Metal Health

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Artista: Quiet Riot
Etichetta: Sony BMG
Uscita: 1983
Voto: 4/5

Se n’è andata un’altra leggenda del rock, Kevin DuBrow, stavolta, a differenza dei trend piuttosto violenti degli ultimi tempi (vedi Dimebag), in stile classico, con una dose eccessiva di cocaina. Così, in silenzio e quasi senza che nessuno se ne accorgesse, si è unito in paradiso (o magari all’inferno) a Randy Rhoads, con cui a metà anni Settanta aveva fondato la band, e ora probabilmente se la stanno chiedendo entrambi, come diavolo hanno fatto ad arrivarci prima di Ozzy.
Dopo due album usciti solo in Giappone, Randy lasciò la band per unirsi a Osbourne, mentre Kevin nel 1983 registrò con una nuova formazione Metal health, che nella storia del rock ha un posto d’onore, perché è il primo album metal ad aver conquistato la vetta della celebre classifica di Billboard. Nel novembre di quello stesso anno scalzò dal trono i The Police e il loro album Synchronicity e, anche se in prima posizione non rimase più di una settimana, si può comunque parlare di un traguardo di dimensioni storiche. Con questo disco il metal, sulle ali della NWOBHM e del glam europeo, sbarcò in America e aprì la strada a tutte le band simili che in seguito contribuirono alla sua rovina. I Quiet riot incarnavano senz’altro quel paradigma glam rock oggi piuttosto impopolare, ma proprio per via di questo disco il loro ruolo nello sviluppo del rock e del metal è con ogni probabilità fondamentale.

In realtà si tratta di un album pop estremamente divertente e facile da ascoltare, con chitarre incendiarie, merito, oltre che del produttore Spencer Proffer (che firma anche il secondo album dei W.A.S.P., The Last command), dell’abile Carlos Cavazzo, che insieme a DuBrow è quello che compare più spesso come autore dei pezzi. Cavazzo ha studiato a fondo lo stile del suo predecessore, come si nota soprattutto dagli arpeggi di Battle axe e dagli altri assoli, tutti decisamente sopra la media. L’album si apre con un classico riff alla Purple, quello del travolgente Metal health, diventato quell’anno una specie di inno dei liceali americani, e prosegue con il cavallo di battaglia del disco, Cum on feel the noize, cover di un successo degli Slade del ’73. Gli Slade, uno dei fenomeni glam-rock più sottovalutati degli anni ’70, superati per numero di hit nelle isole solo dai Beatles e citati come riferimento da mostri sacri come Kiss, Alice Cooper, Oasis, Tom Jones e David Coverdale, a inizio anni ’80 erano ormai a fine carriera. Senza dubbio fu proprio Metal Health a spingerli a registrare nello stesso anno il loro miglior lavoro del decennio, The Amazing Kamikaze Syndrome, noto per i successi Run Runaway e My Oh My. Altri potenziali hit si trovano sul suo successore, l’inarrivabile capolavoro AOR Rogues Gallery, che però, nonostante la produzione invidiabile e i ritornelli orecchiabili, purtroppo è considerato il canto del cigno dei giganti del glam. L’influenza diretta degli Slade sullo sviluppo del rock non si può quindi negare, ed è altrettanto certo che, insieme a Rod Stewart e agli Humble Pie, fossero una delle band preferite di Kevin, come conferma l’altra cover, Mama we’re all crazy now, dall’album “Condition Critical”, dove la voce graffiata di DuBrow è ormai identica a quella di Noddy Holder.
Su Metal health vale la pena citare anche Slick Black Cadillac, che troviamo sul secondo dei già citati album giapponesi, e la ballata Thunderbird, dedicata a Randy Rhoads, morto in un incidente aereo. È l'”hommage” di Kevin a un caro amico, che sembra molto più autentico e sincero del tentativo di Ozzy con l’album Tribute, che si potrebbe definire una tipica mossa di marketing dopo che il suo album “The Ultimate Sin” del 1986 aveva ricevuto parecchie critiche.

I Quiet Riot il successo del loro esordio non lo hanno più ripetuto. Seguirono altri due album, il già citato “Condition Critical”, in cui, oltre alla fenomenale e quasi morbosamente lenta title track, si può ancora cogliere un po’ dello slancio tipico di “Metal Health”, e il disastroso “QR III”, che alla band fece più male che bene. Il declino a metà anni Ottanta è segnato da litigi con l’etichetta e con il produttore Proffer, dagli sfoghi verbali di Kevin contro la scena musicale di allora e dal suo continuo ripetere che tutte le band metal diventate famose in America in quel periodo erano in debito con lui. Nel 1987, finito il tour, gli altri membri, stufi dei suoi eccessi, gli infilano sotto la porta della camera d’albergo un biglietto aereo e lo lasciano alle Hawaii. Così, in poco più di tre anni, proprio mentre il metal in America raggiunge l’apice, finisce la favola dei Quiet Riot, il cui ultimo capitolo si è chiuso tragicamente esattamente vent’anni dopo, il 25 novembre 2007, quando Kevin è stato trovato morto nel suo appartamento di Las Vegas. Pare che fosse morto già da quasi una settimana, e per tutto quel tempo è rimasto lì, dimenticato, nel suo letto. Simbolico.

Formazione

Kevin DuBrow – voce
Carlos Cavazo – chitarra
Rudy Sarzo – basso
Frankie Banali – batteria

Produzione

Spencer Proffer

Tracklist

1. Metal Health
2. Cum On Feel the Noize
3. Don’t Wanna Let You Go
4. Slick Black Cadillac
5. Battle Axe
6. Breathless
7. Run For Cover
8. Love’s a Bitch
9. Let’s Get Crazy
10. Thunderbird

Durata dell’album: 40.56

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