un orologio svizzero. Non va dimenticato Sandi Trojner, che con le sue tastiere ha portato per tutto il tempo l’importante marchio sonoro dei Mary Rose, completando il fraseggio chitarristico di Eki. Si sono susseguiti i pezzi dell’album più recente «Resničen svet» (2019, recensione su RockLine), tra cui, tra gli altri: la title track, Paranoja, Planet, Kje si zdaj (con Žak alla chitarra acustica), Stampedo, e poi Vizija e Preteklost (il pezzo d’apertura). Il repertorio è stato intrecciato con i classici dell’album «Feniks» (2006, recensione su RockLine), tra cui Sam, Kralj za eno noč, Akcija, Izgubljen v času, Krivda. Il giro di pezzi dai due album si è chiuso con Ko tako objame, che Eki in uscita ha insaporito con i riff principali di Enter Sandman e Sad But True.
La stessa formazione ha poi cominciato a suonare i pezzi dell’album «Rocks Off». Qualcuno si aspettava che «Rocks Off» venisse suonato dall’inizio alla fine con la formazione originale? Io, per esempio, sì. Ma ho dimenticato un paio di fattori. I limiti di tempo e il fatto che i ragazzi che hanno registrato «Rocks Off» non hanno più vent’anni. Insomma. Ecco il classico Hold On Baby, in cui Žak nell’ultimo ritornello è rimasto un tono sotto rispetto agli altri, ma è uscito in fretta e con destrezza dall’impiccio e ha ritrovato la tonalità giusta. Comunque sia, capita anche ai migliori. La squadra composta da Žak, Eki, Sandi, David e Anže è rimasta sul palco anche per Rocking Pneumonia.
Segue una pausa. Sul palco appare il sindaco di Postojna Igor Marentič. Bassista dei Norton. Rocker. Dalla testa ai piedi. È bello avere un sindaco così. No, non ha annunciato che il comune di Postojna metterà mano al portafoglio per organizzare in proprio un concerto dei Def Leppard all’aeroporto sportivo di Rakitnik con i Mary Rose come headliner. Marentič, in un discorso comunque molto sentito, in compagnia di Eki sul palco, ha sfoderato qualche aneddoto e pensiero profondo, rivivendo scampoli del suo passato rock, legato a doppio filo ai ragazzi dei Mary Rose.
Segue il finale. Il gran finale. Sul palco ci sono Franci Tominšek (voce), Eki Alilovski (chitarra), Jure Škodič (basso), Primož Ogrizek (tastiere) e Mitja Šabec (batteria). In questa formazione dal sapore biblico la band ha suonato solo tre pezzi dell’album «Rocks Off», e dal punto di vista visivo si è preso la scena con largo anticipo il bassista Jure Škodič. Škodič è diventato quel giorno a Postojna un vero e proprio re del glam, e i suoi cinque compari potrebbero prendere esempio da lui. Jure ha portato così sul palco un po’ di sentimento in più dagli anni Ottanta. Vogliamo il bis!
La squadra ha fatto tutto per bene. La voce di Franci resiste e funziona ancora alla grande. Mitja Šabec oggi in Slovenia passa per un “batterista raro”, visto che vive e lavora da anni in Svezia. Per questi 15-20 minuti di palco è volato qui in esclusiva direttamente dalla Svezia. Ecco gli altri classici di «Rocks Off»: Let’s Go Out Tonight, Fever e la conclusiva Action! L’ondata di emozioni è stata straordinaria. Soprattutto da parte di chi in sala rivedeva il periodo a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta e cresceva insieme ai Mary Rose.
Un evento a cui fino a poco tempo fa nessuno osava nemmeno pensare. Anni fa la Slovenia ha avuto anche un documentario sul metal sloveno intitolato «Železne stopinje». L’importanza di quel documento è più grande di quanto qualcuno possa pensare! Da quando è uscito, abbiamo ricominciato a chiacchierare più spesso dei tempi e delle band che hanno messo la Slovenia sulla mappa metal del mondo. Dopo molti anni, quindi, questo pezzo di storia del metal e del rock sloveno ottiene finalmente il riconoscimento che merita. L’album «Rocks Off» ha così avuto la sua ristampa, e noi abbiamo potuto goderci l’evento unico di questa festa celebrativa. Speriamo che alla ZKP RTV o in qualche altra etichetta slovena siano favorevoli a ristampare anche gli album di altre band pioniere del metal in Slovenia. Magari anche una ristampa del secondo album dei Mary Rose, perduto ma ritrovato di recente?
Diciamo che questa serata a Postojna, in cui abbiamo assistito alla riunione della prima formazione dei Mary Rose, è stata in qualche modo storica. Speriamo che quello che le telecamere hanno ripreso quella sera trovi prima o poi posto in un DVD live o in un album dal vivo. Le reazioni fragorose e le ovazioni non finivano più. Nemmeno dopo che tutti gli artisti sul palco, alla fine dello spettacolo, si erano inchinati insieme al pubblico ed erano spariti da un pezzo dietro le quinte. Ma attenzione! Al primo giorno di festeggiamenti ne è seguito anche un secondo! Insomma, Mary Rose. Grazie per la vostra musica e per la vostra tenacia. Noi alziamo già i calici e brindiamo ai prossimi 30 anni!
Autore: Aleš Podbrežnik
Foto: Aleš Podbrežnik





























